venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Google tratta col fisco un accordo da 320 milioni
Pubblicato il 25-02-2015


GoogleIl peso del fisco italiano si fa sentire anche al di là dell’Oceano Atlantico. Più precisamente a Mountain View, negli Stati Uniti d’America, dove si trova il colosso del web mondiale: Google. Il motore di ricerca più utilizzato al mondo sta trattando, ma non ha raggiunto un accordo col Fisco che riguarderebbe la propria posizione con l’Italia tra il 2008 e il 2013. Google non pagherà, almeno per ora, 320 milioni di euro al nostro Paese come invece anticipato oggi dal Corriere della Sera, che corrisponderebbe all’ammontare di una transazione su quanto avrebbe dovuto pagare in tasse in base agli introiti incassati per le sue attività in Italia, tutto denaro che invece è stato trasferito in altri Paesi fiscalmente ‘più convenienti’, come l’Irlanda. La contestazione del fisco italiano nasce sostanzialmente dal fatto che “i profitti della raccolta pubblicitaria nel nostro Paese venivano registrati in Irlanda e a Bermuda”.

Infatti Google, al pari altre multinazionali, cerca Stati dove le tassazioni siano favorevoli alla propria gestione d’impresa e ai propri piani di marketing. Comunque se Google arriverà a pagare l’importo dovuto al fisco italiano, questo potrebbe rappresentare anche una svolta nei rapporti tra il più popolare motore di ricerca al mondo e i quotidiani del Vecchio Continente. Infatti gli editori di mezza Europa chiedono che Google paghi le notizie che il motore di ricerca mette a disposizione degli utenti, prendendo in prestito dai giornali quotidiani le informazioni più cliccate e seguite dai social network. Ciononostante non vi è un reale ritorno economico per i produttori di informazioni.

L’indagine della Guardia di Finanza e della Procura di Milano aveva dimostrato come i proventi pubblicitari di Google, realizzati in Italia, erano fatturati in Irlanda e poi girati alla sede olandese. Infine, le somme accumulate venivano collocate in conti di banche alle Bermuda e altri paradisi fiscali per un ammontare che si aggira intorno agli 800 milioni di euro. Il “Corriere della Sera” sosteneva che lo Stato Italiano aveva concesso uno sconto sul contenzioso, riconoscendo alcuni costi deducibili della multinazionale, riducendo del 40% l’importo contestato. Google però secondo quanto dichiarato dal PG di Milano, Bruti Liberati, conferma che ancora sono in corso indagini fiscali nei confronti del gruppo, all’esito delle quali “saranno tratte le valutazioni conclusive” e quindi, almeno allo stato dei fatti, non verserà in 5 anni 320 milioni di euro come scritto dal quotidiano di via Solferino.

Inoltre l’Irlanda, stanca di essere accusata di essere un paradiso fiscale, non consentirà più alle multinazionali del web e dell’hi-tech di usarla come porto franco, ma tasserà invece completamente gli introiti fatti pervenire nel Paese da questi colossi economici anche se non realizzati sul suolo irlandese. La Spagna intanto vuole introdurre una specie di web-tax per gli aggregatori di notizie, come Google News, così come Italia e Francia, per difendere e tutelare il copyright dei giornali.

Manuele Franzoso

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