giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Trasparenza, spina dorsale
di un Paese civile
Pubblicato il 10-02-2015


Freedom-Of-Information-ActSapete cos’è il FOIA? È l’acronimo di Freedom of Information Act: una legge sulla libertà di informazione emanata negli Stati Uniti, dall’allora presidente Lyndon B. Johnson, nel lontano 1966. Perché parlare di FOIA? Ebbene, questa legge permette l’accesso agli archivi di stato Statunitensi, da parte di giornalisti, studiosi, o di chiunque ne abbia interesse. Il motivo è semplice: garantire la trasparenza della pubblica amministrazione nei riguardi del cittadino ed assicurare ai giornalisti, al tempo stesso, la libertà di stampa e di cronaca. Ma è chiaro che, anche in questo caso, come in molti altri, nonostante a seguire l’esempio americano ci siano altri novanta Paesi, manca, all’appello, il nome dell’Italia. Eppure Renzi nel suo discorso inaugurale d’insediamento, aveva definito l’introduzione del FOIA nell’ordinamento italiano come “la prima cosa che, in assoluto, farei”. FOIA.it, l’iniziativa per l’adozione dell’atto per la libertà di informazione in Italia, che conta l’adesione di diverse associazioni e circa 2.000 esponenti della società civile, ha chiesto, un anno fa, al Presidente del Consiglio, di rispettare l’impegno preso. Infatti, l’adozione del FOIA, consentirebbe, secondo il documento, di “rivoluzionare l’impostazione del rapporto tra PA e cittadini, ponendolo finalmente su un piano di parità e di ritrovata fiducia, presupposto essenziale per il sano funzionamento di una democrazia”.

Tutto questo è realizzabile, innanzitutto, con l’abrogazione di tre punti della normativa vigente, che vengono ricordati anche in una nota consegnata il 23 luglio 2014 al Presidente della Camera, Laura Boldrini: il primo punto consiste nell’abrogazione della restrizione che consente l’accesso ai documenti pubblici solo a coloro che hanno un interesse “diretto, concreto e attuale”, nonché giuridicamente tutelato; il secondo è l’eliminazione dell’obbligo di motivazione da parte di coloro che vogliano accedere ai documenti: in tal caso, propone l’iniziativa, dovrà essere semmai la Pubblica Amministrazione che dovrà motivare un eventuale diniego all’accesso; il terzo punto è sicuramente quello di equiparare la normativa italiana in materia a quella del resto del mondo, abrogando il divieto di accedere ai documenti pubblici.

Parole al vento, almeno per il momento perchè il Governo sembra non avere alcuna volontà politica al riguardo. “L’unica svolta finora – spiega con una vena polemica Andrea Fama, uno dei promotori ed autori per l’iniziativa del FOIA in Italia – impressa dal Premier plenipotenziario è il passaggio dal vorrei, ma non posso, al potrei, ma non voglio”.

Cottarelli-chiE il problema ora si ripropone più attuale che mai: infatti a dicembre, l’iniziativa per un Freedom of Information Act in Italia ha chiesto, tramite una lettera formale alla Presidenza del Consiglio, l’accesso ai venticinque documenti facenti parte del Dossier dell’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli. Ebbene questi documenti, complice sia il trasferimento di competenze sia lo spostamento ‘fisico’ di Cottarelli da viale XX Settembre a Palazzo Chigi, sembrano smarriti o, comunque, inaccessibili. A dircelo è, in prima battuta, proprio la Presidenza che, secondo quanto sostiene, “non possiede gli atti richiesti, non avendo peraltro la competenza in materia” e, successivamente, anche il portavoce del Ministro dell’economia e delle finanze, il quale dichiara che la documentazione richiesta dall’iniziativa per il FOIA, non è neppure in loro possesso dal momento che il Commissario alla spending review non fa parte di quel Ministero.

Un quadro triste ed allarmante, se pensiamo che nessuna delle due Istituzioni competenti, tra le più importanti in Italia, voglia fornire il frutto di un anno del lavoro di Cottarelli e dei suoi collaboratori.

Perchè episodi come questi non si ripetano più, è necessario prendere consapevolezza del fatto che la trasparenza dovrebbe essere la spina dorsale di un Paese avanzato, un diritto di tutti e non un privilegio per pochi.

Gioia Cherubini

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