mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Lì no
Pubblicato il 23-02-2015


Si fa sempre più concreta la possibilità di costruire un polo o un partito alla sinistra del Pd e l’intervista di Maurizio Landini a Il Fatto quotidiano lascia trasparire qualche disponibilità in tal senso del leader della Fiom. Anche se la sua discesa diretta in campo è stata poi smentita, è naturale che la Fiom darà il suo appoggio a un’iniziativa di tal genere. Diciamo la verità. C’è spazio alla sinistra del Pd per una forza politica. L’attuale collocazione del Pd, le stesse sue scelte di governo che rompono con il maggiore sindacato di sinistra, soprattutto a causa del contestato Jobs act, nonché la vittoria di Tsipiras in Grecia, che contesta la politica economica della Unione europea, e il probabile successo di Podemos in Spagna, vanno in questa direzione.

Dunque perché mai dovrebbe fallire più o meno analogo esperimento in Italia, viisto che l’Italia soffre, forse un po’ meno di Grecia e Spagna, degli stessi mail? E perché gli stessi socialisti italiani non dovrebbero essere sensibili a tale richiamo? Cerco di rispondere al primo interrogativo, ma vorrei soprattutto diffondermi sul secondo, che può essere risolto anche indipendentemente dal primo. L’Italia è sempre stata, nella sua storia, un paese anomalo. Solo in Italia esisteva un grande partito comunista, che era a sua volta anomalo rispetto agli altri, solo in Italia esisteva un partito, la Dc, ininterrottamente al governo dal dopoguerra come conseguenza della prima anomalia.

Solo in Italia la fine del comunismo ha portato alla fine dei partiti non comunisti, solo in Italia il sistema politico precedente la caduta del muro è crollato, solo in Italia il più ricco imprenditore ha fondato un partito che ha vinto le elezioni due volte e le ha poi impattate altre due. Solo in Italia la rottamazione della classe politica ha fatto centro, l’esperienza è diventata un difetto e l’inesperienza una virtù. Solo in Italia la fine degli ex comunisti è stata segnata non già dalla supremazia del filone socialista democratico e dei suoi uomini, ma dal risorgente anelito ex democristiano. Potrei continuare con una legge elettorale che solo in Italia sancisce il dovere della vittoria di una sola lista. Di tutte le anomalie quest’ultima mi pare quella meno funzionale alla nascita di un forte partito collocato alla sinistra del Pd. Una lista di questo tipo non potrà certo vincere le elezioni, potrà solo stare all’opposizione. E come noto, vedasi la fine di Bertinotti e di Fini, gli italiani votano chi si presume che vinca, non chi si è certi che perda.

Potremmo noi essere interessati a questo progetto? Questo a prescindere dal vincere e dal perdere visto che a noi interessa solo esistere. Ma esistere, non sopravvivere travestiti da un abito che ci rende irriconoscibili. Credo che il socialismo riformista e liberale, l’esperienza del vecchio Psi, le stesse scelte compiute più recentemente, dalla Rosa nel pugno alla Costituente socialista, non vadano certo in quella direzione. Intanto perché quell’eventuale soggetto politico starebbe fuori dal socialismo europeo, come lo sono Tsipras, Podemos e Vendola. E sarebbe davvero un capolavoro finire fuori anche noi, lasciando dentro il Pd, dopo avergli rimproverato per anni di non farne parte. Ma c’è una questione più importante ancora che ci rende incompatibili con quell’operazione. E cioè i programmi. Davvero dovremmo sposare una posizione di vetero sinistra alla Landini che proclama mobilitazioni e scioperi anche quando un’azienda assume e si trova con cinque lavoratori su migliaia che gli danno ragione? Con chi contesta duramente il Jobs act senza dare priorità alla drammatica situazione della disoccupazione, soprattuto giovanile, che col Jobs act, mal che vada, c’entra nulla e dal quale, ben che vada, può invece ricevere un aiuto? Noi lì, no. Sarebbe venir meno a noi stessi. Poi affronteremo il problema del che fare e cosa, visto che l’Avanti non si è mai tirato indietro….

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Commenti all'articolo
  1. Il prius non è la topografia politica ma le idee, i valori, i progetti.
    Il fare cosa è propedeutico al resto e, in rapporto a ciò, esiste a mio avviso reale spazio politico tra Renzi e Landini, naturalmente per chi non abbia un modello di occhiali fuoricorso.

  2. L’argomento è molto complesso, tuttavia vorrei sottoporre a tutti i compagni le seguenti questioni:
    1)Il PSI dovrebbe spendersi con ogni forza contro questa legge elettorale. Come il direttore Del Bue ha fatto notare in più occasioni, questa legge è un vero mostro giuridico. Decretare la “vittoria” di una lista per legge è assurdo, antidemocratico, incostituzionale. Il PD si vuole cucire una legge su misura, a questo punto mi chiedo perché non aboliamo direttamente il Parlamento ed istituiamo la dittatura di Renzi. Di certo sarebbe un’operazione meno ipocrita di quella a cui stiamo assistendo;
    2)Non condivido il richiamo al socialismo europeo. Ormai questa è una storia priva di contenuti. Di che socialismo stiamo parlando? Questa è un’Europa delle banche, delle lobby e fortemente Merkel-centrica. Le responsabilità del PSE ci sono e sono gravi. Forse sarebbe ora cominciare ad ammetterlo e trarne le conseguenze.
    3)Il PD ha aderito al PSE. Chissenefrega! La sua politica è sfacciatamente liberista. Il Jobs Act è macelleria sociale, come la riforma Fornero (votata in Parlamento dal PD). Aggiungo che mi fa inorridire anche la politica del PD sulla scuola. Non solo continua il finanziamento alle scuole private (vietato dalla Costituzione), ma si mortificano in continuazione i docenti e soprattutto i precari. Inoltre deve finire quest’idea sessantottina che non si può bocciare e del 18 politico. Questa gente ha distrutto la scuola e l’Italia intera.
    4)Renzi e il PD vogliono cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. E’ uno schiaffo alla democrazia, tenuto conto che si tratta di un Parlamento di nominati.
    5)Personalmente non mi alletta la prospettiva di andare con SeL e Landini, anche perché questi personaggi che parlano e parlano, soprattutto Vendola, spesso e volentieri hanno anteposto le poltrone ai diritti dei lavoratori Tuttavia mi terrorizza l’idea di andare col PD. A quel punto, se proprio dovessimo essere obbligati ad una scelta, penso sarebbe molto meglio allearci con Forza Italia (lì almeno troveremmo tanti compagni del vecchio PSI ed una politica meno liberista e sottomessa ad influenze estere di quella del PD). Per me, comunque, la strada maestra resta sempre quella di una lista autonoma del PSI per tentare di raggiungere il 3%.

  3. Caro Mauro
    Bella quella dell’Avanti che non si tira indietro , speriamo che continui così e che così faccia anche il partito. Veniamo a noi , Nenni soleva dire che si è sempre alla sinistra di qualcosa e alla destra di qualcosaltro, il punto non è tra chi ci posizionano ma cosa proponiamo. Il nostro piccolo partito che nission ha ?Quella di soppravvivere , con estenuanti tatticismi per avere comunque una minuscola rappresentanza parlamentare o quella di essere portatore di un progetto politico ?Io ritengo che si debba essere portatori di un progetto politico, che per me è sempre quello autonomista che ci portò al primo centrosinistra, il sogno che fù di Nenni e Saragat un partito socialista che sappia fare un’Italia moderna , più giusta, più solidale e più moderna, non esistono altre strade, con questa legge elettorale o si supera il 3% e si entra in parlamento, oppure non si entra , l’epoca dei tatticismi è finita dobbiamo tornare alla politica , Dio solo sa quanto l’Italia ha bisogno di superare l’attuale politica del giorno per giorno attuata secondo l’effetto mediatico che garantisce . Dobbiamo eleggere in virtù del nostro progetto politco e non dei tatticismi. Noi abbiamo una arma il più delle altre formazioni politiche, non siamo ex di nulla, non abbiamo responsabilità alcuna in questi disgraziati 20 anni di 2° repubblica, siamo rimasti partito che ha precisi riferimenti culturali e non operazioni di marketing .
    Fraterni saluti
    Conpagno Maurizio Molinari consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

  4. Sono del parere che a sinistra del pd deve esserci il PSI-PSE senza fare concessioni a nessun Landini di turno, ma avere le idee chiare su che cosa deve essere un partito in una democrazia e non come adesso che i segretari si impadroniscono dei partiti e servono solo per contrattare il “posto” al senato o a qualche presidenza della regione di appartenenza. Il partito deve avere una visione del futuro, sacrifici compresi, e dare battaglia a questo pd che vuole diventare partito della nazione, per me partito fascista o partito comunista del XXI secolo. Arrivederci al 29 marzo a Roma via dei Frentani sala CGIL dove si incontreranno i socialisti contrari a Nencini che vuole dissolvere i socialisti nel pd.

  5. Non riesco ad immaginare un PSI che si unisce a Tsipras, Podemos e Vendola. Noi abbiamo sempre flirtato con l’estrema sinistra, ma un conto è flirtare, un altro partecipare. Al contrario penso che la nascita di un partito a sinistra del PD potrebbe aprire a noi spazi nuovi.

  6. Articolo in buona parte condivisibile, francamente vedo complicata un’alleanza socialista con la sinistra radicale, ma allo stesso tempo faccio fatica a vedere qualche prospettiva nel patto federativo col PD che mi pare più passi il tempo più ci veda tutelati con le stesse tutele crescente che avranno i lavoratori dopo l’ approvazione del Job Act dal giovin signore fiorentino senza nessuna considerazione di opposizione e parti sociali. Il nostro partito è stato anche quello che si è battuto con Nenni per lo statuto dei lavoratori, quello vero non questo pastrocchio propagandistico che a detta di molti esperti non produrrà quasi nulla in termine di nuovi posti di lavoro e che anzi probabilmente avrà l’effetto di ridurre ulteriormente la concorrenza perché penso che chi avesse mai occasione di cambiare lavoro per provare di migliorare la propria situazione, prima di sottoscrivere un contratto a tutele crescenti ci penserà almeno due volte. La strada è stretta specie in questo momento in cui l’uomo solo al comando veleggia col vento in poppa, ma a mio avviso bisognerà provare con proposte concrete e rivolte ai giovani (unica speranza di un futuro migliore) di cercare di raggiungere il 3% con dignità e con la schiena dritta. Fraterni saluti Je suis socialiste

  7. Caro Direttore, personalmente penso non ad un nuovo soggetto politico guidato da Landini e su posizioni della Sinistra Radicale, ma ad un Partito Socialista a Sinistra del PD su posizioni realmente Riformiste, cioè con Cultura di Governo, che si allei con forze e movimenti analoghi e aderente insieme a noi al PSE, pur con i suoi limiti e responsabilità. Mettere insieme i molteplici frammenti Socialisti e di area laica; elaborare un progetto di medio-lungo periodo per una Società, per l’Italia e l’Europa, più solidale e a garanzia del progresso sociale per il futuro dei giovani; trovare un leader capace di interpretare e comunicare tale progetto Socialista-Riformista. I nostri Dirigenti si sentono impegnati?

  8. Anch’io credo che il problema più grosso non sia dove collocarsi ma, cosa proponiamo. Una cosa penso sia abbastanza chiara almeno per me, con questo PD i Socialisti non hanno niente da spartire. Oramai il PD è diventato un corpaccione indistinto di centro nel quale si colloca la classe dirigente di centro-destra del paese inspirandone le politiche. Perciò io credo che la strada obbligata e quella di tentare lo sfondamento del famoso 3% e dialogando con i partiti e movimenti della società civile che stanno alla sinistra del PD. Mi sembra veramente fuori luogo quando si afferma che i Socialisti non hanno niente a che fare con la sinistra radicale. Ma dové questa sinistra radicale ? Credo che sarebbe più pertinente soffermarci nel merito delle problematiche che sollevano i vari Vendola, Tisipras o Modemos e poi trarne le necessarie conclusioni.

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