domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Intervento Sen. Buemi su ddl ‘negazionismo’
Pubblicato il 11-02-2015


Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 387 del 10/02/2015

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVII LEGISLATURA ——

387a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO MARTEDÌ 10 FEBBRAIO 2015

Discussione del disegno di legge:

(54) AMATI ed altri. – Modifica all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale (ore 17,09)

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghi, so che il politicamente corretto imporrebbe un discorso diverso, un allineamento alle posizioni dell’ampia maggioranza, che qui ovviamente si va manifestando. Ma sui principi fondamentali della nostra convivenza civile spesso è necessario ricercare posizioni diverse, pur nella sofferenza che questa ricerca ci impone e nella faticosa scomodità di dire le cose con sincerità e con preoccupazione.

Io non parlerò a nome del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE, pur utilizzandone il tempo (spero brevemente), ma parlerò a titolo personale, perché su certe questioni tutto è affidato alla nostra sensibilità e alla nostra soggettività. Una piccola precisazione al senatore Cappelletti: l’omissione di verità non aiuta la verità, ovvero l’omissione di pezzi di verità non aiuta la verità. Il blocco dell’attività di approvazione in sede legislativa in Commissione di questo provvedimento avvenne certo con il contributo determinante del Gruppo Movimento 5 Stelle, ma altrettanto determinante fu la decisione del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE nel richiedere il dibattito in Aula e nel non accettare la sede legislativa.

Io credo che spesso noi dobbiamo avere il coraggio di assumere delle posizioni che non sono convenienti e di non strumentalizzare le verità che a mio avviso sono inconfutabili. Compito difficile è affermare l’assoluta convinzione (almeno questa è la mia) della certezza degli avvenimenti certificati dalle sentenze giudiziarie dei tribunali internazionali in relazione alle vicende riguardanti il genocidio ebraico e, nello stesso tempo, non limitare l’attività di una dialettica, seppure strumentale, finalizzata ad altri obiettivi che altri vorrebbero mettere in campo.

Il confine tra il lecito e l’illecito in questa materia, che fino a quando non si sostanzia in azioni materiali è relativo all’opinione, seppure sbagliata, è un confine che diventa difficile determinare per legge.

Ovviamente la necessità di una verifica storica può avere valori diversi su fatti conclamati, vicini e vissuti ed altri fatti che non sono sufficientemente conclamati e lontani da noi dal punto di vista temporale e dal punto di vista geografico. Dobbiamo quindi avere, pur nella convinzione assoluta che le vicende di cui stiamo parlando sono accadute e sono accadute nei termini in cui ne è stato scritto, il coraggio di accettare il confronto con altri che, lo ribadisco, facendo una strumentalizzazione per finalità diverse, ne negano l’esistenza storica.

Vorrei svolgere alcune brevi considerazioni rispetto all’atto legislativo. Ritengo che in Commissione abbiamo sicuramente migliorato il provvedimento, e in questo senso, quindi, la fretta a suo tempo richiesta non era certamente utile ad una messa a punto efficace del provvedimento stesso. Mi domando però se siamo sicuri che nel nostro codice penale non esista una norma che consenta, in presenza di una volontà effettiva, di contrastare dal punto di vista giudiziario questo comportamento. Colleghi, io penso che nel nostro codice esistano già queste possibilità, ma mi pongo anche il problema se, pur esistendo nel nostro codice penale questi strumenti, sia utile, su questioni di questo genere, utilizzare il codice penale. Questa è la domanda che ci dobbiamo porre.

Mi chiedo se per un’azione di negazione di fatti così evidenti, così gravi, così tragici, a tal punto ammessi ed accettati dalla comunità internazionale, si possa utilizzare uno strumento giudiziario per contrastare attività di modifica culturale, prima che fattuale, di vicende che hanno quella dimensione. Credo che, con l’approvazione di un provvedimento e con il richiamo di provvedimenti di carattere giudiziario, non facciamo che un buco nell’acqua, anzi mettiamo su un piedistallo coloro che vogliono strumentalizzare in maniera a loro favorevole queste vicende inconfutabili.

Un altro interrogativo che mi pongo è, dal momento che la sanzione non impedisce l’omicidio della persona, se sia possibile che la sanzione impedisca l’omicidio della verità, della notizia tragica, la più tragica dell’umanità.

Vorrei richiamare la vostra attenzione, colleghi, su questi fatti per indurvi anche ad una riflessione: noi abbiamo bisogno di affermare la verità tutti i giorni, non ci possiamo salvare la coscienza inserendo nel nostro codice penale un richiamo specifico a questa vicenda tragica ed indimenticabile fino alla fine dell’umanità. Noi vogliamo, con questo atto, consentirci di avere un sistema educativo che riproponga giorno per giorno l’affermazione di questa verità, che crei queste sensibilità che sono necessarie per un contrasto vero a quelle forme di violenza umanitaria inaudite ed indimenticabili.

Io non voglio approfittare troppo della vostra attenzione e del vostro tempo, ma voglio semplicemente richiamare a una riflessione più profonda.

Qui non si tratta di essere a favore o contro un provvedimento semplicemente perché si vuole attenuare un’azione di contrasto. La si vuole rafforzare, invece, ma dal punto di vista della sua concretezza quotidiana e non inserendola all’interno di una pagina del codice penale, che prevede già la norma che sanziona l’istigazione all’odio razziale, introducendo un’aggravante specifica che, francamente, io trovo già nel codice penale. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

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