giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Libia, le condizioni
per un intervento dell’Italia
Pubblicato il 16-02-2015


Tornano a soffiare i venti di guerra nel Mediterraneo, causati dalla cronica instabilità che si è impadronita oramai da tre anni nella Libia dei Governi sulla carta e senza legittimità dove pullulano clan criminali con le armi in pugno distribuite loro generosamente dalle major petrolifere americane, inglesi e francesi; gruppi jihadisti che si coordinano con ribelli ed insorti siriani ed iracheni, antichi cacicchi del regime decaduto di Gheddafi nel tentativo di riconquistare posizioni perdute ed alfine una versione del brand libico dell’esercito dello Stato Islamico (ISIS) affiliato al gruppo salafita Ansar al Chaaria. Questi hanno conquistato posizioni rilevanti sul terreno dopo la presa di Sirte e, posizionandosi verso Ovest, insidiano la capitale Tripoli, circondata, dopo aver conquistato a ovest, Surman e Zawia, i porti che distano 80 km dalla Tunisia e a poco più di 500 dal territorio italiano.

Il ‘capolavoro’ di strategia geo-politica disegnato dalle potenze occidentale si è realizzato ed ora gli scenari più foschi si sono materializzati sotto i nostri occhi grazie anche alla complicità del sensazionalismo, con l’offerta mediatica delle feroci esecuzioni e dei blitz omicidi avvenuti a Parigi e Copenhagen. La sociologia e la filosofia nelle analisi dello scontro di civiltà che oppone islam e occidente, fanno spazio alle strategie ed alle tecniche di difesa e di sicurezza per il crescente ed incontrollato numero di sbarchi di clandestini (favorito peraltro dall’abbandono scellerato dell’operazione umanitaria detta Mare Nostrum) e per le minacce che provengono dal quartiere generale dello Stato Islamico (minacce dal peso bellico peraltro abbastanza irrilevante, ma che provocano reazioni scomposte di uomini di governo alle prese per la prima volta con una crisi internazionale di questa rilevanza).

Il governo Italiano ha dichiarato che si muoverebbe militarmente soltanto sotto l’usbergo dell’Onu. Vale la pena di ricordare però, che quando si trattò di sgomberare Gheddafi venne utilizzata una interpretazione estensiva del mandato del Consiglio di Sicurezza generando ed alimentando la confusione che oggi è sfociata in una guerra civile alla ‘somala’.

In gioco ci sono interessi vitali del nostro Paese che già all’epoca del primo intervento furono sostanzialmente aggrediti, e con prepotenza, dalle ingerenze di Usa, GB e Francia. Invocare oggi un intervento delle Nazioni Unite e internazionalizzare il conflitto Libico, avrebbe senso nella misura in cui queste potenze militari ed economiche sottoscrivessero la loro rinuncia agli interessi (ed alle royalty) che derivano dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo libico.

Un intervento militare avrebbe senso se l’Italia si facesse promotrice di un’iniziativa panmediterranea con l’implicita alleanza e coinvolgimento delle tre nazioni arabe interessate  e confinanti: Egitto,Tunisia ed Algeria.

Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. Solo una grande umanità personale può condurre a pensare che questo governo possa concepire una iniziativa politica di un qualche rilievo. . Saranno, allineati e coperti, al seguito degli USA e di altri interessi.

  2. Allora sarà pur meglio chiudere i ranghi, intendo come Paese, dedicando alla risoluzione di questo grande problema il meglio delle nostre risorse. L’idea di Romano Prodi mediatore (anche perché richiesto) non mi sembra così peregrina. Debbo ammettere che nella sua tormentata storia politica e manageriale sarebbe la prima volta che il suo ruolo corrisponde a una reale importante opportunità per l’Italia! E’ proprio il caso di dire che c’è sempre un’altra possibilità e, in questo caso, vorrei augurare al nostro simpatico “mortadellone” un grande in bocca la lupo! Sinceramente e con tanto affetto!

  3. L’analisi attenta della situazione libica è illuminante, non vi è alcun interesse dell’Europa per occupare il territorio del Califfato. Spero vi sia un ripensamento e vi sia una decisione unanime dei governi europei, l’Italia non può da sola, sarebbe un fallimento.

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