lunedì, 25 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Landini-Camusso
scontro in casa
Pubblicato il 23-02-2015


Landini-Camusso“Non c’è stata nessuna convocazione d’urgenza per chiarire niente. Non c è nulla da spiegare. Quello che  dovevo dire l’ho detto, l’ho sempre detto, sui giornali, negli attivi, all’interno e all’esterno, sempre alle luce del sole”. Così il leader  Fiom Maurizio Landini al termine dell’incontro con il segretario  generale Cgil, Susanna Camusso.

“L’intervista (al Fatto Quotidiano ndr) è chiara ed esplicita – fa notare Landini – i titoli erano sbagliati. Sono cose che sto dicendo da tempo negli attivi della Cgil, sui giornali, all’interno e all’esterno. Non è una discussione nuova”. Il segretario generale dei metalmeccanici ha quindi spiegato che si trattava “di un incontro che abbiamo chiesto noi, già la settimana scorsa per parlare dell’assemblea dei delegati della Fiom, che si terrà a Cervia venerdì e sabato prossimi”. Ma è più probabile che sia parlato d’altro e in particolare di quanto espresso da Landini nell’intervista al Fatto. E in particolare sulla necessità a cui Landini accenna di riflessione da parte della Fiom sulla necessità di una coalizione sociale che si apra a una rappresentanza anche politica.

Parole che avevano indotto il premier, Matteo Renzi, ad attaccare Landini: “Ha perso nel sindacato, ora si dà alla politica”.  Pippo Civati invece accoglie con interesse la prospettiva di un Landini in politica e osserva sul suo Blog: “Parlerò con Maurizio Landini, non attraverso un’intervista, ma di persona, personalmente”.   Per Civati serve un confronto su “proposte convincenti e sostenibili, sul reddito minimo, la revisione delle aliquote, un modello di sviluppo del tremila e non degli anni cinquanta, un pacchetto di misure di contrasto all’illegalità, una prospettiva europea che non pecchi di provincialismo ma nemmeno di inerzia”.  “Credo sia il momento che tutti quelli che si interrogano sulla questione, facciano altrettanto – scrive l’esponente del Pd -. Senza ricamarci su, ma scrivendo un progetto politico intorno al quale misurarsi, che metta in discussione (davvero) le (altre) minoranze del Pd, che hanno molto traccheggiato, nella speranza che il premier cambiasse verso. Ma lui, il versonon lo cambia. Anche se è sbagliato”.

Su un eventuale impegno politico di Landini il ministro Marianna Madia dice che il governo ascolta tutti “però quando siamo convinti che stiamo facendo il bene non ci facciamo fermare dalle critiche”. Al ministro era stato chiesto anche se non tema che Landini possa “rosicchiare” da sinistra voti al suo partito, il Pd, e Madia ha risposto indirettamente: “Noi non ci preoccupiamo di cosa rosicchia o meno punti, noi abbiamo un programma di governo ben definito con delle riforme importanti che stiamo portando avanti, andiamo aventi su questa strada con coerenza e senza farci cambiare dalle critiche degli altri”.  Ma il punto è un altro. Landini ha chiarito che vuole continuare a fare sindacato, ma pone un problema vero: quello del lavoro che rischia di uscire dalla rappresentanza politica lasciando spazio non coperto da nessuno. Con un Pd spostato su temi meno cari alla sinistra e con una minoranza interna resa afona dal rigida personificazione del partito gestito con la logica dell’uomo solo al comando. Lo dimostra ad esempio come il governo abbia ignorato i pareri di Camera e Senato da affiancare ai decreti del Jobs Act e scartati alla fine come fastidiosi orpelli. Un errore sottolineato con il senno di poi anche dal capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza.

Renzi si toglie qualche sassolino dalla scarpa:  “Non credo che Landini abbandoni il sindacato è il sindacato che ha abbandonato Landini. Il progetto Marchionne sta partendo, la Fiat sta tornando, meno male, a fare le macchine. La sconfitta sindacale pone Landini nel bisogno di cambiare pagina il suo impegno in politica è scontato”.  Insomma ogni giorno qualcuno da asfaltare.   Già ieri l’altra sera Landini aveva diffuso una nota in cui chiariva il suo punto di vista: “La prima pagina del Fatto Quotidiano di domenica 22 febbraio 2015 mi attribuisce un’affermazione non pronunciata e perlomeno forzata: adesso faccio politica con tanto di virgolette che la rendono fuorviante. Perché rimanda più esplicitamente all’impegno di tipo partitico o elettorale, che come si può correttamente leggere nell’intervista pubblicata all’interno del giornale non è proprio presente”.  Del resto nell’intervista si spiega che la “sfida a Renzi” per il sindacato, oltre alla “normale azione contrattuale, consiste nella creazione di una coalizione sociale che superi i confini della tradizionale rappresentanza sindacale, capace di unificare e rappresentare tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare”.  La reazione fredda della Cgil era subito stata espressa dal portavoce della Camusso, Massimo Gibelli. “Auguri a Landini se vuol fare politica – era stata la replica – ma la Fiom è un’altra cosa”.

Ginevra Matiz  

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