sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scelta ideale e Scelta civica…
Pubblicato il 06-02-2015


C’è una consuetudine tutta italiana. Si va col vincitore. E non c’è dubbio che dopo l’elezione di Mattarella, con le conseguenze politiche che ha determinato, il vincitore abbia un nome e cognome: Matteo Renzi. Il giovin signore fiorentino ha unito il suo partito, operazione più difficile che scalare l’Everest d’inverno, ha allargato i confini della sua maggioranza, mettendo paura ad Alfano e riuscendo ad ottenere voti ex grillini e soprattutto di parte di Forza Italia, si trova ora coi due partiti più forti, o meno deboli, dell’opposizione, Cinque stelle e Forza Italia, lacerati e impotenti. Per di più dopo l’adesione di parte di Sel, capitanata dal Migliore, Gennaro, non Togliatti, adesso quasi tutta Scelta civica annuncia la sua l’adesione al Pd, lasciando il povero Monti, unico esponente politico, o prepolitico, a uscire dal partito da lui fondato, praticamente nelle più cupa delle solitudini.

Monti mi ricorda Segni. Anche Segni poteva diventare il numero uno della politica Italia dopo i referendum, Tangentopoli e la nuova legge elettorale. Si sprecò in assurde giravolte, in errori di valutazione, in ingenui affidamenti. Finì per sparire e di lui non si hanno più tracce, se non, di quando in quando, in qualche firma referendaria che ricorda il suo glorioso, ma improduttivo passato. Monti poteva essere il presidente della Repubblica votato da tutti. E invece si è messo in testa di fare il leader politico. Funzione che gli si addice come a me l’insegnamento della trigonometria. Un fallimento completo. Ha rovinato se stesso e il povero Casini. Ha fondato un partito che non esiste più e adesso nessuno lo cerca, nemmeno per telefono. Mi ha fatto una certa impressione vederlo solo e spaesato in mezzo all’Aula durante le elezioni del presidente della Repubblica. Nessuno che gli si avvicinasse, nessuno che gli sorridesse e lui sempre più cupo, aveva forse voglia di piangere come la sua Fornero.

Tutti in soccorso del vincitore, dunque. Gli italiani hanno finito per vincere due guerre cominciate con coloro che le hanno perse. Non è una novità. Ma il soccorso di Scelta civica appare invero paradossale. Non sono voti in più al Senato, dunque a Renzi non servono, non portano nuovi elettori perché la Lanzillotta e Ichino nel Pd già c’erano. E altri non li conosce nessuno. Non hanno neppure, come noi, una storia da portare in dono. Sono nati due anni fa. Non capisco la ragione, non già di questa adesione, perché mi è chiarissima, ma di questa accoglienza. Misericordiosa. Perfino quella degli ex Sel poteva procurare qualche vantaggio, e cioè lo spostamento in maggioranza di una parte dell’opposizione. E così pure quello dei grillini dissenzienti. Più che una Scelta civica, mi pare una scelta di opportunità.

Se mi è consentito parlare anche di me, posso confidare ai miei lettori di essere stato uno dei pochi che è andato controcorrente. A me piacciono sempre più i vinti dei vincitori. Nella mia provincia ho cercato perfino di scoprire i crimini dei vincitori nell’immediato dopoguerra e per questo sono stato messo al bando da una sinistra colpevolmente cieca. Nel Psi mi sono subito collocato in minoranza da ragazzo e quando tutti erano di sinistra io ero tra i pochi autonomisti. Riformista in una generazione di rivoluzionari. Nel 2007, quando tutti davano per certa la vittoria di Berlusconi, ho aderito, da deputato, prima alla Rosa nel pugno e poi alla Costituente socialista, lasciando ad altri la contraddizione tra poltrone e ideali. Oggi il mondo va diversamente e se uno ragiona sulla coerenza viene anche giudicato un sorpassato, noioso e démodé. Da rottamare come la storia che la nuova classe dirigente italiana ha messo in soffitta. Sono orgoglioso di aver appartenuto alla Prima Repubblica, di essermi formato nelle sezioni di partito, di avere aderito a un’identità leggendo e studiando autori e protagonisti del socialismo riformista. Di essermi innamorato di Filippo Turati, di avere seguito il Nenni degli anni settanta, di avere appoggiato il Craxi dell’autonomia e della grande riforma, di avere collaborato con Claudio Martelli dei meriti e dei bisogni. Scelta ideale, non Scelta civica…

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Commenti all'articolo
  1. Condivido il tuo commento, tuttavia tieni conto che la loro adesione avviene attraverso un patto di federazione. In quanto alle tue conclusioni, le condivido: io stesso ho fatto, nel mio piccolo, un percorso simile al tuo. E lo perseguo ancora, anche se mi sento un assediato: per un socialista come me non è facile fare il giornalista. Coraggio.

  2. Proprio perché ciò che affermi, è assolutamente giusto, sarebbe opportuno evitare il passaggio nel tuo articolo che condivido che recita “Non hanno neppure, come noi, una storia da portare in dono”. Credo infatti che noi al PD non dovremmo donare proprio niente; stiamo già dando molto portando la nostra esperienza e le nostre idee a sostegno di un Governo che, non poche volte, agisce in contrasto con quelli che sono i nostri valori, su cui, per senso di responsabilità, non puntiamo i piedi oltremaniera. Sono fra quelli che rivendica l’autonomia del PSI, proprio per le stesse ragioni che tu, Mauro, individui nell’editoriale di oggi. Forse altri, di sicuro, hanno fatto e fanno scelte di opportunità; noi, poveri idealisti, convinti delle nostre ragioni, rimaniamo fedeli ad una idea, spesso disprezzata e marginalizzata proprio da coloro con cui siamo alleati, ma son convinto, se solo tentassimo con maggior coraggio qualche uscita fuori dal coro, sicuramente ancora vincente nella società italiana ed europea.

    • Condivido pienamente.
      Anzi proprio perché abbiamo una storia e delle idee dovremo portare il PSI all’opposizione. In una vera Democrazia l’opposizione è più necessaria del partito della nazione.

  3. La coerenza non è una virtù italica, basta pensare alle due ultime guerre mondiali le abbiamo cominciate con un alleato e le abbiamo finite con un altro, in politica poi le giravolte a 180° sono la prassi.
    Quando Renzi era sindaco di Firenze e rottamatore mi era simpatico, riconosco che i giovani di oggi sono molto più sfortunati per tutele e possibilità lavorative dei sessantenni della mia generazione, oggi molti di loro non hanno lavoro e senza l’aiuto dei genitori tirano avanti stentatamente, impossibile comperarsi una casa, sposarsi, avere una famiglia normale come ce l’abbiamo avuta noi. Ora però per il giovin signore fiorentino la sedia è arrivata, e gli atteggiamenti che mette in campo non si discostano da quelli che lo avevano preceduto, i vituperati arrivisti della Prima Repubblica. Si cerca d’imbarcare nel PD più persone possibili che provengono da storie politiche diverse, da Migliore e una parte di SEL, a i transfughi di Scelta Civica e qualche grillino, non escluderei che con molta disinvoltura arrivassero anche alcuni senatori del GAL capitanati da Verdini.
    Il nascente Ministero del Mezzogiorno, con la delega ai finanziamenti europei, sarebbe un’occasione più che allettante da non perdere per le clientele per gli orfani della Cassa del Mezzogiorno, così piano piano nasce il Partito della Nazione, un grande contenitore dove c’è dentro tutto e il contrario di tutto, per la democrazia del Paese non lo vedo un toccasana, mi domando cosa ci fa dentro il PSI il più longevo partito italiano ridotto però ad un’appendice di nessuna rilevanza politica

  4. Renzi è tornato all’Ulivo. A me piu’ che un passo in avanti sembra un passo in dietro. La grande coalizione aveva un senso, anche se sotto banco. Adesso si ricomincia con le barricate, di qua o di là come prima. L’unica differenza è che Renzi sa di essere in grande vantaggio. L’elezione di Mattarella a mio avviso non unisce il Paese ma lo divide. Amato lo avrebbe unito. Cari saluti socialisti e sempre avanti. Quando ci vediamo tutti? ci sono eventi in programma?

  5. Sono saliti sul treno in corsa per una semplice ragione: sono vicine le elezioni e si sono così procurati la possibilità di tornare in parlamento.
    Lanzillotta la ricordo poiché liquidò la partecipazione nei comuni abolendo le circoscrizioni, iniziando così il processo di accentramento del potere che Renzi continua determinato a restare unico a decidere.

  6. Direttore, è giusto che ogni tanto si parli di se stessi. Poi, noi Socialisti della Repubblica della Resistenza( sempre solo una di Repubblica, le altre, sinora, sono degenerazioni negative della prassi politico-istituzionale), abbiamo il compito di parlare dei costruttori della democrazia politica ed economica del Paese realizzata da generazioni e classi dirigenti fedeli a valori e idealità positivi che non si sono estinti in questa lunga e contrastata transizione dove resistiamo fedeli alla nostra storia e proponiamo un futuro moderno,progressista e di democrazia politico-economica improntata alla socialità dello sviluppo e all’uguaglianza nella libertà.

  7. Ormai la corsa è quella di diventare tutti democristiani in un partito che solo formalmente si iscritto al PSE senza mai aver avuto un Dna Socialista. Spero che la sparuta truppa socialista presente in parlamento, ma già eletta sotto le i nsegne del PD, non convoli nello stesso . Per quanto mi riguarda , ma credo sia il pensiero di molti compagni lucani , condividendo la tua lucida analisi , sono e resterò Socialista riformista e autonomista.

  8. Bravo direttore. Aggiungerei (per loro): scelta opportunistica. Il Pd sempre più di centro (destra?) e io mi sento sempre più di sinistra, anch’io vado controcorrente; che in fondo può voler dire essere normali in un paese come il nostro. Saluti socialisti!

  9. Il commento di Carlo del 06 / 02 / 2015 ore 23:14 è passato.
    Il mio commento del 06 / 02 / 2015 inviato ripetutamente dalle ore 18 fino a tarda notte e ripetute volte anche questa mattina sabato 07 / 02 / 2015 non è passato. C’è odore di ?.

  10. Continuiamo a piangerci addosso: ergo che in questo modo non si va da nessuna parte.
    Prendiamo atto che Monti è stato spianato, che parte dei grillini si aggrega al carro , che parte di Sel lo ha fatto ancora prima, ma prima di tutti loro, negli anni novanta lo hanno fatto molti dei nostri compagni. Io a differenza di altri, continuo a chiamarli compagni, perché spero che il Partito, proprio in un momento come questo, che io reputo “di buona congiuntura” per noi, faccia il possibile per recuperarne il numero maggiore.
    Noto che il Pd sta diventando un contenitore sempre più grande con un’infinità di ingredienti, che non si amalgamano per un buon minestrone.
    Chi cerca cibi genuini, deve essere invogliato a entrare in un contenitore pieno di profumi e sapori.
    La ricetta è se lo vorremmo, nelle nostre mani.
    CORAGGIO BASTA LAMENTI.
    Proviamo ha ribaltare il tavolo e dare SPERANZA a chi l’ha perduta.

  11. Caro Mauro, siamo amici, spesso in dissenso ma amici. Non mi dilungo perché non serve. Te lo dico in italiano perché odio i francesismi: tanto di cappello per quello che hai scritto. Ti riconosco e mi riconosco in pieno! Un abbraccio.
    Ribelle sempre!

  12. Ma dove volete che vadano compagni quattro spiantati che non sanno come si fa a prendere un voto. E Renzi, quanti ne potrà garantire. Scommetto una lira che alle elezioni che spero siano vicine, le grandi speranze di questi ranocchi gonfiati verranno deluse. L’italiano ha tanti difetti. ma nel momento che non ti aspetti sa anche ribaltare le situazioni. Avete presente la gioiosa macchina da guerra che si prospettava assoluta vincitrice? Bene, credo che alla fine finirà così. Solo che non intravvedo persone credibili all’orizzonte, quindi tocca a noi.idealisti. Diamoci da fare.

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