martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Droni, allarme in Francia:
se li usassero i terroristi?
Pubblicato il 25-02-2015


Drone-for-taking-photosCe ne sono di grandi e costosi, quelli che i militari usano sui campi di battaglia, ma pure di piccoli, maneggevolissimi e silenziosi. I droni, sono velivoli radiocomandati oggi alla portata di tutti, acquistabili anche al supermercato sotto casa che possono portare piccoli carichi tanto che Amazon ha preso seriamente in considerazione l’idea di usarli per consegnare i suoi pacchetti porta a porta, ma possono anche effettuare fotografie e riprese. Il cinema ne fa già uso da tempo e nell’ultimo film di 007, se n’è servita la produzione per le riprese delle scene di azione a Roma. Ma il timore oggi è che divengano un’arma temibile nelle mani del terrorismo. È la paura che circola insistentemente in Francia perché si stanno ripetendo casi misteriosi di avvistamenti di droni sulle centrali nucleari, sui moli di Brest dove è ormeggiata la flotta dei sottomarini nucleari e nei giorni scorsi sopra l’ambasciata americana a Parigi, ma pure sulla Tour Eiffel, su place de la Concorde, sulla Bastiglia e sulla Tour Montparnasse, insomma luoghi ad altissima frequentazione di turisti. Nulla di strano dunque se è scattato l’allarme massimo, alla luce dei fatti di Charlie Hebdo e delle minacce dell’Isis. Christophe Naudin, esperto di sicurezza aerea citato oggi dal Corriere della Sera, dice: “Nel momento in cui più droni vengono fatti volare nello stesso momento, con un’azione coordinata, è difficile pensare a una ragazzata. Piuttosto, l’impressione è che si cerchi di mettere alla prova i servizi di intelligence”.

Parigi, come tutte le città, non può essere sorvolata senza una specifica autorizzazione. In Francia chi viola la legge rischia un anno di carcere e fino a 75 mila euro di multa.

Così utili e versatili i droni, se se ne diffonde massicciamente l’uso, pongono infatti molti problemi, soprattutto per la sicurezza delle nostre teste.

Drone-scatolaL’ambito tecnologico degli aereomobili a pilotaggio remoto, sta crescendo smoderatamente non senza alcuni paradossi che lo caratterizzano. Pochi giorni fa, la Federal Aviation Admnistration (FAA), l’autorità americana per il volo, ha pubblicato la regolamentazione che intende adottare per l’utilizzo di queste apparecchiature, accompagnata dalla direttiva presidenziale che sollecita le agenzie federali a rendere pubbliche le traiettore dei droni e le modalità d’ impiego dei dati ottenuti dai loro giri di perlustrazione. Le norme, che verranno prese come modello anche per altri Paesi, non valgono, a prescindere, per tutti. Si tiene conto, innanzitutto, del peso dell’apparecchio, che non deve superare i 25 chilogrammi, per quelli più grandi o più piccoli serviranno regole apposite, e le regole riguardano solo ed esclusivamente droni utilizzati per fini commerciali. Quindi i droni utilizzati per scopi di svago sono estromessi dalla normativa, dal momento che la FAA non ha la competenza in materia, a meno che non interferiscano in altri contesti dello spazio aereo civile.

Gli aereomobili senza pilota potranno volare solamente nelle ore diurne, al di sotto dei 150 metri d’altezza, per evitare eventuali collisioni, e ad una velocità massima di 65 km/h, sempre e solo in un raggio visibile da chi comanda l’apparecchio. Scongiurato il “ pericolo” dell’obbligo di brevetto, richiesto dall’associazione nazionale dell’aviazione agricola, che pretende misure per garantire la sicurezza dei piloti che volano a bassa quota sui campi coltivati, si dovrà superare solamente un test di competenza. Tuttavia, secondo il Washington Post, la regolamentazione della FAA sarà sottoposta a un processo di revisione che si concluderà nel 2017 prima di concedere l’autorizzazione ad oltre settemila imprese interessate alla questione.

Buone notizie, dunque, per agenti immobiliari, intenzionati ad utilizzare queste apparecchiature per le riprese delle proprietà da vendere, e per i fotografi, ma i malcontenti non mancano. In effetti la materia interessa categorie professionali ben distanti tra loro che manifestano la necessità di avere un quadro normativo decisamente più permissivo: non solo gli immobiliaristi e i fotografi, dunque, ma anche la Motion Picture Association of America, le università e i grandi colossi come Amazon e Google, per citarne alcuni, che utilizzerebbero gli aereomobili senza pilota per la spedizione e la consegna di prodotti. Primo tra tutti, Jeff Bezos, fondatore di Amazon, non intende rimanere a guardare e minaccia di andare avanti nel suo progetto in Paesi con regole meno severe, come Canada e Gran Bretagna, sperando in un ripensamento dell’ente federale di Washington. Ma la realtà è che le autorità regolatorie stanno cercando di approcciarsi ad un ambito tecnologico decisamente nuovo, “cercando di essere il più flessibile possibile nella stesura della normativa, al fine di non gravare sul settore emergente in questione ma, allo stesso tempo, mantenendo un alto livello di sicurezza aerea” spiega l’amministratore della FAA, Michael Huerta, in un comunicato stampa. E non ci vuole tanto a capire il motivo della fermezza dell’ente federale americano: i produttori di velivoli stanno aumentando a vista d’occhio. In questo marasma generale, la possibilità di inflitrazioni della criminalità e del terrorismo nel settore è enorme: siamo stati già spettatori di “droni-corrieri della droga” attraverso la frontiera tra Stati Uniti e Messico e la polizia di vari Paesi ha già più volte dichiarato di essere riuscita a sventrare attacchi terroristici mediante il posizionamento di bombe sui droni.

La situazione italiana, invece, è sicuramente più chiara. Difatti, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha stabilito la normativa sui mezzi aerei a pilotaggio remoto, entrata in vigore il 30 aprile 2014. Si distingue, innanzitutto, tra due tipologie di velivoli: quelli dedicati a scopi ricreativi, ovvero gli aereomodelli, e gli APR, per scopi commerciali e professionali. Per quest’ultimi, l’ENAC stabilisce il requisito della maggiore età e la frequenza di un corso che rilascerà una sorta di patentino. Anche in Italia non mancano le polemiche sulla normativa ma, sicuramente, avremo modo di capire meglio come si evolveranno i fatti, il 24 e 25 maggio, durante il Roma Drone Expo&Show, il primo salone sui droni in Italia.

Gioia Cherubini

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