martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps, indennità
di accompagnamento
Pubblicato il 09-02-2015


L’indennità di accompagnamento, o assegno di accompagnamento, è un sostegno economico statale pagato dall’Inps, previsto dalla legge 11.2.1980 n.18 per le persone dichiarate totalmente invalide. Tale provvidenza ha la natura giuridica di contributo forfettario per il rimborso delle spese conseguenti all’oggettiva situazione di invalidità, non è assimilabile ad alcuna forma di reddito ed è esente da imposte. L’indennità di accompagnamento è a totale carico dello Stato ed è dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare. Viene erogato a tutti i cittadini italiani o Ue residenti in Italia, ai cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo.

L’importo corrisposto viene annualmente aggiornato con apposito decreto del Ministero dell’Interno. Il diritto alla corresponsione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda. Nel 2015 l’importo dovuto è pari a 508,55 euro per 12 mensilità. L’assegno di accompagnamento si ottiene trasmettendo telematicamente la domanda per l’accertamento dell’invalidità alla Commissione medica presso la competente sede territoriale dell’Inps, allegando, sempre con modalità online, formale certificazione medica comprovante la minorazione o menomazione con diagnosi chiara e precisa e la eventuale dichiarazione esplicita dello stato del dichiarante, che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure che è “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere da solo gli atti quotidiani della vita”. Per avere diritto a questo trattamento economico assistenziale, non collegato a limiti di reddito o alla composizione del nucleo familiare, il certificato di invalidità deve quindi avere indicato il codice 05 o 06.

L’indennità non è cumulabile con altri trattamenti simili (è possibile scegliere il sussidio più conveniente), non è subordinata a limiti di reddito o di età, non è reversibile, non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa e spetta anche in caso di ricovero a pagamento in strutture residenziali. La sussistenza dei requisiti, il non essere ricoverato in strutture residenziali oppure l’essere ricoverato gratuitamente o a pagamento deve essere auto-dichiarata ogni anno, attraverso un’autocertificazione sul modulo prestampato Icric01, inviato dall’Inps al domicilio. Il modello deve essere restituito compilato – in via automatizzata in rete – di norma entro il 31 marzo di ogni anno, alla struttura periferica dell’Istituto di riferimento. In caso di ricovero a pagamento, è necessario allegare al documento un’ulteriore autocertificazione (anch’essa redatta in modalità telematica), attestante il nome e l’indirizzo della struttura di ricovero e l’ammontare della retta pagata. Importante: l’indennità di accompagnamento spetta anche: ai ciechi assoluti; alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o a altre terapie in regime di day hospital e che non possono recarsi da sole all’ospedale (sentenza Corte di Cassazione numero 1705 del 1999); ai bambini minorenni, incapaci di camminare senza l’aiuto di una persona e bisognosi di assistenza continua (sentenza della Corte di Cassazione numero 1377 del 2003); alle persone affette dal morbo di Alzheimer e dalla sindrome di Down; alle persone affette da epilessia, sia a coloro che subiscono attacchi quotidiani, sia a coloro che abbiano solo di tanto in tanto le cosiddette “crisi di assenza”; a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti elementari della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, pulirsi), necessitano di accompagnatore perché sono incapaci (in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici) di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e dei tempi in cui gli stessi devono essere compiuti” (sentenza n.1268 del 2005).

Cig 2014 – 6% rispetto al 2013 

Dall’analisi dei dati annuali sugli interventi di cassa integrazione, i valori cumulati relativi al periodo gennaio-dicembre 2014 ci mostrano che nel corso dell’anno appena terminato sono state autorizzate 1.111,8 milioni di ore, il 5,97% in meno rispetto al 2013, nel quale sono state autorizzate complessivamente 1.182,3 milioni di ore di cassa integrazione. Per quanto concerne i dati mensili, nel mese di dicembre 2014 le ore di cassa integrazione globalmente autorizzate sono state 89,4 milioni, con una diminuzione del -4,95% in confronto ai 94,1 milioni di ore registrate nel mese di dicembre 2013.

I dati destagionalizzati evidenziano invece una variazione congiunturale pari a 11,3% rispetto al precedente mese di novembre 2014. Passando alle singole tipologie di intervento, le ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) autorizzate a dicembre 2014 sono state 17,6 milioni: dal raffronto con i 23,6 milioni di ore autorizzate nel mese di dicembre 2013 risulta pertanto una flessione tendenziale pari al -25,52%. In particolare, la variazione tendenziale risulta del -26,6% nel settore Industria e del -21,9% nel comparto Edilizia. In confronto al precedente mese di novembre, le variazioni congiunturali calcolate sui dati destagionalizzati registrano un decremento pari a -1,5%. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) autorizzate sempre a dicembre 2014 è stato pari a 38,9 milioni, il -16,0% rispetto all’analogo mese del 2013, nel corso del quale sono state autorizzate 46,3 milioni di ore. La variazione congiunturale in confronto a novembre, calcolata sui dati destagionalizzati, risulta pari al 13,6%.

Infine, per quanto attiene gli interventi in deroga (Cigd), nel mese di dicembre 2014 sono state autorizzate 33,0 milioni di ore, con un rialzo del +36,16% rispetto ai 24,2 milioni di ore autorizzate a dicembre 2013.
In questo caso, i dati destagionalizzati mostrano un’ascesa del 18,7% in confronto al mese di novembre 2014. Si noti che gli interventi in deroga risentono dei fermi amministrativi per carenza di stanziamenti. Prima di fornire i dati relativi alla disoccupazione involontaria, si ricorda ancora una volta che dal 1° gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le stesse istanze sono classificate come ASpI e mini ASpI.

Nel mese di novembre 2014 sono state inoltrate 136.609 richieste di ASpI, 47.413 domande di mini ASpI, 732 istanze tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 13.781 richieste di mobilità, per un totale di 198.535 domande,  il -10,5% rispetto alle 221.781 istanze trasmesse nel mese di novembre 2013. Alla sintesi dei dati qui fornita, l’Istituto ha opportunamente allegato un file più completo, che offre un “focus” sulla diversa tipologia di interventi, un’analisi per ramo di attività economica e un’analisi per regione ed area geografica.

Tessile e abbigliamento, nel quinquennio 2009-2013 incidenti in calo di oltre un terzo 

Nel quinquennio 2009-2013 gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro nei comparti del tessile e abbigliamento indennizzati dall’Inail sono diminuiti del 36% (da 3.896 a 2.488), mentre i casi mortali sono passati dai tre del 2009 agli 11 del 2013, sette dei quali hanno riguardato le due lavoratrici e i cinque lavoratori di nazionalità cinese che hanno perso la vita nel rogo di un laboratorio di Prato utilizzato anche come dormitorio. Lo scrive nel suo ultimo numero del 2014 il periodico statistico Dati Inail, che ha dedicato un approfondimento all’andamento infortunistico in questo settore produttivo, che nel nostro Paese dà lavoro a circa 272mila addetti, più del 60% dei quali sono donne, in oltre 60mila imprese.

Al Nord due eventi su tre. Il rapporto tra gli infortuni gravi, che comportano inabilità permanente e morte, e il totale di quelli indennizzati risulta lievemente maggiore (6,3%) rispetto alla media dell’intero comparto manifatturiero (5,3%). Due eventi su tre (1.657 casi nel 2013) si sono verificati al Nord, mentre il resto è suddiviso tra Centro (22,7%) e Mezzogiorno (10,8%), con oltre il 62% degli infortuni concentrato in sole tre regioni: Lombardia (34,2%), Toscana (16,5%) e Veneto (11,5%). Questa distribuzione territoriale riflette l’organizzazione della produzione del comparto, gestita prevalentemente da imprese altamente specializzate di piccola e media dimensione che operano in distretti industriali come quelli di Como (tessuti di seta), Biella, Prato e Vicenza (filati e tessuti di lana), Castel Goffredo (calze da donna), Carpi e Treviso (maglieria), Empoli (abbigliamento in pelle) e Pesaro (jeans).

L’85% delle malattie è al femminile. La classe di età più a rischio è quella intermedia 35-49 anni (1.153 casi), in cui gli infortuni sono comunque in calo del 38% rispetto al 2009. Le parti del corpo più colpite sono le mani (34,6%), la colonna vertebrale (8,6%) e la caviglia (7,6%), mentre circa la metà delle morti vede coinvolta la parete toracica. Per la natura della lesione, contusione (28,9%), ferita (24,5%) e lussazione (22,9%) rappresentano circa i tre quarti dei casi indennizzati. Alta è la percentuale (85%) delle malattie professionali indennizzate che hanno riguardato le donne (142 casi), l’88% delle quali dovute al sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore (101 casi).

I pericoli della movimentazione manuale. Al comparto tessile e dell’abbigliamento, spiega Dati Inail, sono collegate le lavanderie industriali che, a differenza di quelle a secco, esercitano la propria attività per conto di comunità (ospedali, alberghi, ristoranti…) o imprese e usano occasionalmente i solventi. Tra i rischi tipici delle lavanderie industriali spicca l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici dovuti, soprattutto, alla movimentazione manuale di carichi, a posture incongrue e a movimenti ripetuti. Lo scarico della biancheria sporca, per esempio, implica il sollevamento di sacchi, a loro volta caricati su carrelli da spingere a mano, e anche la riconsegna della biancheria pulita prevede l’uso di carrelli, cui segue il carico di sacchi su furgoni. Molte mansioni, inoltre, costringono a stare in piedi per più di quattro ore, affaticando schiena e gambe, mentre la stiratura con il ferro, ma anche con pressa o mangano, costringe a posizioni scomode il collo, le spalle e le braccia.

Le misure per prevenirli. Alcune misure per prevenire questo tipo di disturbi nelle lavanderie industriali riguardano la movimentazione dei carrelli e dei sacchi, che oltre il peso limite raccomandato, pari a 25 chilogrammi per gli uomini e a 15 per le donne, andrebbe eseguita in coppia. L’ideale, però, è minimizzare il trasporto manuale ricorrendo a nastri trasportatori sopraelevati ai quali si agganciano i sacchi. Il sovraccarico biomeccanico di arti e dorso, inoltre, può essere contrastato utilizzando pavimenti antiaffaticamento, indossando calzature adatte, sospendendo i ferri da stiro per alleggerirli e riorganizzando l’attività con il turnover del personale e adeguati tempi di recupero.

Carlo Pareto 

                                                                         

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