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Opinioni e commenti
 

Isis avanza in Libia. Gentiloni: pronti a combattere
Pubblicato il 13-02-2015


Italiani-Libia-Farnesina-IsisIn Libia gli uomini del Califfato avanzano e la Farnesina avverte i connazionali che si trovano nel Paese di far fagotto e andarsene in tutta fretta perché la situazione potrebbe precipitare e mettere a rischio la loro incolumità.

A lanciare l’allarme è stata l’ambasciata d’Italia a Tripoli che ha dato indicazioni ai connazionali di lasciare “temporaneamente” la Libia. A darne notizia ai media è stato lo stesso ministero degli Esteri con un comunicato dove si sottolinea come la situazione della sicurezza in Libia si stia aggravando anche a causa dell’avanzata dei miliziani jihadisti legati all’Isis.

Più tardi lo stesso ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ha sottolineato l’estrema gravità della situazione sia pert gli interessi e la sicurezza dell’Italia, quanto per tutta l’Europa. “L’Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza”. A SkyTg24 ha commentato così le “notizie allarmanti” sulla presenza dell’Isis a Sirte. “Se non si trova una mediazione” in Libia, ha aggiunto, bisogna pensare “con le Nazioni unite a fare qualcosa in più”. E l’Italia, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”. Frase quest’ultima che non si era mai ascoltata dalla nascita della Repubblica. Non c’è dubbio che il caos in Libia può costituire una minaccia diretta per l’Italia perché il fenomeno dei migranti subirà un’accelerazione inevitabile per l’espansione dei combattimenti, ma anche perché il terrorismo potrebbe agevolmente sfruttare la situazione per arrivare direttamente sulle nostre coste. Ma è un pericolo reale che ora comincerà ad avvertire  l’Europa intera che non potrà più delegare alla sola Italia il problema del contenimento e della gestione del fenomeno.

Già presenti in Cirenaica, gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio, durante il quale sono morti almeno 5 stranieri. Di certo gli occidentali sono nel mirino dei jihadisti e per gli italiani in particolare non c’è da stare tranquilli perché sono considerati ‘prede’ molto appetibili, destinati ad essere rapiti e scambiati con denaro o armi mentre ad altri, soprattutto americani e britannici, li attende quasi sempre una condanna a morte secondo il barbaro costume inaugurato dall’Isis.

I jihadisti del Califfato hanno in rivendicato oggi la conquista di una stazione radio a Sirte, 500 chilometri a Est di Tripoli, dove l’Isis ha installato anche il suo quartier generale. A darne notizia gli stessi jihadisti che hanno diffuso fotografie che mostrano degli uomini armati davanti ai microfoni dell’emittente radio.

L’allarme non riguarda naturalmente solo gli italiani. Anche il governo del Cairo ha messo a punto un piano per evacuare i cittadini egiziani dalla Libia. Il presidente Abdul Fattah al-Sisi, citato dai media ufficiali, ha annunciato che i suoi connazionali potranno lasciare il Paese attraverso un ponte aereo. Le parole di al-Sisi seguono la pubblicazione da parte dei jihadisti dello Stato islamico sul loro magazine Dabiq delle foto di 21 egiziani copti rapiti a Sirte, in Libia, tra dicembre e gennaio.

Proprio ieri, alcuni account Twitter riconducibili all’Isis avevano annunciato l’uccisione dei 21 egiziani, ma la notizia non è stata finora confermata da fonti ufficiali.

E ancora ieri il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, a proposito del dramma dei migranti che partono dalle coste libiche diretti verso l’Italia, aveva spiegato che pere risolvere il problema occorreva andare a farlo in Libia. Una soluzione certo non facile che in queste ore sembra sempre più complicata.

L’Eni intanto ha comunicato che non ci sono rischi immediati per la sicurezza dei propri dipendenti: “La presenza di espatriati Eni in Libia è ridotta e limitata ad alcuni siti operativi offshore, garantendo in collaborazione con le risorse locali lo svolgimento regolare delle attività produttive nell’ambito dei massimi standard di sicurezza”. “Eni continua a monitorare con estrema attenzione l’evolversi della situazione”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Certo, dobbiamo essere allarmati per quello che sta succedendo in Libia.
    Non dobbiamo però, affrontare il problema senza aver chiarito cosa c’è a monte di tutto questo fanatismo Islamico.
    Ho l’impressione che per troppo tempo, si sia sottovalutato l’evolversi della situazione nel campo dell’Islam.
    E ancora oggi, fra prese di posizioni anacronistiche, non si intravvede una linea chiara per affrontare il problema.
    Se l’Isis non avesse tutte quelle armi, fornite ufficialmente o ufficiosamente dai paesi occidentali e dalla Russia, non sarebbe certamente un pericolo per noi.
    Allora dove sta il problema?
    Primo: fermare immediatamente il flusso di armi.
    Secondo: l’ONU convochi tutti i paesi coinvolti per tentare una soluzione politica del problema.
    Terzo: l’Europa deve dialogare con la Russia non solo per risolvere il problema Ucraino, ma in prospettiva legarla alla Comunità Europea, prima con un patto di collaborazione a trecento sessanta gradi e poi eventualmente a farne parte.
    Diversamente la Russia ha tutto l’interesse a destabilizzare l’Occidente attraverso l’Isis e altro.

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