lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le due vie che ci stanno davanti
Pubblicato il 24-02-2015


Ieri abbiamo sottolineato come la strada che probabilmente verrà intrapresa per creare un polo o un partito alla sinistra del Pd non possa essere la nostra. E qualcuno ha giustamente sottolineato che non basta dire, è anche più semplice, cosa non dobbiamo fare. Occorre e presto capire cosa vogliamo o possiamo fare. Se naturalmente abbiamo ancora voglia di fare e di non lasciarci andare dopo vent’anni di tentativi, di più o meno coraggiose, ma deludenti alleanze e di prove elettorali anche solitarie, ma fallimentari. Se riusciamo ancora a trovare in noi la forza di reagire. Vorrei adesso passare dunque alla fase propositiva. Tenendo sempre presente che il volere mai come ora è condizionato al potere. Nel senso che dovremmo sempre evitare di scambiare i desideri con la realtà. E fissare obiettivi credibili e praticabili. Partiamo dunque dalla realtà e non dai desideri.

Di fronte a noi abbiamo un Pd onnivoro che copre un’area che va da Civati a Berlusconi. Cioè dalla sinistra, oggi fortemente minoritaria nel partito ma che, almeno in larga misura, continuerà a restare nella cosiddetta ditta, fino alla destra. Tanto è vero che Renzi e il suo Pd hanno messo in crisi Berlusconi perché gli hanno coperto parte del suo spazio politico tradizionale. Altro che comunisti, leitmotiv berlusconiano, Renzi gli ex comunisti li ha fatti a fette lui più di Berlusconi, compresi quelli del sindacato più forte d’Italia, di fronte al quale anche Berlusconi si era arreso. Pensare di costruire un partito o un’alleanza più a destra di Renzi è oggi complicato anche per Berlusconi, non parliamo di Alfano che si arrampica sugli specchi dichiarando candidamente di essere di centrodestra, ma alleato col centro-sinistra. Ubiquo, obliquo, alterno. Non possiamo, dunque, per identità e programmi, collocarci nel cantiere più a sinistra del Pd, non possiamo, neppure volendolo, collocarci in un’alleanza più a destra, anche per questione di spazio.

È evidente che con un Pd del genere, carta assorbente della politica italiana, la possibilità più concreta sarebbe quella di collocarci al suo interno portandoci la storia, l’identità, i valori di un partito socialista italiano. Ma oggi questa via, anche se la volessimo praticare, è realistica? In diversi l’hanno già tentata, faccio i nomi di La Ganga, dello stesso Amato, almeno fino ai tempi dei Diesse, di Signorile, Del Turco, Andò, questi ultimi tre credo anche pentendosene. È nata una corrente socialista nel Pd? E potrebbe nascere portandoci il nostro Psi più o meno compatto? Non credo. È Renzi oggi interessato a un’operazione storico-identitaria? Io penso di no. Anche il nostro patto federativo è rimasto un documento. Non lo si è calato sul territorio come un processo federativo necessariamente implica. È rimasto sospeso a mezz’aria. Esiste solo come pronunciamento, non come strumento politico. Possiamo aderire al Pd, uti singoli, senza che il Pd cambi di un millimetro.

E poi occorre tenere presente le nuove norme elettorali. Con una lista a capilista bloccati, dovrebbero essere circa cento, quanti sarebbero riservati ai socialisti e quanti socialisti potrebbero essere eletti con le preferenze? Ad ogni modo questa è una via. L’altra è quella di lavorare subito e la decisione del Psi di convocare gli stati generali, va in questa direzione, per presentare un progetto e una lista elettorale capace di concorrere al superamento dello sbarramento al tre per cento. Con chi? È evidente che anche questa seconda ipotesi contiene ostacoli e rischi evidenti. Quali e dove sarebbero questi soggetti per un’alleanza diciamo così laico-socialista per usare una definizione? Un’alleanza che non sia né più a sinistra, né più a destra del Pd, ma che sia ben visibilmente altro? I radicali, certo, i verdi possibilmente, poi? Alle elezioni regionali si sperimenterà un po’ ovunque questa nuova alleanza aperta che in Emilia-Romagna ha coinvolto anche quel che resta di Scelta civica e una lista locale. La via è giusta, lavorarci è opportuno. Sapendo che non sarà dura, sarà durissima. Ci vuole un’idea suggestiva, di fondo, originale, pungente, coinvolgente. Ci vuole una leadership comunemente riconosciuta e appetibile. Ci vuole soprattutto tanto coraggio. L’abbiamo?

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Commenti all'articolo
  1. E’ opportuno distinguere tra le urgenze dell’oggi (come sopravvivere alla legge elettorale di Renzi) e la necessità di qualificare il pensiero socialista in Italia (nient’affatto facile, del resto).
    Se va bene il colpo all’art. 18, se va bene il modo di governare che se ne frega (già risentito, eh?) delle opinioni degli altri soggetti politici, se va bene limitarsi a fare quello che chiede la confindustria, se va bene il modello FCA, se va bene l’ottantino in busta paga, allora che resta dei socialisti?
    Bisogna avere punti politico-programmatici specifici, nei quali si crede; proporli con determinazione, e dire pane al pane e vino al vino anche nel regime renziano.

  2. La risposta alla tua domanda finale è no ! Lo dico con dispiacere ma vivendo tutti i giorni la realtà sul territorio , quello che è stata sempre la nostra forza , mi rendo conto che ci stiamo arrendendo , noi e i nostri dirigenti nazionali , non c’è più la voglia di combattere , vogliamo solo ” qualcosa” dal PD , non c’è un progetto concreto che ci appassioni e ci faccia sembrare leggeri i sacrifici che abbiamo sempre fatto. Speriamo sempre che succeda qualcosa ….ma “il deserto dei tartari” insegna.

  3. Caro Direttore, completamente d’accordo con te sulla collocazione dei socialisti. Però tu non risolvi il problema dell’identità del nostro movimento politico. Scrivo movimento politico, e non partito, perché quello per cui votare è il Partito Democratico, in un sistema bipolare a vocazione maggioritaria e bipartitica.
    Ebbene, l’identità noi la dobbiamo trovare partendo dal mondo del lavoro, della produzione di beni e di servizi, dell’obiettivo storico e culturale dei socialisti e dei liberali che è il benessere e la felicità. Benessere e felicità del più grande numero possibile di donne e di uomini. Benessere e felicità che si realizza nella soddisfazione del bisogno primario dell’essere umano: la conoscenza che fa il paio con la libertà.
    Oggi leggevo un articolo di David W. Brown, su vox.com, intitolato “The dark future of American space exploration” che racconta come stanno raggiungendo la loro destinazione le ultime sonde spaziali verso il confini del nostro sistema solare, progettate vent’anni fa. Dopo di esse c’è il vuoto, almeno per quello che riguarda la NASA. E’ vero che, fortunatamente, la Cina, l’India, il Giappone e la nostra ESA hanno programmi spaziali di tutto rispetto ma è anche vero che solo gli USA e la Russia hanno la tecnologia per andare nello spazio profondo, oltre la fascia degli asteroidi. Gli altri, noi compresi, non abbiamo i generatori termoelettrici da radioisotopi per alimentare le sonde adatte alle profondità degli oceani dei satelliti di Giove, di Saturno. La missione New Horizons 2015, che nei prossimi mesi raggiungerà Plutone, è l’ultima verso il cosmo profondo. Il Presidente Barack Obama ha tagliato perfino i fondi per consentire la prosecuzione dell’esplorazione della New Horizons oltre Plutone anche se, teoricamente, potrebbe sopravvivere decine di anni.
    Per il rotto della cuffia la NASA è riuscita a mandare in orbita DSCOVR, col compito di avvisarci dell’arrivo di una tempesta solare pericolosa per la rete elettrica e per i traffico aereo. Di avvisarci in tempo utile per staccare tutte le centrali e far atterrare tutti gli aerei. In tempo utile per avere almeno la possibilità di riparare i danni. Fra qualche mese, quando DSCOVR sarà operativo, questa possibilità ci sarà data. Così una tempesta magnetica come quella che, nel 1859, incenerì tutte le neonate linee telegrafiche, non ci coglierebbe di sorpresa. Non potremmo evitare un disastro ma salveremmo gli arnesi per metterci immediatamente al lavoro. Ebbene, la sonda DSCOVR fu sostenuta dal senatore Al Gore, Vice Presidente USA con Bill Clinton, poi sconfitto, nel 2000, da George W. Bush. Con nuovo Presidente la sonda, praticamente pronta, fu imballata e messa in un magazzino. Questo a dimostrazione che gli imbecilli, in politica, sono bibartisan e non sono solo italiani.
    Tutti d’accordo che le ricadute della ricerca spaziale hanno dato il via alle tecniche digitali, che la popolazione mondiale, senza le tecniche digitali, sarebbe ben al disotto dei sette miliardi perché moltitudini di bambini sarebbero morti per mancanza di cibo. Tutti d’accordo che la ricerca spaziale soddisfa il bisogno primario dell’essere umano: la conoscenza che fa il paio con la libertà. Però, come un popolo di struzzi, incapaci di calcolare 2+2, nascondiamo la testa sotto la sabbia.
    Eccolo, Direttore, lo spazio politico dei socialisti! I Senatori a vita Rubbia e Cattaneo, quando hanno scelto il nostro gruppo, immagino pensassero questo: ad un movimento politico che antepone la libertà e la ragione a tutte gli altri valori. Che li antepone alle fedi, alle coerenze negli errori, ai massimalismi e ai fondamentalismi. Che ha coscienza della natura umana vincolata in modo indissolubile alla crescita, senza la quale c’è solo il declino causato dalla catastrofe o dalla pazzia. Quel video della Casaleggio Associati, Gaia, mi ricorda il criminale che non resiste alla tentazione di tornare nella scena del crimine. Un cedimento che gli costerà l’incriminazione e la condanna. E’ una tentazione che il “buon Dio” ha voluto perché potessimo smascherare i bugiardi!

  4. Da autodidatta sono pervenuto a questa sintesi.
    Politica deriva da “Polis” cioè “città”, e va intesa come governo della città, e in termini estensivi come governo della Società o dello Stato a cui si appartiene.
    Nella “Polis” convivono diversi interessi, diverse aspirazioni e tanta diversa umanità. Tutte queste diversità hanno bisogno di essere governate, affinché la Polis possa progredire in uno sviluppo teso alla concretizzazione del bene comune.
    Le diverse PARTI che di queste diversità di interessi assumono il ruolo di rappresentanza politica, vengono definite Partiti politici. I Partiti politici per affermare di essere riconosciuti come rappresentanti dei molteplici interessi e bisogni di queste Parti, ne ricercano il consenso attraverso una CULTURA politica rappresentata da valori, da visione della Società e del suo futuro, e da contenuti programmatici.
    I Partiti politici, sebbene indispensabili per la Politica, sono quindi solo degli strumenti creati per essere di servizio alla sua gestione. Sappiamo cosa ha rappresentato il Socialismo nella Storia dell’umanità e le necessità che lo dovrebbero vincolare a continuare a rappresentare.
    Il Socialismo può vivere pertanto solo come rappresentanza di una specificità interessi nella Società e pertanto un Partito Socialista deve rimanere un partito identitario se vuole continuare a rappresentare quegli interessi. Un Partito per esistere deve essere in grado di proporsi ai cittadini con un Progetto che esprima delle proposte e dei contenuti ispirati alla sua Cultura, e con degli uomini in grado di riscuotere la fiducia e il consenso necessari per tradurli concretamente. Inoltre oggi un Partito ha particolarmente bisogno anche di un Leader carismatico in grado di suscitare speranze ed entusiasmo tra i suoi sostenitori e verso la Società a cui si candida a governare.
    Noi Socialisti italiani abbiamo la Cultura politica ma non disponiamo né di un Progetto né di un Leader carismatico. Su di noi pesano inoltre l’oblio in cui siamo stati relegati dai mezzi d’informazione, esigue Risorse economiche e strutturali e più di tutto il deficit di una rappresentanza elettorale dello 0,4% che tradotta in numero di votanti equivale a circa centomila elettori su 25 milioni.
    Nella sostanza più che un Partito possiamo rappresentare una Fondazione culturale socialista.
    Con la nuova legge elettorale rischiamo di non riavere neanche i 7 parlamentari attuali, sia che ci aggreghiamo al PD sia che tentiamo di organizzare una coalizione laico socialista per raggiungere il 3% ( che significa decuplicare l’attuale rappresentanza elettorale). Mi è stato duro far parlare la ragione al posto del cuore, ma questa è la realtà aldilà dei nostri ricordi e dei nostri desideri.
    Ci rimangono le aspirazioni, ma per tradurle dobbiamo essere coscienti che dobbiamo essere disposti di dovere intraprendere una lunga marcia nel deserto. Oltre 2000 anni fa c’era un uomo di nome Giovanni detto “il Battista”, che riuscì a farsi ascoltare nel deserto da delle moltitudini di uomini e con della semplice acqua sparsa sul capo a risvegliare una Fede in chi l’aveva smarrita. Per questa traversata del deserto, cerchiamo di trovare o di fare crescere il nostro Giovanni detto “il Socialista”.
    Je suis socialiste

  5. Finalmente direttore entriamo nel vivo della questione:
    DOVE ANDARE?
    Condivido pienamente la tua analisi e mi domando anch’io se abbiamo il coraggio di affrontare (con qualche aggregato ) la sfida del 3%.
    Se la nostra fine è quella di sparire dalla scena Politica, tanto valle tentare, almeno avremmo la coscienza a posto.
    A mio modesto avviso, se prendessimo come punto di riferimento il Lib-Lab di Bettiza memoria, l’intento potrebbe anche riuscire.
    Certo, bisogna rimboccarsi le maniche a tutti i livelli e i bravi intellettuali di area Socialista, dovrebbero lavorare sodo per aggregare i colleghi di area Liberale e Repubblicana.
    Il compito di questo Assembramento nel futuro Parlamento, dovrebbe essere quello di agire in piena libertà, come anima critica e propositiva, per aiutare ilPaese a non scivolare nelle grinfie, di un Regime Populista.
    Se pure il mio coraggio valle poco, lo metto volentieri al servizio della causa comune.

  6. I paradigmi di destra e sinistra di “ieri” e non di oggi, i poli laico-socialisti, rappresentano un linguaggio morto!
    Il punto sta nei nuovi valori, nelle nuove idee, nei nuovi progetti del nuovo socialismo.
    Abbiamo un’idea di fondo, suggestiva, originale o no?
    In caso affermativo si intraprenda l’autonomia, in caso contrario si scelga il PD.
    A mio avviso L’idea di cui sopra ci sarebbe, purchè il partito anteponga il “deinde philosophari” all’eterno “primum vivere”.

  7. Qualcuno – anzi molti cittadini – di noi ha dimenticato gli insegnamenti dei padri della nostra Repubblica nata dalla WWII “la libertà si conquista giorno per giorno” mi sembra che lo diceva spesso un nostro compagno che viene sempre elogiato come il Presidente degli italiani SANDRO PERTINI elogiato per mettere in ombra quello che era veramente un SOCIALISTA e un CITTADINO responsabile che per battersi contro una dittatura ha avuto il coraggio di rinunciare alla libertà del corpo ma ha innalzato la libertà dello spirito che gli ha permesso ad età avanzata di essere di esempio per tutti noi e per tutti gli italiani onesti e coraggiosi. Perciò tutti i conticini che fa Mauro del Bue cestiniamoli e prepariamoci ad una lunga marcia guardando al futuro perché abbiamo un grande passato. Si deve ripristinare una legge elettorale dove i cittadini contano – una testa un voto – si deve impedire la distruzione della nostra COSTITUZIONE, si deve mettere mano al debito pubblico cominciando ad eliminare una classe politica che è diventata una oligarchia – studiamo gli anni trenta del XX secolo – come nel periodo fascista. Si devono eliminare le Regioni che le hanno fatte diventare staterelli e siamo tornati al Gioberti del XIX secolo che sosteneva la federazione degli staterelli con a capo il Papa. Quindi c’è molto lavoro da fare e un partito Socialista che sappia leggere la realtà e impostare il futuro è necessario come l’aria che respiriamo. Arrivederci, pertanto, a domenica 29 marzo p.v. in via dei Frentani nella sala CGIL dove si incontreranno i Socialisti contro le mezze misure dei vari Nencini, et altri.

  8. Bisogna ripartire dalle idee, socialiste, di difendere i più deboli, gli emarginati, di riconoscere il merito nel lavoro, di battersi per la centralità del Parlamento. Ma voi pensate se si potessero traslare al giudizio dei socialisti vissuti nel secolo scorso quando c’erano Nenni, Saragat, Pertini, Craxi , i recenti provvedimenti sul lavoro, sulle pensioni, sulle riforme costituzionali , queste avrebbero avuto il voto dei socialisti? io penso di no. Purtroppo ci siamo appiattiti sulla linea del PD. ma se non ritorniamo alle origini e non si ferma la voglia di potere costi quello che costi siamo alla frutta.

  9. Da diversi anni, dopo la Rosa nel Pugno e prima di Renzi, sostengo, praticamente confrontandomi solo con me stesso o al massimo con gli amici di Pensalibero, che l’unica via possibile è quella di ispirare o far parte di una corrente socialista all’interno del pd. Non alla spicciolata, come negli esempi che hai citato, ma tutti insieme, non patteggiando seggi, ma sviluppando idee. Convengo che una leadership fagocitante come quella di Renzi non invogli molto, ma il suo è un discorso comunque riformatore, ma che necessita di correzioni e assestamenti. In questo ambito potrebbe stare, per ora, il nostro collocamento e la nostra funzione.

  10. Laicismo, in che senso oggi?
    Europeismo, in che senso oggi?
    Individualismo, in che senso oggi?
    Riformismo, in che senso oggi?
    Destra e sinistra, in che senso oggi?
    Uguaglianza e libertà, in che senso oggi?
    Socialismo, in che senso oggi?
    Se si ritiene che tutto sia come prima, giochiamo al quiz della migliore collocazione, in caso contrario iniziamo a fare sul serio!

  11. Condivido totalmente la proposta del Direttore Mauro del Bue. L’Italia rischia di rimanere “orfana” delle tre principali culture moderne e riformatrici di stampo europeo: quella socialista, quella liberale, quella ecologista. Le alternative che si propongono al PD, fatalmente cascano nelle logiche da “vecchia nuova sinistra”, imbevute di nostalgia, di retorica ideologica. Il PD, pur aderendo formalmente al PSE, resta distantissimo dalla cultura laica e libertaria del socialismo europeo. Ed eredità tratti sempre più consistenti (e spesso nemmeno i migliori) della vecchia democrazia cristiana. Occorre però identificare non solo gli interlocutori politici organizzati di un simile ambizioso progetto (che riprenda ed allarghi lo spirito innovativo della “Rosa Nel Pugno”. Ma anche i soggetti sociali di riferimento, le domande di rappresentanza. E corrisponda ad esse con proposte adeguate sotto il profilo dei contenuti. E’ una sfida importante. Ma è una sfida giusta e buona.

  12. Ma chi sono i dirigenti? Dirigenti di che cosa? Un castello di carte, basterebbe un azione politica vera di poche settimane per spazzarli via – venderli al P.D. come materiali da riciclare!

  13. Laicismo, in che senso oggi?
    Europeismo, in che senso oggi?
    Individualismo, in che senso oggi?
    Riformismo, in che senso oggi?
    Uguaglianza, libertà, giustizia, in che senso oggi?
    Socialismo, in che senso oggi?
    Se si ritiene che tutto sia come prima, allora si giochi alla collocazione politica, in caso contrario si incominci a fare sul serio!

  14. Quello che dice Giorgio temo sia vero, anche la mia esperienza mi porta a questa conclusione. Personalmente avrei la forza e il coraggio ma attorno sento solo sfiducia e rassegnazione e questo è veramente sconfortante. Aspettiamo un capo che ci porti fuori dalle secche ma questo modo di pensare la politica è quanto di meno socialista possa esserci ed è anche una delle cause che ci ha portato al disastro 20 e oltre anni fa. Perchè il capo se non c’è non possiamo inventarcelo. Forse abbiamo bisogno di contaminarci con altre storie politiche ed energie vitali. Se i giovani non vengono più a noi, siamo noi che dobbiamo andare da loro, ci serve una iniezione di sangue giovane, per cui non scarterei neppure un confronto con ciò che si muove a sinistra del PD, Sel inclusa, ( oltre che naturalmente con quel che resta di Verdi e Radicali ) col coraggio e la convinzione delle nostre idee. Come vogliamo definire questa area se non di sinistra socialdemocratica, compresa quella di Landini? Noi abbiamo il dovere di aprirci a tutto ciò che si muove in un mondo privo di una egemonia consolidata. Per questo solo una strada a mio avviso va scartata senza ombra di dubbio, perchè contro natura e destinata alla irrilevanza politica, la confluenza nel PD. Per questo è urgente un congresso che metta a confronto in maniera aperta e democratica tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa. A volte nel nostro mondo emergono ancora logiche da ” parrocchietta”, smettiamola, al punto in cui siamo è patetico.

  15. Le sfide, per quanto dure e difficili, se si vogliono vincere si devono affrontare, se si sta fuori in partenza non c’è speranza. L’idea di proporci nella sinistra non deve partire pensando di allearci a questo o a quello perchè la sinistra è così frastagliata che non si riesce ad avere interlocutori. A mio avvso ci vuole una proposta forte, una leadership credibile, una rinnovata partecipazione compatta al nostro interno, con i socialisti presenti un po’ ovunque e cominciare il cammino rivolgendoci direttamene alla gente che non ha più tempo di aspettare. Se le cose saranno capite e percepite come innovatrici, allora potranno esserci aggregazioni provenienti da ogni dove. L’importante prima di partire è crederci un po’ tutti noi senza tentennamenti e distinguo, come si è usi fare, marciando compatti. Io ancora ci credo, perchè la fantasia, i principi, gli ideali, gli uomini e i progetti socialisti non mancano, si tratta solo di trovare il bandolo della matassa e chi ha la capacità di condurre le danze. Sono altresì convinto che non sarebbe difficile trovare nella nostra area chi potrebbe assumersi questo ruolo e a mio avviso ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta. Infine l’importante è crederci e partecipare cercando di coinvolgere il più possibile i mass media e tv per darci maggiore visibilità magari forzando insistentemente e proponendoci con valide argomentazioni. Nella situazione politica odierna la mancanza di una forza socialista e riformista si fa sentire ogni giorno di più e la gente è piuttosto ondivaga stringendosi attorno a chi a parole e parlando alla pancia, dice di risolvere tutti problemi. Le delusioni però sono state molteplici con troppi partiti personalistici, per gran parte meteore già sparite.

  16. Giusta l’analisi e giuste e condivisibili le conclusioni del nostro direttore. Il coraggio per procedere nel senso indicato? Se il coraggio non c’è, lo dobbiamo trovare perché è l’unica strada della nostra permanenza nella scena politica. Ma, caro Mauro, e’ questa la strada che vuole percorrere il nostro segretario Nencini o l’attuale segreteria continua a cincischiare dietro a Telemaco e Ulisse? A mio parere l’Avanti! deve continuare su questa battaglia anche per far trovare a tutti i socialisti il coraggio che ci manca e a far ricredere tutti quei compagni che Tu citi e che speravano di trovare nel PD il nuovo socialismo.

  17. cari compagni,
    il ‘primum vivere deinde philosophari’ lo conosciamo tutti molto bene, ma occorre anche la lucidità di riconoscere quando il vivere passa da ‘primum’ a ‘unicum’.
    Tralascio una analisi della traversata nel deserto degli ultimi due decenni, traversata che ci ha visto giungere ad oggi sulle ginocchia, tra mille difficoltà di ogni genere, dall’ostracismo mediatico ai problemi economici e di rapporti con il mutevole panorama del centrosinistra italiano.
    Oggi, nel 2015, credo occorra scattare una fotografia ed analizzarla con attenzione. Noi socialisti dobbiamo interrogarci ed aggiornarci, dobbiamo guardare alle problematiche del nuovo millennio con il nostro inconfondibile spirito critico e con la nostra eresia. Il socialismo italiano, sin dal nome del suo glorioso giornale, ha sempre avuto il merito di proiettarsi Avanti, di precedere i tempi e capire prima di altri i cambiamenti in atto. Cambiamenti sia economici che sociali.

    Oggi sono pochi i soggetti in grado di comprendere la portata epocale dei cambiamenti innescati nel nuovo millennio. I sindacati immobili, rivolti all’indietro, hanno perso il contatto con almeno due generazioni di lavoratori; i partiti politici si perdono tra sterili nostalgie e ridicole boutade populiste, dall’estrema sinistra all’estrema destra.

    I socialisti, e il PSI, a mio avviso hanno solamente quella strada per non trovarsi relegati ai margini di una scena politica che, inevitabilmente, finirebbe per sopraffarci. Guardare al futuro e aggiornare la nostra proposta politica, con il coraggio di portarla avanti contro ogni conservatorismo come abbiamo sempre fatto. Saremmo gli unici o quasi a farlo in italia, in un momento in cui anche chi tenta di innovare (mi riferisco a Renzi e al suo PD) lo fa in modo mediaticamente efficace ma sostanzialmente e politicamente confuso.

    Se abbiamo ancora certe capacità di analisi e proposta politica, ed io lo credo, è giunto il momento di utilizzarle. Ora.

  18. Noto che ci siamo arresi. Arresi ad un partito come quello che voleva l’avv. Agnelli: che si dichiari di sinistra e faccia quello che vuole la destra. Quella che comanda davvero, non quella di Berlusconi.
    Per parte mia non ho patemi d’animo e già domani mi collocherei a “sinistra” del PD. Sinistra democratica ovviamente e non velleitaria o rivoluzionaria.
    Sinistra (ma che brutta parola) che assume i valori che hanno permeato un secolo di socialismo, mentre ora siamo in mano all’economicismo senza valori (se non quelli finanziari).
    La sinistra dei socialisti, di tutti i socialisti che devono ri-sentire il “richiamo della foresta”.
    I Ci vati e quant’altri che cercano una sponda, se lo ritengono ci possono stare. Non per dividerci, ma per partecipare.
    Ma porca miseria. ci sarà pure in Italia qualcuno che vuole un’alternativa a questa situazione? O si siamo assuefatti e rassegnati!

  19. Caro Mauro, è un bene tentare una strada per stabilire come può esistere qualcosa che sia “altro” dal PD. Una scelta obbligata. Proviamo allora. Innanzitutto vediamo chi ci sta e come elaborare un documento serio e ben fatto che richiami alla discussione e alla partecipazione se non all’adesione. Diffondiamolo in tutte le Regioni e Province d’talia e diamo appuntamento per un più grande meeting. Vediamo se tra le adesioni ci saranno personalità in grado di assumere ruoli diversi e anche direttivi. Cerchiamo tra le vecchie e le nuove intelligenze, tra chi ha storia e conoscenza della storia. E’ un compito al limite delle nostre possibilità, ma prima di morire lasciamo che qualcuno dichiari ufficialmente la nostra morte.

  20. Ci siamo già passati dalla lista laico-socialista-tuttiquellichenonstannocolPD e ce ne siamo già pentiti almeno una decina di volte. Fatta eccezione per la RnP, esperienza irripetibile perchè non abbiamo nè soldi nè leader. Il progetto di un grande partito di sinistra con il PD rimane l’unica via percorribile. Per scalarlo e governarlo da socialisti.

  21. Coalizioni con radicali e verdi le abbiamo già fatte con esiti deludenti (vedi la rosa nel pugno). Ora i tempi sono totalmente diversi!
    Il PSI deve farsi protagonista di una “coalizione sociale”, un “movimento” cioè di sinistra, come in Grecia e in Spagna..! Questa non è una mera scelta politica o di sopravvivenza, ma il presupposto per non vergognarsi di chiamarsi socialista nel 2015.
    Il leader molto probabilmente non sarà un nostro iscritto e tantomeno il nostro segretario..ma questo conta niente nell’ottica di una rigenerazione della politica.
    Gianfranco Orel

  22. Bene la tua analisi direttore non svendiamo il nodtro patrimonio storico al PD…..La lista civica presentata in Emilia Romagna a mio parere deve rssere un modello da seguire a livello nazionale.
    Il PD Forza Italia e altri si stanno sgretolando ed era inevitabile…..
    Allora sta’ a noi crederci tutti insieme uniti e senza scoramenti……
    L’Italia e l’ Europa hanno bisogno del PSI l’europa ce lo insegna…..
    Ma caro Nencini e caro Mauro sta’ a voi crederci per primi……
    La base tutta l’opinione pubblica fanno fatica a capire dove siamo e con chi stiamo…..grazie al PD per il passaggio ma noi abbiamo le nostre gambe ed il nostro cervello…..non siamo crisantemi!!!!!

  23. Caro Mauro il coraggio non manca ci vogliono idee, proposte politiche, progettualità, capacità di ascolto di analisi e di interpretazione delle esigenze e necessità degli Italiani.
    Coraggio lavoriamo e andiamo avanti.

    • Egr. Signor Oscar, se le capacità sono inesistenti, e, qualora fossero solo presenti per pochi intimi ritengo che più che pensare al futuro bisognerà pensare che una volta c’erano anche i socialisti nella scena politica italiana.
      Personalmente ritengo che ci siano ancora possibilità, forse bisogna saper rinnovare il Partito.

      • Caro Sergio sono assolutamente d’accordo sul pensare che vi siano ancora possibilità alle quali, però, si deve dare corpo e forma oltre a farsi veramente portavoce di chi voce ormai non ne ha più e sostenerli con grande forza.I problemi in campo sono talmente tanti e drammatici che basta solo guardarsi un attimo attorno ed attivarsi con decisione. Saluti Oscar

  24. Avevo scritto un bel commento, come a me sembrava, purtroppo andato perso per errore informatico. Ho sempre ammirato la logica di Mauro,anche quando non la condividevo, perché ci accompagnava alla realizzazione letterario di una tesi. Questa volta invece, come a me è sembrato, parla di due vie ma inevitabilmente ci riconduce ad una posizione di dubbio e di incertezza. In sostanza dice che il PSI non può stare alla destra del PD, e su questo tutti concordiamo, ma non può stare nemmeno a sinistra e nemmeno dentro il PD; quindi non ho capito niente. A me una cosa è chiara: ogni evento umano, per quanto importante sia, ha una sua durata contraddistinto da una parabola ascendente da un plateau ( linea piatta ) e da una parabola discendente fino a comparsa di un nuovo evento che segue lo stesso destino. Ora se a destra il PSI non si può collocare per sua caratterizzazione storica è evidente che la sua collocazione naturale è a sinistra con uno sguardo al centro moderatore. Temi per arricchire l’ agenda socialista sono a portata di mano. Il PD renziano ha messo all’ angolo gli obiettivi socialisti come tutta l’ organizzazione sindacale. Il Jjobs Act di Renzi ha reso precari tutto anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato. In questi giorni si sta assistendo a licenziamenti di massa per procedere a nuove assunzioni degli stessi lavoratori allo scopo di intimorire, togliere diritti e accettazione di qualsiasi contratto di lavoro anche con consistenti tagli alla busta paga. Parlo di milioni di lavoratori e non di pochi esempi. Mi sembra inutile dire che questa strategia politica e sociale porterà l’ Italia ad impoverimento di massa tra 30 anni allorquando i nuovi pensionati saranno costretti a vivere con 600 euro mensili. Il mondo del lavoro oggi è difficile e mi ricorda quello degli anni ’60 e ’70 allorquando per avere un posto di lavoro si doveva avere referenze del prete o del comandante della caserma dei Carabinieri se non anche tessera della DC allora partito di maggioranza. Non intendo fare comparazione tra i dirigenti della DC di allora con i dirigenti attuali del PD: altra stoffa, altra strategia con la quale sono riusciti a portare l’ Italia a potenza mondiale mentre oggi la stiamo affossando con la deindustrializzazione delle sue imprese anche più prestigiose. Questo per dire che il coraggio per la difesa dei temi socialisti lo dobbiamo trovare e sono sicuro che se non saremo noi capaci di trovarlo lo troveranno altri che credono nel socialismo. In questa occasione voglio parafrasare una frase di Bettino Craxi: essere socialista non è una moda ma un modo di essere. Caro compagno Mauro socialismo significa lavoro, dignità e quindi libertà del lavoratore e del cittadino che concorre allo sviluppo della società, assenza di socialismo è tutto il contrario. Il coraggio dobbiamo trovarlo come è avvenuto altre volte anche con il proprio sacrificio per il trionfo del socialismo di cui sia l’ Italia che il mondo necessità. Al pari di alcune forze politiche, nate da pochi anni, che hanno avuto il coraggio di lottare per alcuni ideali con enormi consensi, anche il PSI co la sua agenda politica potrebbe avere la possibilità di ottenere molti consensi, basta il coraggio per farlo. Concordo con te Mauro ma dobbiamo tentare per il debito contratto con le generazioni socialiste.
    Usciamo dall’ isolamento, da sotto le sottane di altro partito e sventoliamo la nostra bandiera e le nostre idee socialiste. Ti abbraccio compagno Mauro con l’ invito di vincere la paura, la battaglia ne vale la pena.

  25. e un partito perde i suoi valori di riferimento: difesa dei più deboli, diritti e visione del futuro, può solo morire.
    Quando si approvano leggi che dicono di eliminare il precariato facendo leggi che consentono, senza alcun motivo, di cacciare il lavoratore inviso che però dicono ha un contratto a tempo indeterminato (determinato cioè fino a quando l’imprenditore decide di tenerlo) si dà forza al più forte e si toglie al più debole. Il contrario dei valori del socialismo.
    Che bisogna costruire una forza a sinistra del PD è l’unica cosa che si potrà fare se non si vuole accettare la deriva di destra che sta togliendo i diritti elementari (casa lavoro sanità) ai deboli. Se il nostro partito non prende questa bandiera tanto vale che chiuda. Poi per le alleanze si può fare tutto ciò che non contrasti i valori del socialismo.

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