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Opinioni e commenti
 

Italia-Svizzera, il segreto bancario non c’è più
Pubblicato il 23-02-2015


Italia-Svizzera-segreto bancarioDa un rapporto dell’Università di Losanna per il Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria in Europa, curato da Marcelo F. Aebi e Natalia Delgrande, dell’Università di Losanna, di cui ha dato ampi conto il Corriere della Sera in un articolo di Gian Antonio Stella, si evince che in Italia gli ultimi a essere perseguiti dalla giustizia sono i cosiddetti ‘colletti bianchi’, ovvero i criminali che si occupano di frodare il fisco, di imbrogliare lo Stato e le sue Istituzioni.

I numeri sono davvero inquietanti. In Germania i detenuti colpevoli di aver violato le leggi fiscali o finanziarie, sono 7.986. Da noi, noi 230. è anche per questo che ci troviamo nelle condizioni in cui siamo e invece la Germania di fatto sta assumendo la guida della politica e dell’economia europea. Il nostro è il Paese delle prescrizioni, delle leggi ‘su misura’, di sartoria politica come quelle che si faceva il Governo Berlusconi, a cominciare dalla depenalizzazione del falso in bilancio, ma anche degli incomprensibili ritardi nell’adottare misure serie come dovrebbe fare il Governo attuale e invece non fa quando rimanda senza una spiegazione plausibile di altre due settimane la Delega Fiscale. Dentro c’è il nuovo catasto, con una rivoluzione della classificazione degli immobili, un aggiornamento dei valori a quelli di mercato, ma anche le norme per la Cooperative Compliance, quelle sulla fiscalità nazionale, per bloccare le multinazionali che giocano su più Paesi spostando in modo fittizio i profitti e pagare meno tasse, la fatturazione elettronica, e – ancora da sciogliere – il nodo del 3% reddito imponibile sotto la quale non scatta la sanzione penale anche in caso di frode fiscale e della quale secondo alcune interpretazioni avrebbe potuto avvalersi Silvio Berlusconi.

Ma per tornare ai reati fiscali, Gian Antonio Stella (leggi più sotto nella Rassegna stampa), scrive tra l’altro che i “dati più interessanti, però, sono quelli sul tipo di detenuti. Perché è lì che emerge nettamente la scelta delle priorità che ogni Paese assegna alle diverse emergenze. Puoi scoprire così che in Italia (ultimi dati disponibili: 2013) su 39.571 condannati con sentenza definitiva il 16,3% era dentro per omicidio o tentato omicidio, il 5,1% per stupro, il 14,7% per rapina, il 5,2% per furti più o meno aggravati e addirittura il 37,9%, cioè la maggioranza relativa, per reati legati alla droga. Una percentuale immensa rispetto ai «colletti bianchi». Basti dire che, in numeri assoluti, gli spacciatori in cella sono 14.994 contro 230 condannati per reati economici e finanziari. Ora, è ovvio che l’eroina, la cocaina e le altre droghe sono un problema. Ma è un’emergenza che vale per tutta l’Europa. Ed è impressionante, invece, lo squilibrio tra i diversi paesi. Se da noi è in carcere un «colletto bianco» ogni 65 spacciatori, in Irlanda ce n’è uno ogni 23, in Spagna uno ogni 9, in Inghilterra uno ogni 7, in Danimarca uno ogni 6, in Olanda e in Svezia uno ogni 4, in Finlandia e in Croazia uno ogni due… Per non dire di Paesi come la Germania dove i delinquenti in giacca e cravatta condannati per avere maneggiato il denaro sporco della mala-economia sono perfino più dei pusher: 7.986 contro 7.555”.

Non ci lamentiamo insomma delle condizioni in cui versa il nostro Paese, dove ci si strappa i capelli per un immigrato clandestino che spaccia l’hashish, ma si lascia correre su chi froda milioni al fisco, cioè a noi tutti. Qualcosa comunque si fa, e non è poco.

Finalmente, Italia e Svizzera si sono messi d’accordo per impedire che grazie al segreto bancario i ‘furbetti’ continuino a farla franca. Il segreto bancario, in questi termini, non c’è più perché i due Governi ha siglato il Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni, prevede lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali, secondo lo standard Ocse, e pone così fine al segreto bancario. Insieme al Protocollo è stata anche sottoscritta una ‘road map’, un documento politico che fissa il percorso per la prosecuzione dei negoziati su altre questioni tra cui la tassazione dei lavoratori frontalieri.
Il Protocollo, che modifica la Convenzione del marzo 1976 e deve ora essere ratificato dai rispettivi Parlamenti, pone le basi per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e per contrastare il fenomeno dell’evasione e dell’infedeltà fiscale.

“Una volta ratificato il Protocollo – informa un comunicato del MEF – le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni, ivi comprese “richieste di gruppo”, anche su elementi riconducibili al periodo di tempo decorrente dalla data della firma, quindi da oggi. Ciò produce effetti ai fini della regolarizzazione spontanea dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione (la cosiddetta voluntary disclosure). La Svizzera, impegnandosi ad un effettivo scambio di informazioni, viene a tal fine equiparata ai Paesi non black list e i contribuenti italiani potranno sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, come prevede la legge sulla voluntary disclosure, e usufruendo di un regime sanzionatorio più conveniente e di termini di prescrizione dell’accertamento più favorevoli. La firma del Protocollo consente quindi immediatamente alle nostre autorità di individuare potenziali evasori italiani che detengono patrimoni in territorio svizzero. Tale possibilità concreta costituisce evidentemente uno stimolo alla regolarizzazione da parte dei contribuenti italiani che entro settembre 2015 possono aderire alla voluntary disclosure.

Con la ratifica del Protocollo la Svizzera sarà inoltre inclusa nelle white lists italiane e uscirà dalle black lists basate esclusivamente sull’assenza dello scambio di informazioni.

Quanto allo scambio automatico di informazioni, l’Italia è stata tra i Paesi ‘early adopter’ del nuovo standard Ocse, e rientra quindi tra i Paesi che si sono impegnati ad adottarlo a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. La Svizzera si è impegnata ad adottare lo scambio automatico di informazioni a partire dal 2018, con riferimento all’annualità 2017. Poiché lo standard prevede la reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni di carattere finanziario tra Italia e Svizzera avverrà entro settembre 2018 con riferimento all’anno 2017. I conti finanziari oggetto di comunicazione automatica all’Agenzia delle Entrate sono quelli di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario.

La road map delinea il percorso per la revisione dell’accordo sui frontalieri. L’accordo oggi in vigore, firmato nel 1974, riguarda solo i frontalieri italiani e prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% dei gettito ai Comuni italiani della zona di confine.

Il nuovo accordo è impostato su basi assolutamente innovative.

Viene innanzitutto prevista la reciprocità: anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi nell’accordo. I lavoratori frontalieri saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non vi sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati. Il ristorno ai Comuni frontalieri italiani sarà a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse.

Nella road map Italia e Svizzera si impegnano anche ad individuare le migliori soluzioni pratiche per Campione d’Italia, exclave italiana circondata dal territorio svizzero. L’obiettivo è di garantire alle imprese e ai cittadini di Campione d’Italia il corretto funzionamento delle attuali regole nazionali ed internazionali sulla fiscalità indiretta. Fino ad oggi la mancanza di disposizioni concordate tra i due Paesi ha creato criticità alle autorità preposte ai controlli ed anche ai cittadini e alle imprese. La road map – conclude il comunicato – prevede la negoziazione in tempi più lunghi di un ampio accordo, non solo fiscale, che regolamenti e semplifichi i rapporti tra i due Stati relativamente al Comune di Campione d’Italia”.

La firma di oggi è stata messa per l’Italia dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, e per la Svizzera dal Capo del Dipartimento federale delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf.

Redazione Avanti!

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