sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Italianità e crisi
in “Leoni”, opera prima
di Pietro Parolin
Pubblicato il 05-02-2015


Leoni-Parolin-CSCE se la crisi economica imperversa, il cinema non è affatto in crisi. Anzi è più florido che mai. Ed ecco che, dal Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) Production, nasce l’opera prima di un allievo Pietro Parolin: “Leoni” (in uscita il 5 febbraio). Il CSC si conferma un’ottima e valida scuola, oltre che una fucina di prodotti di qualità. Il giovane regista 37enne, originario di Rosà (provincia di Vicenza), punta su una commedia drammatica, quella che si potrebbe definire una commedia “sofisticata” e “corale”, portando in scena un dipinto reale, attinente, veritiero di italianità. Con ironia, senza voler giudicare, raffigura un’Italia allo sbando, che fatica a ritrovare una propria dimensione, a riprendere in mano le redini della propria esistenza. E ciò vale per intere generazioni, tanto di giovani precari e disoccupati, quanto di imprenditori (o aspiranti tali) in difficoltà, che per passione o necessità sono tali o si improntando tali, cercando un modo per realizzarsi, ma che sono schiacciati dal peso di una crisi economica senza precedenti.

E la location non poteva che essere uno dei massimi centri di fulcro di produzione economica: quel Veneto che da sempre è stato uno dei luoghi più produttivi, e quindi ora maggiormente oppresso da tale crisi economico-finanziaria. Girato, infatti, tra Belluno, Treviso e Pordenone, oltre alla Provincia di Treviso approfitta dei paesaggi affascinanti anche della Provincia di Padova. E l’accento veneto è uno degli stratagemmi su cui punta Parolin per far ridere, senza necessariamente cadere nella banalità di veder quasi sminuita una grave piaga moderna, tutta occidentale. L’attinenza al reale è quanto mai totale, ispirata a fatti di cronaca (locale) che ricordano suicidi di imprenditori, le infiltrazioni mafiose al Nord, il divario tra Nord e Sud e quant’altro sia più attuale che mai. Lo sceneggiatore de “La squadra 8”, ad esempio (tanto per citare un suo lavoro di rilievo), ha “voluto raccontare una realtà precisa con tono leggero. Partendo dal particolare per arrivare all’universale”, ha spiegato la produttrice Elisabetta Bruscolini. Ed in questa storia corale di generazioni diverse, spicca il protagonista Neri Marcoré: l’attore veste i panni di Gualtiero Cecchin, un imprenditore improvvisato a seguito del fallimento della “fortuna” di famiglia che aveva ricevuto e con cui si era sempre mantenuto; ma comunque sempre protetto dal potere “influente” della madre Mara (una strabiliante Piera degli Esposti). Dopo la morte del padre, Gualtiero pensa di creare un crocifisso interamente realizzato con materiale plastico riciclato; d’altronde qui in Veneto “non molliamo mai, più sei in difficoltà e più le idee arrivano…ma se pio non te le lasciano realizzare….”? Ed ecco dunque l’importanza del sostegno ai giovani, come suo figlio (alias il veneto doc Pierpaolo Spallon).

Tra l’alternarsi di quel “binomio indissolubile”, come dice Marcoré, tipico della vita e del film quindi, “tra dramma e comicità” quello che più conta è per l’attore il fatto che “non si vuole necessariamente dare una lezione morale ed etica, ma il film mette a disposizione dello spettatore spunti su cui riflettere, cercando di far ridere”. Si strappa un sorriso, anche se comunque si possono estrapolare un messaggio e una morale finale pregni di significato. Ed è il regista Parolin a precisare che ha voluto inquadrare il suo prodotto cinematografico, provando a rappresentare “dove siamo ad oggi e come ci stiamo muovendo per migliorare e cambiare qualcosa. O forse no”. Ed infatti i personaggi sono gente che potresti incontrare nella vita di tutti i giorni. A partire da Elisa (Anna Dalton), la sorella di Gualtiero ed insegnante di matematica; e suo marito Alessio Leopardi (alias Stefano Pesce), un sovrintendente di polizia. Così si apre una panoramica sulla vita di coppia ai tempi moderni. Sicuramente il personaggio che più spicca è quello di Marcoré di cui risalta la furbizia e l’abilità di destreggiarsi con intelligenza tra le insidie della vita, pur considerato un fallito, viziato, raccomandato e protetto dalla madre.

Di certo il regista punta molto, ha evidenziato Piera degli Esposti, “sul salto generazionale in cui i figli rifiutano il sistema dei padri di conoscenze e raccomandazioni, ricercando un mondo in cui vi sia più concorrenza, ma più pulito”. Decisivo il sostegno di imprenditori che hanno sostenuto il film, facendo da partner. Oltre al bando regionale veneto di 700mila euro, del 2012, vinto dal regista. E, dato che non c’è opera prima degna senza un’adeguata colonna sonora, anche le musiche sono di spicco. Sono state ideate da Lorenzo Tomio e prodotte da Ala Bianca Group (già alla base di quelle di “Cesare deve morire”, “Italy in a day” e “Anime nere”) e GDM. Interpretate sempre in maniera egregia da Neri Marcorè, che con la musica ha un rapporto tutto particolare e molto speciale. Nel 2008, ad esempio, ha interpretato i monologhi ed i testi dello spettacolo teatrale di successo “Un certo signor G”, omaggio a Giorgio Gaber; oppure è al fianco di Luca Barbarossa in “Attenti a quei due”. È anche nella canzone “Al Mercato” nell’album di Claudio Baglioni “Q.P.G.A”.

Barbara Conti 

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