sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Donbass. Obama pronto ad armare Kiev
Pubblicato il 02-02-2015


Obama-armi-KievL’insignito Nobel per la Pace, Barack Obama, è pronto ad armare Kiev nella guerra che sta insanguinando il Donbass, a renderlo noto è un’indiscrezione riportata dal New York Time. Eppure non era certo un segreto che vari settori delle forze militari ucraine avessero già ricevuto in passato un ampio sostegno diretto da parte degli Stati Uniti, dalle rivelazioni del controverso magnate George Soros sull’addestramento e i finanziamenti a Poroshenko fino ai caduti in battaglia nel Donbass con le uniformi Nato e cittadinanza straniera.

Ora però la pressione statunitense non converge più solo sulla Russia di Putin, ma indirettamente tenta di allettare anche l’Unione Europea, sempre più divisa e spaccata sulla questione ucraina. L’Europa continua a tergiversare su un cessate il fuoco che poi non viene di fatto rispettato. A nulla è servito infatti il tavolo diplomatico delle trattative, durante i colloqui a Minsk, Dopo ore di accuse e controaccuse la riunione si è conclusa senza alcun accordo. Oltre alle repubbliche del Donbass e L’Ucraina hanno partecipato anche l’Osce e la Russia. Mentre l’Europa non mette in atto e non cerca nessuna soluzione e appare quasi più preoccupata della situazione di Atene che di una guerra alle spalle, gli Usa prendono in pugno la situazione.

Obama ha già fatto sapere ieri che sosterrà finanziariamente Kiev e nello stesso tempo continuerà con le sanzioni sulla Russia in piena crisi economica, mentre sta ancora valutando l’opzione di un intervento diretto a cui si è detto favorevole l’ex segretario alla Difesa di Washington, Chuck Hagel. Sulla stessa linea la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice e il segretario di Stato, John Kerry che tra qualche giorno, il 5 febbraio, sarà a Kiev per incontrare i vertici del Parlamento ucraino. Si teme ora un pericoloso deja vu, quando l’America in Croazia aiutò Tudjman a espellere i serbi di Krajina.

Le Repubbliche popolari, però, non sono intenzionate a un compromesso e anzi l’amministrazione separatista di Donetsk, ha annunciato la mobilitazione generale degli uomini atti alla leva: i secessionisti puntano così a mettere in campo fino a 100 mila miliziani nel giro di dieci giorni, così come fatto da Kiev. La questiona ora resta solo quando inizierà la controffensiva ucraina e come si comporterà allora l’Unione europea. L’Italia, nel frattempo ha iniziato ad affiancare la Nato: ieri c’è stata la prima missione da parte dei caccia italiani contro aerei russi, nel contesto del ruolo che dal primo gennaio l’Aeronautica Militare Italiana ha assunto nelle attività internazionali di controllo dello spazio aereo Nato per intercettare eventuali velivoli-spia. I due caccia “Eurofighter 2000” dell’Aeronautica Militare italiana schierati con altri due gemelli a Siauliai, in Lituania, si sono alzati in volo ieri ed hanno intercettato e scortato un aereo russo che volava sul mar Baltico vicino allo spazio aereo Nato, con pericolo di sconfinamento.

L’Ucraina intanto si trova con il rischio di dover combattere su due fronti, in quella guerra civile che sembra non voler cessare. Già da venerdì il ministero della Difesa è stato assediato dai miliziani del battaglione Ajdar. Il battaglione oggi è tornato contro il Ministero, diversi dimostranti lanciano pietre contro il territorio del dicastero e diversi combattenti sono riusciti ad infiltrarsi al ministero della Difesa.

Anche 500 “volontari” della Guardia Nazionale si sono riuniti in piazza dell’Indipendenza, nel centro di Kiev, chiedendo tra le altre cose le dimissioni del presidente Petro Poroshenko.

Maria Teresa Olivieri

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