lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

DOPPIO FRONTE RAI
Pubblicato il 26-02-2015


Rai-Way-Ei Towers

Doppio fronte sulla Rai. Da una parte il piano presentato dal Direttore Generale Luigi Gubitosi al cda e dall’altra l’offerta di Ei Towers per Rai Way. Anche se per oggi sul secondo versante non è prevista nessuna decisione. Il Cda di Rai Way riunito giovedì pomeriggio non ha assunto decisioni.  Si tratta solo di “una normale informativa ai consiglieri” sull’Opas di Ei Towers. Ha precisato il presidente Camillo Rossotto che, alla domanda sui motivi dell’urgenza della convocazione del board, replica: “Gli offerenti si sono fatti vivi l’altra sera”.

Sul piano di ristrutturazione commenta direttamente Gubitosi dopo il via libera del Cda al suo piano: “Dopo 35 anni, finalmente si riesce a cambiare. Cade un muro invisibile ma storico”. Il via libera del Cda “farà arrivare l’azienda ad una ‘redazione unica’. A 3 anni dall’implementazione – aggiunge – l’azienda stima di poter risparmiare con il piano stesso, 70 milioni all’anno”.  Secondo Gubitosi ora “cambia l’informazione, pensiamo che sarà migliore, più aggiornata riportando l’azienda ad uno standard internazionale adottato da tutti gli altri broadcaster. Arriveremo – aggiunge – ad una redazione unica, ma faremo prima un passaggio dividendo in due le nostre attuali testate. Oggi – spiega – ne abbiamo almeno 6 televisive e diventeranno 2 che confluiranno in un’unica redazione”. Un modello che Gubitosi paragona a “quello della Bbc storica” al quale però “stanno convergendo un po’ tutti gli operatori”. Il piano è, secondo il manager Rai, “una gran semplificazione che ci permetterà di fare ancora più cose, di dare maggior qualità e servizio ai nostri utenti”. Quanto alle ricadute occupazionali Gubitosi ha assicurato che “ci sarà una migliore utilizzazione dei giornalisti e di tutto il resto del personale”.

Stando alle indiscrezioni, hanno votato a favore cinque consiglieri su otto (contrari Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis e Guglielmo Rositani). Il piano prevede la creazione di due newsroom con due soli direttori: in una confluiranno Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, nell’altra Tg3, Tgr e RaiNews. La presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, ha immediatamente chiamato il presidente della commissione di Vigilanza, Roberto Fico, per informarlo dell’approvazione del piano di riordino.

Ma all’esame del cda ora c’è una informativa sull’offerta di Ei Towers per Rai Way, di cui alle 17 si occuperà anche il cda della stessa Rai Way, convocato in seduta straordinaria. La controllata di Mediaset, che possiede le antenne delle televisioni di Cologno Monzese, ha lanciato una Opas per conquistare il 100% di Rai Way, mettendo sul piatto oltre 1,2 miliardi di euro. Il governo a già posto un limite alle ambizioni della società che fa capo alla famiglia Berlusconi, ricordando che fin dalla privatizzazione di Rai Way ha deciso di tenere in mano pubblica il 51% delle torri televisive.

Lo stesso presidente del Consiglio Renzi ha infatti affermato che bisogna “considerare le operazioni di mercato per quelle che sono, non politiche ma di mercato. Per questo serve la libertà di chi è sul mercato e il rispetto delle regole. Il governo ha messo delle regole e non intende modificarle”. E le regole cui si riferisce Renzi sono contenute nel decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 2 settembre 2014, che ha stabilito di mantenere in capo a Rai una quota nel capitale di Ray Way non inferiore al 51%.

Naturalmente le polemiche continuano. Quanto si parla di Rai e di informazione le sensibilità sono diverse.  Il deputato Michele Anzaldi e il senatore Federico Fornaro, componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai affermano che  “la non contendibilità di Rai Way è spiegata chiaramente nel prospetto informativo diffuso dalla Rai al momento della quotazione in Borsa della controllata, è opportuno che la Consob chiarisca e intervenga con la massima celerità e severità per capire cosa è successo.  Da ieri su siti internet, giornali, telegiornali, social network – spiegano i parlamentari Pd – trova grande spazio l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Mediaset, attraverso la sua controllata Ei Towers, per acquisire il 66,67% di Rai Way. Come è possibile che da due giorni si discuta di una proposta che, secondo quanto previsto dai decreti del governo e specificato dettagliatamente nel prospetto informativo Rai, non è realizzabile?  E’ opportuno  – concludono – che le istituzioni preposte al controllo verifichino con celerità e che chi deve smentire o chiarire lo faccia subito”.

E sempre dal Pd c’è chi risponde alle parole di ieri di Bersani che aveva fatto  un paragone calcistico: “La notizia è che il Milan non può comprare l’Inter. Il premier Renzi ha confermato ciò che era chiaro a tutti anche nei giorni scorsi. Rai Way resta in mano pubblica” dice la senatrice Laura Cantini della Direzione Pd e componente della commissione di vigilanza.

Chi parla di necessità accelerazione della riforma dell’informazione della Rai che “eviti sprechi e duplicazioni e promuova sinergie tra le testate giornalistiche e rafforzando oggettività, imparzialità, completezza e lealtà dell’informazione ed evitando ingerenze dei partiti” sono Grillo e Casaleggio in un documento consegnato a al presidente della Repubblica Mattarella.

Da Forza Italia arriva  la voce di Fitto per il quale “Renzi non può pensare di mettere le mani sulla Rai e di asservirla al Governo, e meno che mai può pensare di farlo per decreto”. Da Berlusconi per ora nessun commento. Mentre dalla Lega le critiche più forti: “Siamo ai saldi di fine fine stagione, ai regali”.  “Non vorremmo – ha aggiunto – che ci fosse un accordo Renzi-Berlusconi nel nome del quieto vivere per tutti. Noi ci metteremmo in mezzo in ogni modo”

Intanto nel Pd monta la polemica con la minoranza. Venerdì è previsto  un confronto al Nazareno con i gruppi parlamentari su Rai, scuola, ambiente e fisco. Civati non ci sarà: “ho judo” dice. Assente anche Fassina: “Dopo che il presidente del Consiglio – dice Fassina – ha ignorato i pareri delle commissioni sui decreti attuativi del Jobs act votati all’unanimità dai gruppi Pd, mi pare ridicolo l’invito a confrontarsi”. Ma l’assenza di maggior peso sarà quella dell’ex segretario Pier Luigi Bersani: “Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”. L’ex-segretario in una lunga intervista che uscirà venerdì su Avvenire, si sofferma tra l’altro sulla riforma delle banche popolari, sul caso Rai-Mediaset e sulle liberalizzazioni. Negativo il giudizio sul Jobs act, che secondo Bersani “mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni 70” e perciò si pone “fuori dall’ordinamento costituzionale”. Infine un secco avvertimento al premier su Italicum e riforma costituzionale: “Il combinato disposto” tra i due testi, afferma, “rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”.

Ginevra Matiz

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