venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

È JOBS ACT. L’ART.18 SE NE VA
Pubblicato il 20-02-2015


Lavoro_art.18_Jobs_actAlla fine il giorno del Jobs Act è arrivato. Dopo l’approvazione delle Camere  delle legge che mette mano al mercato del lavoro, il governo vara i decreti attuativi dando così concretezza alla delega ricevuta dal Parlamento. Oggi è stato anche il giorno del Milleproroghe che lAula della Camera ha approvato con 280 sì e 96 no. Il provvedimento passa ora al Senato che ha tempo fino al primo marzo per il sì definitivo.

Il Governo, nel consiglio dei ministri di venerdì, ha messo nero su bianco le norme attuative del Jobs Act  e ha approvato definitivamente il decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tutele crescenti. Nel provvedimento che modifica l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono compresi anche i licenziamenti collettivi. Non sono state quindi ascoltate le richieste delle Commissioni lavoro di Camera e Senato.

Altro punto fermo è l’abolizione dei contratti a progetto e dell’associazione in partecipazione e la rimodulazione delle altre tipologie contrattuali dovrebbero andare in vigore dal 2016. Per quest’anno sarà ancora possibile stipulare questi contratti mentre anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali.

Per Renzi, si tratta di un giorno atteso e dell’inizio delle guerra al precariato. Il Governo, ha detto Matteo Renzi al termine del Consiglio dei ministri, “ha tolto gli alibi” a chi dice che assumere in Italia non è conveniente. “Abbiamo ridotto le tasse – ha detto – e tolto incertezze. Il lavoro presenta più flessibilità in entrata e più tutele in uscita”. Per Renzi “è un giorno atteso da molti anni per una parte degli italiani, ma soprattutto atteso da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato. Noi rottamiamo un certo modello di diritto del lavoro e l’art. 18, i cococo ed i cocopro”. “Una generazione vede finalmente riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Parole come mutuo, ferie, buonuscita, diritti entrano nel vocabolario di una generazione fino ad ora esclusa”.

Per il presidente del Consiglio con il via libera definitivo ai primi due decreti del Jobs Act su tutele crescenti quello che accadrà da ora che “nessuno resta più solo quando perde il lavoro o viene licenziato”. Saranno, ha detto ancora, circa 200.000 persone che passeranno presto da contratti di collaborazione a un contratto di lavoro stabile. Renzi ha poi specificato che le norme sui licenziamenti collettivi non cambiano rispetto a quelle approvate dal Consiglio dei ministri che ha dato il primo via libera al decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti. Il decreto ha detto, “parla poco di licenziamenti collettivi e molto di assunzioni collettive. Penso Italia stia ripartendo. Davvero questa è la volta buona”.

Il Consiglio dei Ministro ha dato via libera anche al Ddl sulla concorrenza. Renzi non ha nascosto che il ddl concorrenza “incontrerà in Parlamento le resistenze delle lobby e noi le sfideremo. Per il  ministro dello Sviluppo Federica Guidi il Ddl concorrenza punta a “far calare le tariffe o diminuire i prezzi e aprire pezzi di mercato oggi non tanto accessibili per nuove iniziative imprenditoriali”. E come ha detto l’Ocse “potrebbe portare ad un aumento del Pil fino a 2,6 punti in 5 anni”.

“Noi socialisti – ha commentato il Presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello – non abbiamo mai avuto paura del cambiamento ma saremo sempre dalla parte dei diritti. Di chi li ha e soprattutto di chi deve vederseli riconosciuti. Oggi è un passo in avanti ma – ha concluso Di Lello – occorrerà vigilare sulla attuazione delle norme per evitare abusi e distorsioni”.

Molto critiche le opposizioni e i sindacati. Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil “sul tema del lavoro il Governo va nella direzione sbagliata”.  “L’unico risultato sarà quello di aver liberalizzato  i licenziamenti, di aver deciso che il rapporto di lavoro invece di essere stabilizzato sia frutto di una monetizzazione crescente. Non credo quindi – ha proseguito, il segretario generale della Cgil – che questa sia la risposta che si aspetta un Paese che continua ad avere una disoccupazione altissima, che non ha prospettive per i giovani e che invece di facilitare i licenziamenti dovrebbe costruire soluzioni per il lavoro”.

Sulla stessa linea il segretario generale della Fiom Landini per il quale “si confermeranno quelle scelte sbagliate che rendono possibili e più facili i licenziamenti e che non cancellano la precarietà. Non siamo in presenza dell’estensione degli ammortizzatori sociali quindi delle tutele universali per tutti, siamo in presenza di una riforma che non migliora le condizioni di chi ha bisogno di lavorare”. Stessa posizione per la Cisl per la quale “il mantenimento delle norme sui licenziamenti collettivi è un grave errore del governo. E’ un segno di arroganza e di scarsa attenzione nei confronti dicoloro che conoscono e rappresentano il mondo del lavoro”, aggiunge in una nota  Petteni, segretario confederale della Cisl.

Critico anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. “Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – ha detto Damiano – ha dichiarato che il Governo non ha modificato la norma sui licenziamenti collettivi nonostante la richiesta contenuta nei pareri convergenti delle Commissioni lavoro di Camera e Senato. Siamo di fronte a una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Non è bastato neppure il voto di tutti i Parlamentari del PD a far riflettere il populista Renzi, che ha mantenuto l’applicazione delle nuove norme peggiorative per i lavoratori in caso di licenziamenti collettivi. Tra la Confindustria e i Lavoratori Renzi sceglie ad occhi chiusi la Confindustria a cui gli riconosce sgravi dell’IRAP anche in caso di licenziamenti. Come Socialisti dovremmo reagire all’esultanza per la cancellazione ulteriore di parte dello Statuto dei diritti dei Lavoratori, come l’art.18, il demansionamento e l’utilizzo dei controlli. Non sappiamo neppure difendere le importanti conquiste Socialiste e Riformiste.

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