martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Londra si prepara alla GREXIT
Pubblicato il 09-02-2015


Grecia-debitoPiù si avvicinano le scadenze improrogabili per decidere il ‘che fare’ sul debito greco, più la nebbia si fa fitta e si moltiplicano i segnali contraddittori. È un gioco di specchi e la speranza è che i principali leader europei assieme a Barak Obama, abbiano una strategia per evitare il default e la Grexit, ovvero l’uscita della Grecia dalla moneta unica con un possibile e temibilissimo effetto domino che coinvolgerebbe i Paesi più esposti sul fronte del debito. C’è anche una componente di politica geostrategica, perché gli USA vogliono che Atene resti in Europa e nella NATO e soprattutto che non finisca nell’orbita di Putin o della Cina.

Il primo appuntamento è per dopodomani, mercoledì 11 febbraio, quando alla vigilia del vertice Ue, si terrà una riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia. La riunione dei ministri delle finanze dei 19 Paesi dell’eurozona sarà nel formato di una cena di lavoro e comincerà alle 17,30. A Bruxelles nessuno fa previsioni sull’esito dell’incontro, ricordando che è comunque prevista, oltre al vertice Ue del giorno dopo, il 16, la riunione mensile dell’Eurogruppo.

La dead line per trovare un’intesa sui passi futuri resta il 28 febbraio, quando arriva a scadenza il programma di assistenza finanziaria per la Grecia. Dopo quella data, in mancanza di un accordo, Atene dovrebbe cavarsela da sola sui mercati per trovare il denaro in prestito per restare a galla e nessuno è in grado di prevedere cosa a questo punto potrebbe succedere, ma certo non sarebbe nulla di piacevole con la corsa agli sportelli, le banche in crisi di liquidità e l’impossibilità di pagare interessi enormi al mercato per ottenere denaro fresco.

Oggi il premier greco Alexi Tsipras si dice ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo e da Vienna, dove si trova per un vertice con il cancelliere austriaco Werner Faymann in vista del vertice UE del 12 – ha detto che sta cercando una “stretta cooperazione” con i partner europei. “Sono certo che ci sarà un accordo con i nostri partner sulle basi del nostro piano”. “Ancora non abbiamo ricevuto nessuna proposta alternativa precisa e percorribile”, ha sottolineato. “Non credo ci sia nessun motivo serio perché non si raggiunga un’intesa, ci sono solo ragioni politiche”.

A fargli eco per presentare una versione accomodante della posizione greca, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis secondo cui l’obiettivo è proteggere l’interesse dell’europeo medio. Per Varoufakis inoltre – secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg – , la struttura della troika deve terminare e un accordo ponte consentirà il tempo per rivedere il programma di salvataggio. “La fine della crisi – avverte Varoufakis – non arriverà da un altro nostro ‘sì’ all’attuale programma. L’attuale medicina è tossica e il relativo dottore ne è consapevole e lo ammette in privato, ma continua a prescrivere la medicina per gli impegni presi”. ”Chiediamo – ha aggiunto secondo quanto riporta l’agenzia di stampa greca Ana – una nuova discussione dell’essenza del problema perché le politiche che ci chiedono di ingoiare sono parte del problema e non la reale medicina”.

Il ministro ha buon gioco nel ricordare ai sostenitori dell’austerity, che la ricetta finora ha prodotto solo recessione e sfracelli sociali.

“La Grecia – scrive l’economista statunitense Joseph Stiglitz – si è attenuta, in gran parte, ai dettami della “troika” (Commissione europea, Bce e Fmi), convertendo un deficit di bilancio primario in un avanzo primario. Tuttavia, com’era prevedibile, la contrazione della spesa pubblica ha avuto effetti devastanti – una disoccupazione al 25%, il Pil in calo del 22% dal 2009 e un aumento del rapporto debito-Pil pari al 35%”.

Ad ascoltare e a leggere dichiarazioni e commenti in Italia e in giro per il mondo, c’è comunque qualcuno che ancora non capisce le ragioni della drammatica crisi sociale, oltre che economica e finanziaria della Grecia e dunque della vittoria di Syrizia e della richiesta alla ‘Europa di ricontrattare i termini della questione.

Eppure il problema è ‘globale’, non solo greco. Dall’inizio della crisi – informa l’ultimo rapporto della McKinsey – il debito complessivo, ovvero quello pubblico e quello privato, è aumentato del 17% rispetto al pil globale, in cifre di 57 trilioni di dollari e le “economie in via di sviluppo sono la ragione di circa la metà di questo aumento, e in molti casi ciò riflette un sano irrobustimento del settore finanziario”. Il bel risultato è stato che nei Paesi avanzati, il debito pubblico è aumentato.

A guidare questa classifica dei ‘peggiori’ c’è la Cina, il cui debito è quadruplicato in sette anni, arrivando al 282% del pil, maggiore comunque di quello Usa che è al 269%. L’Italia è al 12.mo posto, con un debito complessivo pari al 259% (139% il debito pubblico e 77% quello delle imprese e 43% quello delle famiglie) con un aumento di 55 punti in sette anni e quasi tutto riconducibile alla crescita del debito statale.

Un macigno sempre più pesante che rende complessa la decisione anche su un singolo e ‘piccolo’ debitore come la Grecia. Cosa succede se non paga? E se invece si allentano i cordoni e si concede ad Atene più tempo?

Il premier britannico, David Cameron, ha convocato stamattina una riunione di emergenza per preparare il Governo alla Grexit, una possibile uscita della Grecia dall’eurozona, mettendo nel conto le possibili conseguenze per l’economia britannica assieme al rischio contagio sui mercati finanziari (timori presi seriamente in considerazione da Carlo Pelanda su il Foglio). “L’eurozona – ha detto il portavoce di Doping Street – resta estremamente importante per la Gran Bretagna dato che è il nostro principale partner commerciale e quindi è logico che il primo ministro si prepari a una situazione in cui la crisi greca potrebbe peggiorare e un’uscita dall’euro non sarebbe più evitabile.” Per gli esperti britannici, il vero problema sarebbe l’effetto contagio, con altre uscite dall’euro e conseguente nuova crisi finanziaria.

Intanto il dibattito sul debito si è spostato anche sul piano storico dopo che ieri al Parlamento di Atene, lo stesso Tsipras aveva rivendicato il diritto di richiedere alla Germania i danni di guerra.

Una risposta a ‘brutto muso’ è arriavata dal socialdemocratico Sigmar Gabriel che è anche il vice della Merkel nel governo di Grosse Koalition: le chanche che la Germania possa pagare alla Grecia i danni di guerra sono pari a “zero”. La vicenda – ha spiegato – è stata chiusa con un trattato firmato 25 anni fa (‘Trattato 2+4’, del settembre 1990 firmato – anche dalla Grecia – dalle due Germanie con le quattro potenze vincitrici con cui i vincitori rinunciavano a ogni pretesa di risarcimento).

A conclusione di una giornata fatta di rumors e trattative nell’ombra, le Borse europee sono andate in rosso con quella di Atene che ha chiuso a -4,75% mentre i titoli di Stato ellenici hanno superato il 20%, in aumento di 257 punti base rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Lo spread tra i buoni greci decennali e i Bund tedeschi ha toccato i 1.080 punti base con un rendimento dell’11,1%.

Alvaro Steamer

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