mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

BLITZ CONTRO L’ISIS
Pubblicato il 18-02-2015


Il generale Al-Sisi

Il generale Al-Sisi

Di prepotenza la politica estera si sta imponendo nell’agenda del governo italiano. Ucraina, Grecia e soprattutto in queste ore la Libia, sono i tre punti caldi che l’Italia non può ignorare. Per questo il ministro degli esteri Paolo Gentiloni è intervenuto oggi alla Camera per affrontare uno dei nodi più ingarbugliati, quello libico, mentre a causa del voto di fiducia slitta alla prossima settimana il dibattito sulle altre questioni ‘calde’ (e anche della crisi mediorientale con la proposta di riconoscimento della Palestina avanzata anche dal PSI).

La situazione in Libia – ha detto il ministro in Aula riassumendo a sommi capi i termini della crisi – si sta deteriorando e serve un “cambio di passo”, è necessario uno sforzo diplomatico perché “l’unica soluzione possibile alla crisi è quella politica”. Il titolare della Farnesina, anche per correggere le dichiarazioni che lui stesso aveva fatto venerdì scorso annunciando che l’Italia era pronta anche alla guerra contro l’Isisi, ha puntualizzato che il Paese non vuole “né crociate né avventure”. Sul fronte diplomatico la mediazione che sta conducendo l’ONU, avanza con molta fatica. “Mentre il negoziato muove i primi passi la situazione in Libia si aggrava. Il tempo non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti” dalla mediazione Onu sostenuta dall’Italia ha spiegato Gentiloni che della crisi ha parlato anche col Segretario di Stato americano John Kerry. “C’è un evidente rischio – ha detto – di saldatura tra gruppi locali e Daesh (così in arabo il nome dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, o Isis, ndr)” che richiede la “massima attenzione”. “Dire che siamo in prima fila” nella lotta al terrorismo significa “quello che stiamo facendo nella coalizione anti-Daesh in Siria e in Iraq, è il modo in cui un Paese democratico risponde alla barbarie, e lo fa in amicizia con la stragrande maggioranza della comunità islamica che rifiuta di veder sequestrata la propria fede”, ha proseguito il ministro. “Di fronte alle minacce del terrorismo, la nostra forza è la nostra unità”.
Gentiloni ha poi spiegato che l’Italia si attende dalla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, “la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico”.
In Libia – ha concluso – “l’Italia è pronta ad assumersi responsabilità di primo piano, a contribuire al monitoraggio del cessate il fuoco, al mantenimento della pace, a lavorare per la riabilitazione delle infrastrutture, per l’addestramento militare in un quadro di integrazione delle milizie nell’esercito regolare, a curare e sanare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione sospeso la scorsa estate”.

Dopo le parole di Gentiloni sono intervenuti diversi rappresentanti delle forze politiche.

Per il Movimento 5 Stelle “il ministro Gentiloni è riuscito a contraddirsi e a negare, di fronte al Parlamento, le sue stesse parole avventuriere pronunciate qualche giorno fa. E’ solo un clown in un governo d’improvvisatori”. Lo hanno dichiarato in una nota congiunta, deputati e senatori grillini, ribadendo il loro “sostegno all’apertura di una fase di riconciliazione nazionale in Libia” accusando al contempo quanti erano in Parlamento nella scorsa legislatura di essere corresponsabili della situazione libica odierna.

Pia Locatelli per il PSI (testo intervento) ha messo in guardia dal pericolo di una politica ‘divisa’ su una questione così importante e sottolineato che “la strumentalità per raccogliere consensi non è accettabile”. Locatelli ha inoltre messo invitato a fare attenzione all’“enorme capacità comunicativa dell’Isis” cosa che richiede “maggiore cura nella comunicazione” da parte nostra. La parlamentare socialista ha infine ricordato che “l’escalation militare in Libia è un’opzione estrema” e che “questa linea di condotta ci ‘mette al riparo’ da due possibili problemi: che sia rievocata la spinosa questione del colonialismo italiano e che sia fomentata la retorica islamista che invoca la guerra agli stranieri crociati per raccogliere consensi. Soprattutto, evita di creare le condizioni di una ‘guerra asimmetrica’, che sono proprio quelle ricercate dai gruppi insorgenti per massimizzare il loro potenziale offensivo”.

L’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha difeso quanto il governo italiano fece nel 2011 – Quella in Libia nel 2011, ha detto Napolitano anche per rispondere a chi nei giorni scorsi lo aveva accusato di corresponsabilità nelle destabilizzazione del regime del Colonnello Gheddafi, “fu un’azione decisa in comune, una comune assunzione di responsabilità” con il governo della Repubblica. “Vorrei però ricordare come ci fu un ampissimo consenso parlamentare con la risoluzione del 18 marzo dalle Assemblee di Camera e Senato”. Così Giorgio Napolitano in aula al Senato.

Il ministro Roberta Pinotti, ha ribadito che non ci sarà nessun intervento senza una legittimità dell’Onu – “La convocazione del Consiglio di sicurezza, che chiedono Francia ed Egitto – ha detto il ministro della Difesa nel corso di un videoforum su Repubblica.it – è una cosa che l’Italia ha sostenuto con forza. Perché senza un quadro di legittimità internazionale l’intervento per dare una mano alla Libia non ci può essere”. L’escalation in Libia – d’altra parte – preoccupa fortemente forze di polizia e servizi segreti perché i flussi migratori sono sempre più difficili da gestire. È di ieri sera la notizia che il Viminale in un vertice ha dato il via libera al dispiegamento di 4.800 militari a difesa dei siti sensibili italiani.

Il Vaticano – Di fronte agli orrori compiuti dai jihadisti – ieri si è avuta notizia di 45 persone arse vive in Iraq – un rapido intervento della comunità internazionale “sotto l’ombrello dell’Onu” è stato sollecitato anche dal Vaticano, per bocca del cardinale Parolin.

In una cartina del Daily Mail gli ultimi avvenimenti in Libia

In una cartina del Daily Mail gli ultimi avvenimenti in Libia

Intanto sul campo le forze speciali egiziane hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’est del Paese catturando “55 elementi del Daesh” e ne hanno uccisi altri 155. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha detto che «non c’è scelta» se non quella di creare una coalizione globale per combattere gli estremisti. L’operazione di terra fa seguito agli intensi bombardamenti aerei di ieri mentre si è appreso che le milizie islamiste di Misurata cingono d’assedio, ma non hanno ancora espugnato Sirte, città natale di Muammar Gheddafi, i cui principali edifici governativi sono stati occupati la scorsa settimana dai jihadisti dell’Isis. Un’azione che non è solo di rappresaglia per il rapimento e l’uccisione di 21 copti, lavoratori incolpevoli sgozzati dall’Isis, ma anche un’azione preventiva nel timore che il contagio del califfato si estenda al fortissimo movimento dei Fratelli Musulmani e faccia riesplodere nuovamente il Paese.

Secondo quanto ha annunciato, Abdullah al Thani, il capo del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, i raid aerei egiziani in Libia sono stati eseguiti su sollecitazione del suo governo ed effettuati in coordinamento con il suo esercito, sottolineando come il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si sia rifiutato di autorizzare l’invio di armi e munizioni alle forze armate libiche per combattere i terroristi.

Un'immagine diffusa dall'Isis del massacro dei 21 copti

Un’immagine diffusa dall’Isis del massacro dei 21 copti

In una nota Italia, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna affermano che il massacro dei 21 egiziani copti “sottolinea ancora una volta l’impellente necessità di una soluzione politica del conflitto” e annunciano che l’inviato Onu per la Libia Bernardino Leon “convocherà nei prossimi giorni delle riunioni per coagulare ulteriore sostegno da parte libica ad un governo di unità nazionale”. Comunque i Paesi occidentali sembrano temere l’intervento egiziano e affermano che il tentativo negoziale sotto l’egida Onu è la “migliore speranza” per la pace.

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