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Opinioni e commenti
 

Libia. Fabbri: Italia faccia subito guerra agli scafisti
Pubblicato il 23-02-2015


Isis-portaerei-franceseUcraina, Libia, Isis, immigrazione … la politica estera è tornata prepotentemente di attualità. È di oggi la notizia che la Francia ha deciso di utilizzare una squadra navale con la portaerei De Gaulle per contrastare l’offensiva dei mujaeddin dell’Isis. Parigi conferma così la sua attitudine a muoversi subito e da sola, senza ricercare né attendere il conforto diplomatico e organizzativo internazionale né dell’Onu né della Nato. Una mossa in solitario che non induce alla tranquillità visti i precedenti – disastrosi alla luce delle conseguenze – dell’offensiva contro Gheddafi scatenata da Sarkozy che voleva soprattutto vincere le elezioni (poi perse) e recuperare un ruolo di primo piano in Libia e nel Mediterraneo. Di fronte a tutto questo il Governo italiano sembra non avere le idee chiarissime

Non si sono viste iniziative forti, ma piuttosto si è assistito a prese di posizione isolate, deboli, poco convincenti. Eppure l’Italia ha davvero tanto di cui preoccuparsi perché queste crisi ne mettono a repentaglio interessi economici e futuro prossimo.

Ne abbiamo parlato con il senatore Fabio Fabbri, già capogruppo del PSI a Palazzo Madama durante la segreteria di Bettino Craxi, ministro degli affari regionali nel V governo Fanfani, delle politiche comunitarie nel II governo Craxi, e della difesa del governo Ciampi.

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Fabio Fabbri

Da ex ministro della Difesa cosa pensa di quanto sta accadendo sul fronte orientale, ai confini fra l’Ucraina e la Russia, e sul versante mediterraneo, in Libia, a breve distanza dalle nostre coste?
Per la verità, in questi giorni mi viene soprattutto alla mente un’altra mia esperienza di governo, quella di Ministro per l’Europa, o delle politiche comunitarie. Conclusi allora il mio compito presentando al Parlamento un libro bianco intitolato “Domanda d’Europa”. In questo dossier rilevavo che l’Europa era allora un gigante economico ma un nano politico ed anche militare, tanto che sollecitavo la creazione di un esercito europeo. Eravamo nel 1987. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma l’Europa è un po’ meno un gigante economico ed ancor più oggi un nano politico e militare. E questo pesa enormemente sulle crisi drammatiche che le democrazie occidentali sono chiamate a fronteggiare.

Questa inesistenza degli Stati Uniti d’Europa incide negativamente sia sulla crisi che riguarda l’Ucraina, sia a fronte dell’insediamento delle forze armate dello Stato islamico nella vicina Libia?
Cominciamo dall’Est. Le trattative con Putin che hanno condotto a un gracile cessate il fuoco, sono state condotte dal Presidente francese Hollande e dalla Cancelliera Merkel, escludendo non solo Renzi, ma anche Federica Mogherini, che è il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea. Uno schiaffo all’Italia che si tende ad edulcorare argomentando che alcuni Stati dell’Unione temevano un atteggiamento filo-russo della Mogherini.Se non vuole fare la fine incolore di chi l’ha preceduta, Lady Ashton, la signora Mogherini dovrebbe avere ruolo rilevante nelle crisi libica. Per ora non vedo segni positivi in proposito.

Torniamo all’Est. Come frenare le mire espansionistiche di Vladimir Putin, nostalgico della grandeur mondiale dell’Unione Sovietica?
Certo, spesso Putin è insopportabile. Tuttavia ritengo da sempre che con la Russia si debba dialogare e negoziare, con pazienza e fermezza, ma anche con rispetto. Certo, deve essere una coesistenza competitiva. Usa ed Europa non devono transigere sui valori fondanti della democrazia, ma la pace non può essere messa in pericolo. Detesto il leninismo, ma, anche perchè amo la letteratura russa, ho simpatia per il popolo russo e credo che la grande Russia possa essere uno straordinario mercato per le nostre industrie. Ma non basta: l’Europa, ma anche gli USA, hanno bisogno dell’alleanza con la Russia, ed anche con la Cina, per combattere la guerra di religione e di civiltà. Anche Churchill e Roosevelt si allearono con Stalin per sconfiggere la Germania di Hitler. I recenti fatti di Libia dimostrano che era meglio tenerci quel satrapo di Gheddafi, amico di Berlusconi. Ma i francesi e gli inglesi, a conferma dell’inesistenza di una vera Europa, hanno voluto eseguire in proprio una nefasta spedizione punitiva.

Oggi però è in primissimo piano quel che accade in Libia, alle porte di casa nostra. I ministri degli Esteri e della Difesa, Gentiloni e Pinotti, hanno sbagliato dichiarando che il pericolo era alle porte e l’Italia era pronta a difendersi mandando i propri soldati in Libia?
No, penso che l’allarme che hanno lanciato sia servito a scuotere la comunità internazionale, e purtroppo anche l’Europa, che dormiva. Hanno detto la verità. È a rischio la nostra sicurezza nazionale.

Ma Renzi li ha corretti, affermando il primato della legalità internazionale e dunque il ruolo dell’ONU.
Intanto l’Onu ha già un suo mediatore sul campo, lo spagnolo Leon; non è proprio il caso di “lanciare” Prodi, al quale, come all’Italia, giova un meritato riposo fra Bologna e Scandiano. Aggiungo che non sono affascinato dal mito dell’ONU e delle sue missioni militari Ho visto all’opera i caschi blu in Somalia. La loro prova è stata deludente, hanno solo ostacolato quel che sapevano fare, assai bene, i nostri reparti della Folgore. Per non parlare del genocidio di Srebrenica, dove i reparti olandesi dell’ONU hanno assistito inerti al massacro di 10 mila bosniaci.

Dovrebbe essere l’Unione Europea a prendersi carico di contrastare il pericolo che viene dalla costa africana prossima alla Sicilia?
Sarebbe desiderabile. Ma siamo alle solite: quel tanto di Europa che esiste sembra distratta, e non ha il potenziale militare necessario. Si stima che l’insieme dei Paesi membri dell’Unione potrebbero mettere in movimento solo 750 carri armati. Anche il nostro dispositivo militare si è indebolito nella seconda Repubblica, in obbedienza al pacifismo demagogico: dimenticando che il prestigio di una Nazione si misura anche dalla sua capacità di partecipare alle missioni internazionali volte a mettere sotto controllo i focolai mondiali di crisi. 

Insomma, se fosse oggi, come nel ’94, Ministro della Difesa cosa farebbe?
Porterei in Consiglio dei Ministri questa proposta: mandiamo le navi della nostra Marina Militare in prossimità delle coste libiche, con il compito di affondare tutto il naviglio degli schifosi scafisti, per far cessare l’afflusso di disperati e di potenziali terroristi in casa nostra. Ho letto con piacere che così consiglia Lucio Caracciolo, che però vorrebbe affidare l’incombenza alle “Marine europee”. Campa cavallo. Può farlo da sola la nostra Marina Militare, con i provetti incursori del Comsubin. Lo abbiamo fatto quando si profilava l’invasione di navigli albanesi carichi di profughi. Dovremmo farlo anche oggi, senza indugio. Subito dopo chiederei che l’Italia chieda la convocazione del Consiglio dei capi di Stato e di Governo per decidere insieme un nuova politica dell’immigrazione verso gli Stati dell’Unione ed un piano di aiuto allo sviluppo dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. È il vecchio progetto di Craxi.

Non le sembra defilata in questo scenario drammatico l’America di Obama?
Purtroppo è così. L’America democratica è stanca di fare il gendarme del mondo. E questo dovrebbe accrescere la mobilitazione anche militare dell’Europa, avendo presente che esiste anche la Nato, abilitata a intervenire quando è minacciata la sicurezza di uno degli stati membri.

Sotto il profilo diplomatico come si dovrebbe operare?
Ricercare o consolidare rapporti amichevoli e di cooperazione economica con i Paesi arabi non ancora conquistati dal fondamentalismo islamico, compresi la Tunisia, il Marocco e l’Algeria. Nel mio piccolo incontrai i Ministri della difesa dell’Egitto, della Turchia e dell’Oman. Così mi aveva insegnato Craxi, ed anche Andreotti

Ha nostalgia della sua esperienza di Ministro della Difesa?
Non sono vedovo del passato. Ogni stagione ha il suo impegno e l’epilogo non deve trovarci inoperosi, come diceva Croce. La mia commossa memoria va spesso ai soldati caduti in Somalia mentre obbedivano ad un ordine impartito o approvato dal Ministro. Purtroppo in guerra si muore. Ed ho sperimentato che, quando si rimpatriano le spoglie dei nostri soldati, si scatenano ondate di pacifismo che reclamano la cessazione delle operazioni militari. Ma questa volta la guerra, se ci sarà, non riguarderà la Somalia e il Libano, ma la difesa dell’Italia e della civiltà occidentale.

Armando Marchio

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