lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

CAOS LIBIA
Pubblicato il 16-02-2015


Isis_LibiaLa Libia è nel caos (e rischia di finirci anche l’Italia); questa è l’unica concreta certezza mentre le forze del Califfato avanzano, aiutate proprio dalla estrema debolezza dei due governi che da Bengasi e da Tripoli si contendono il potere nel Paese. Sul fronte militare, la novità è rappresentata dall’intervento duro e ripetuto delle forze militari egiziane, anche in risposta all’uccisione dei 21 ostaggi copti (cristiani egiziani nativi ndr), ma soprattutto in funzione di contenimento di un fenomeno che assai facilmente potrebbe contagiare il Paese delle piramidi.

Intanto in Italia, così vicina e per molteplici ragioni alla Libia, si sta avviando il ‘dibattito’ politico su ‘che fare’ che qualcuno già prefigura come rinascita del ‘Patto del Nazareno’, ma in tuta mimetica.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto un lungo colloquio telefonico proprio con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi per analizzare lo stato della lotta contro il terrorismo, con particolare riguardo alla situazione libica e ai passi politici e diplomatici, nel quadro del Consiglio di sicurezza Onu, per riportare sicurezza e pace nel Paese.

“Non è il momento per l’intervento militare, apprezzo molto – ha detto al Tg5 – che su politica estera non ci siano divisioni tra i partiti. Vedremo che fare quando sarà il momento ma è bene che sulla una situazione di politica estera delicata il paese non si metta a litigare. Da tre anni in Libia la situazione è fuori controllo, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Ma la comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La proposta è di aspettare il consiglio di sicurezza Onu. La forza dell’Onu è decisamente superiore alle milizie radicali”.

Occorre “saggezza, prudenza e senso della situazione. La vicenda è problematica, la seguiamo – ha ribadito – con grande preoccupazione e attenzione, ma non si passi dall’indifferenza totale all’isteria e a una reazione irragionevole”.

Un riferimento, neppure tanto velato alle dichiarazioni del ministro degli esteri Gentiloni che venerdì ipotizzava un intervento armato dell’Italia da fare comunque o  sotto l’egida dell’Onu o da soli. E a quelle successive del ministro della Difesa Pinotti che sostanzialmente quantificava anche in 5 mila, il numero degli uomini da dispiegare sul campo. Una posizione fortemente contestata dall’ex presidente del consiglio Romano Prodi, buon conoscitore della situazione e proprio per questo più che scettico sulla possibilità di condurre un’azione di forza con successo mentre Forza Italia dichiara la sua disponibilità a sostenere la politica estera del Governo in Libia purché, naturalmente, venga condivisa in Parlamento.

Il PSI
“Di fronte alla barbarie dell’Isis e a quanto sta avvenendo in Libia, e a quanto di peggio potrebbe accadere – ha dichiarato il segretario del PSI, Riccardo Nencini – bisogna rafforzare e accelerare gli sforzi della diplomazia e in particolare delle Nazioni Unite. Non C’è dubbio che il primo passo per una soluzione, anche sostenuta da una missione sotto l’egida dell’Onu, passa per l’identificazioni di interlocutori credibili a Tripoli come a Bengasi o a Tobruk. Intanto però sarebbe bene che i ministri registrassero le loro posizioni con quelle del Presidente del Consiglio – ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni in successione di Gentiloni, Pinotti e lo stesso Renzi – prima di comunicarle all’opinione pubblica, anche per evitare una confusione di linguaggi e per non dare un’immagine di frettolosa approssimazione che in questo caso sarebbe davvero una iattura”.

Per Luca Cefisi, responsabile del PSI per le politiche europee e l’Internazionale Socialista, “la precisazione odierna di Renzi su Gentiloni è giunta quanto mai opportuna e corregge un apparente infortunio della Farnesina. Le controverse dichiarazioni del ministro degli esteri, a cui pure sarebbe specialmente raccomandata l’esercizio della prudenza diplomatica, lasciavano pensare che l’Italia si preparasse a un’escalation militare in Libia, opzione estrema e di ultima istanza, quando prima ancora c’è da sostenere la capacità del popolo libico di autodifendersi e autosostenersi, e quella dei Paesi arabi vicini di intervenire senza aprire la spinosa questione delle memorie storiche del colonianismo italiano e senza fomentare la retorica islamista che invoca la guerra agli stranieri crociati per raccogliere consensi. Soprattutto, senza creare le condizioni di una ‘guerra asimmetrica’ che sono proprio quelle ricercate dai gruppi insorgenti per massimizzare il loro potenziale offensivo. Vediamo che il primo ministro Renzi, dichiarando che un’intervento militare non è oggi in vista, e che non si deve passare dall’indifferenza all’isteria, ha dato una più che opportuna correzione di rotta. L’Italia si impegni, in primo luogo, a sostenere le forze libiche e arabe già in azione contro i terroristi”.

Il PD
“My country, right or wrong. Questo è il mio Paese, nel giusto (per sostenerlo) e nell’errore (per correggerlo senza indebolirlo). Nel momento in cui il sedicente Stato islamico minaccia l’Italia, ogni forza politica costituzionale ha il dovere di fare il possibile per sostenere la politica estera del governo. Le posizioni assunte dal presidente del Consiglio sulla Libia sono sensate: diplomazia a tutto campo e, solo se non avremo successo, interventi di peace enforcement, con l’Italia capofila delle operazioni in un caso e nell’altro”. Lo scrive oggi sul suo blog, il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, commentando l’escalation di tensione in corso in queste ore in Libia. “In questo quadro, l’idea di coinvolgere i Paesi del Mediterraneo nell’azione di pacificazione, suggerita sul ‘Corriere’ dal senatore Latorre, rappresenta un assennato contributo che rientra nella tradizionale politica estera dell’Italia in quest’area cruciale. Il governo, ne siamo sicuri, farà tesoro di tutte le esperienze, a partire dall’eterogenesi dei fini delle primavere arabe e dai ruoli nuovi che vanno assumendo in rapporto al terrorismo islamista, l’Iran, i Paesi del Golfo e l’Arabia Saudita”.

Movimento 5 Stelle
Non ha destato sorpresa il fatto che il M5S si sia immediatamente schierato contro la maggioranza delle forze politiche sulla possibilità di un interevento militare confermando, se ce ne fosse stato bisogno, la vocazione all’essere all’opposizione di tutto e di tutti, sempre, comunque e dovunque. “Se Renzi vuole la guerra ci vada lui con Napolitano al seguito. Vedendoli, l’Isis si farà una gran risata e ci risparmierà. Non spetta al Governo – dice Grillo sul suo blog – decidere se entrare in guerra, ma ancora al Presidente. Aspettiamo un monito dal Presidente, anche piccolo piccolo, al bulletto di Rignano. No alla guerra”.

La Lega
In gara per il vessillo dell’opposizione c’è anche la Lega di Matteo Salvini che parlando dai microfoni di radio Padania ha detto: “Questo Governo dà i numeri, sento che parlano di soldati e guerra con facilità, ma è già stata fatta una cazzata nel 2011 con Gheddafi, lo ha ammesso anche Prodi, non ripetiamola. Prima di qualsiasi intervento bisogna capire che cosa fare, trovando accordi sul territorio e fermare gli sbarchi. (…) Il governo Renzi è pericoloso: parla di guerra a vanvera” inoltre, aggiunge, il ministro Alfano prima dice che “le mie parole sono in commentabili” poi in un’intervista “ammette che c’è la possibilità che tra i clandestini si nascondano terroristi”. “Leggo sui giornali polemiche inutili e prive di senso sulle mie parole a proposito degli sbarchi di clandestini. Ho solo detto di soccorrerli e aiutarli in mare, ma di non farli sbarcare. Il governo parla di guerra – ha aggiunto – e poi facciamo i traghettatori per conto dell’Isis?”.

La Francia
Il presidente della Repubblica francese, Francois Hollande, in una telefonata al generale al-Sisi – ha sottolineato “l’importanza che il Consiglio di sicurezza dell’ONU si riunisca e che la comunità internazionale decida nuove misure”. Chissà se Hollande ha anche chiesto scusa di quanto sta avvenendo in Libia vista che fu proprio l’interventismo del suo predecessore all’Eliseo, Nicolas Sarkozy, spalleggiato dalla Gran Bretagna di Cameron, a far precipitare la situazione destabilizzando il regime del colonnello Gheddafi senza che vi fosse, neppure lontanamente, un progetto credibile di ricambio al potere.

Sul campo di battaglia
Dopo quello della notte scorsa (verso le 4 ora italiana) e un secondo verso le 11, nel pomeriggio le forze armate egiziane hanno condotto un terzo sulla Libia, colpendo obiettivi dell’Isis. Nell’incursione di metà mattinata, il portavoce del Comando dell’aviazione libico ha precisato che sono state colpite postazioni dell’Isis e di Ansar al Sharia a Derna. I raid aerei egiziani hanno colpito diversi obiettivi tra cui accampamenti dell’Isis a Derna, la città dell’est della Libia dove lo Stato islamico ha creato un “Califfato”, Bengasi e Sirte. L’Esercito libico – secondo quanto riferisce il sito del quotidiano egiziano Al Ahram – ha fatto sapere che nei raid su Derna e Sirte sono stati uccisi 64 combattenti dell’Isis, tra cui “tre dei loro leader”. I feriti sono “decine”. Il ministero degli Esteri egiziano ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le “proprie responsabilità” e di prendere “misure contro le postazioni” dell’Isis e delle altre formazioni terroristiche in Libia” che “rappresentano una minaccia chiara per la sicurezza e la pace internazionali”.

Armando Marchio

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