sabato, 22 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Cairo bombarda l’Isis e tutti si appellano all’ONU
Pubblicato il 17-02-2015


libia-caosContinua la grande incertezza sulla situazione della Libia, tanto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di convocare una sessione di emergenza mercoledì 18 febbraio per discutere della crisi in Libia. Proprio sull’Onu converge l’appello un po’ di tutti, a partire dal Governo di Tripoli (vicino ai Fratelli Musulmani) che ha denunciato i bombardamenti egiziani come gravi “violazioni” appellandosi alle Nazioni Unite, mentre l’altro Governo, quello di Tobruk (riconosciuto dall’Italia), ha chiesto un intervento da parte della Comunità internazionale.

Ma è soprattutto la richiesta che viene dal Cairo quella che conta perché l’Egitto, in risposta all’uccisione di 21 copti da parte dell’Isis e al rapimento di altri 35 lavoratori egiziani, sta bombardando le posizioni del Califfato. La vicinanza geografica e soprattutto il timore di un contagio dopo l’esperienza di governo con i Fratelli Musulmani, induce l’Egitto di al-Sisi ad agire senza perdere tempo e con la massima efficacia. Ma non può farlo da solo, ha bisogno del sostegno, soprattutto politico, della comunità internazionale. La Lega Araba ha già dato il suo assenso, se ci fosse anche quello dell’ONU per il Cairo vorrebbe dire la possibilità di agire a nome della intera comunità internazionale. Un successo comunque anche per la credibilità del generale al-Sisi.

Anche l’Italia si è appellata all’Onu oggi, durante il vertice a palazzo Chigi sulla Libia, ha ribadito l’impegno per un intervento diplomatico italiano all’Onu. Nel corso dell’incontro Matteo Renzi insieme ai ministri Paolo Gentiloni, Angelino Alfano e Roberta Pinotti ha fatto il punto sulla situazione a Tripoli, ma una decisione di fatto non è stata presa. L’Italia resta il Paese maggiormente esposto all’avanzata e alle minacce terroristiche degli integralisti islamici, non solo l’Isis ha minacciato il nostro Paese, ma anche Hamas ha avvertito l’Italia di non intervenire nella sua ex colonia. Ma l’Italia ha interessi soprattutto strategici in Libia, a partire dagli interessi economici ed energetici. Il prezzo del greggio, di cui il nostro Paese ha bisogno, è destinato a salire, i futures sul greggio a Londra si avvicinano ai massimi del 2015 supportati dalle minacce alle fonti di offerta in Medio Oriente e dall’aspettativa che i prezzi più bassi possano rallentare la produzione negli Usa.

Per quanto l’Italia possa premere per una decisione, la questione è ormai in mano alla Diplomazia internazionale, la sola che possa decidere sul da farsi. Anche la nostra Lady Pesc, Federica Mogherini, ha cercato di intervenire il prima possibile, denunciando a più riprese la situazione del caos libico, tanto che dopodomani, a margine del vertice antiterrorismo di Washington, il Capo della diplomazia Ue avrà una riunione ai massimi livelli con il segretario di Stato John Kerry, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri, ed i capi delle diplomazie dei Paesi della regione. All’ordine del giorno la doppia minaccia rappresentata da Isis e dalla crisi che vede un governo e un Parlamento riconosciuto internazionalmente, che controlla solo parte della Cirenaica, e quelli “ombra” degli islamisti a Tripoli, che comandano nella capitale e in tutta la Tripolitania.

Maria Teresa Olivieri 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento