martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La guerra
Pubblicato il 16-02-2015


Che l’Europa si senta in guerra con l’Isis dovrebbe essere scontato. Siamo innanzitutto noi europei, come purtroppo confermano i luttuosi recenti episodi danesi, le vittime prescelte del terrorismo islamico, che pare avere due sorgenti, quella tradizionale di Al Qaeda, e quella ben più pericolosa, perché possiede un territorio, dell’Isis. Il problema di fondo è come fronteggiare la guerra. Dobbiamo a mio avviso tenere ben presenti alcune variabili. In primo luogo il ruolo degli Usa. Oggi con Obama pare molto meno orientata a farsi carico dei problemi del mondo. Alcuni danni li ha procurati, dopo la guerra all’Iraq, e l’appoggio incondizionato alle rivoluzioni arabe e l’oscillante atteggiamento sulla Siria. È evidente che dopo la fase bipolare è oggi saltata anche quella unipolare. L’America le castagne dal fuoco all’Europa non le toglie più.

La seconda è il ruolo della Russia, che è parte decisiva perché membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Con l’attuale drammatica crisi ucraina e con le posizioni assunte dall’Occidente, compresa la minaccia di inviare armi agli ucraini, la Russia, nonostante i buoni rapporti con la Siria, difficilmente può ritrovare un’armonia con gli europei e con gli americani sulla crisi libico-siriano-irachena. Sarebbe dunque necessario arrivare ad un’intesa, che appare però difficile, sulla Crimea, per impegnare l’Onu e la stessa Russia nella guerra all’Isis. Così come risolvere la questione greca, in chiave europeista, faciliterebbe quella fiducia di un paese geograficamente strategico, sia per il suo confine a Sud sia per quello Est.

Infine l’Europa e l’Italia. Inutile nasconderlo. L’Europa militarmente non esiste, come non esiste politicamente, visto che la sua politica estera sulla crisi ucraina è stata gestita da Germania e Francia. Due nazioni, non un continente unito solo dall’euro. Secondo i dati citati quest’oggi da Galli Della Loggia sul Corriere l’Europa “negli ultimi vent’anni ha visto dimezzarsi la sua aviazione tattica, l’artiglieria passare da 40mila pezzi a poco più di 20mila e i suoi tre paesi più popolari, Germania, Francia e Italia schierare insieme solo 770 carri armati. E le altre cifre relative agli armamenti declinare sempre più”. Aggiunge del suo Mario Arpino su Il Resto del Carlino-Nazione-Giorno, a proposito della sicurezza dell’Italia a fronte del possibile attacco di Gheddafi nel 1986: “Capo del governo era Craxi, che da un lato si era imposto (fatti di Sigonella) sull’arroganza americana e, dall’altra, aveva impostato una grande manovra militare per presidiare il sud e le isole. Senza troppi tentennamenti, aveva ordinato di predisporre un’eventuale ritorsione con i nostri tornado”. Oggi l’Italia non dispone di alcuna forma di protezione. Sarà colpa della prima Repubblica?

Non possiamo rimanere fermi. Ma la cosa peggiore è non sapere cosa fare. E lanciare messaggi contraddittori. Vogliamo ingaggiare una guerra all’Isis libica da soli? Vogliamo farla con l’Europa, con la Nato, con l’Onu? Non diciamo stupidaggini. Da soli rischieremmo pure di perderla e per di più di rinverdire i fasti della guerra coloniale del 1911. Con l’Onu, stante l’atteggiamento della Russia, appare per lo meno improbabile. Eppure una Libia in mano all’Isis è una minaccia per l’Europa, e soprattutto per l’Italia. Sarebbe opportuno coinvolgere subito l’intera comunità europea e la Nato in un’operazione militare che non è rinviabile. Anche perché vanno presi sul serio, maledettamente sul serio, i pronunciamenti di attacchi all’Italia da parte di una Libia sempre più dominata dall’Isis. Ma assieme all’Europa e alla Nato dovrebbero essere chiamati in causa anche i paesi arabi, a cominciare da quelli economicamente amici degli Stati uniti, come l’Arabia saudita, e contemporaneamente in combutta col terrorismo, oltre alla Giordania, che si è mossa dopo il truce delitto di uno suo pilota. Perché il nemico dell’Isis è certo l’Occidente cristiano-giudaico, ma anche il medio-oriente mussulmano. E la guerra, non é di religione, ma di civiltà.

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Commenti all'articolo
  1. E’ arrivata puntuale a tua risposta, condivisibile a 100%, su quello che dovrebbe fare l’Italia di fronte alle sfide di questo strano 2015. Devo dirti che non ho preso molto sul serio l’articolo di Silvia Sequi, con “La vittoria dei cittadini di Niscemi contro il Muos” per titolo, anche perché, proprio oggi, ho rinnovato la tessera del PSI. Quello che scrivi tu lo può fare solo Matteo Renzi, magari mettendo Romano Prodi a tentare di conciliare le bande armate in Libia, senza cedere alle tentazioni di guerra guerreggiata come vorrebbe Berlusconi, rafforzando le dotazioni delle nostre Forze Armate, sostenendo la nostra industria aerospaziale con un primato nel mondo, nonostante i troppi pazzi contro nei poteri statali. Lo può fare Matteo Renzi con Federica Mogherini in Europa e con Roberta Pinotti Ministro della Difesa. Lo può fare senza mettere in discussione i nostri impegni con la Nato e con l’alleato USA ma rivendicando, contemporaneamente, il diritto a ricercare un rapporto costruttivo con la Russia di Puntin e con la Cina di Xi Jinping. Proprio come fece Bettino Craxi, costretto all’esilio per non essersi sottomesso!

  2. Ho un ricordo nitido di 4 anni fa quando tutti a sinistra osannavano alle primavere arabe e, nel mio piccolo mondo, dicevo: ma questi sono pazzi!
    Ricordo i conduttori televisivi come erano esaltati. Ricordo il criminale di Parigi e come tutti si sono accodati. Ricordo un Berlusca per nulla convinto poi arresosi a Frattini e ai ricatti. Ricordo Napitano! Mi spiace per me è per tutti noi ma ha ragione Feltri nell’articolo di oggi. La verità è quella ché è e non dipende da chi la dice.

  3. La situazione dell’ISIS deve essere trattata dalle nazioni mediorientali. I popoli di cultura araba infatti sono i primi ad essere interessati da questo problema. Iraq, Giordania e Iran sono i primi a dovere intervenire per la salvaguardia del loro popolo,della loro cultura e della propria sicurezza. Se deve essere una guerra, facciamo in modo che i posteri iracheni o siriani non vedano gli europei come i soliti crociati. Facciamo sì che il problema sia priorietà dei popoli vicini. Per quanto riguarda l’ISIS, finchè avrà i vecchi carri sovietici e i furgoni della Iveco, non saranno questa potenza. Per la Libia L’Egitto si prefigura come scudo fra Africa e Medio Oriente. Una possibilità che dobbiamo evitare è l’intervento o Turco o Russo, vorrei evitare un movimento neo-zarista o neo-ottomano.

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