sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Barbareschi mattatore
in “Cercando segnali
d’amore nell’universo”
Pubblicato il 18-02-2015


Luca-Barbareschi-in-Cercando-segnali-d'amore-nell'universo-GubbioNell’Italietta che ama dividersi tra blocchi ideologici, tanto intransigenti quanto inconsistenti nella loro esasperante (e stancante) superficialità, Luca Barbareschi rappresenta l’ostinato spirito polemico che osserva la realtà, riflette e non pone limiti al suo sdegnarsi di fronte  al conformismo imperante. Questo atteggiamento di lucida analisi è diventato molto spesso sfida ad un sistema politico/culturale che ha ricambiato queste “provocazioni” in una sorta di ostracismo nei suoi confronti. Dunque non sorprende che molte realtà teatrali alzino mura difensive per non esporsi nei confronti di un’opinione pubblica subito pronta ad indignarsi verso scelte di cartellone non condivise a prescindere dalla loro effettiva qualità.

Un vero peccato, perché “Cercando segnali d’amore nell’universo” è un grande spettacolo one man show che ci regala un Luca Barbareschi autentico mattatore a destreggiarsi tra recitazione, canto e musica in una drammaturgia assolutamente vitale e ironica.

Luca Barbareschi

Luca Barbareschi nello spettacolo “Cercando segnali d’amore nell’universo”

Il racconto è quello di un’autobiografia spietata nella sua analisi, affrontata quasi al limite di un cinismo che ripercorre la sua infanzia tra le vie di Montevideo e le gite improvvisate nelle altrettanto improvvisate stazioni sciistiche andine, per passare poi con improvvisi salti temporali all’adolescenza milanese, alla gioventù vissuta ad alta velocità tra le montagne russe della New York degli anni ’70, ai primi vagiti teatrali che poi diventeranno una professione gridata, per giungere infine alla dimensione dell’uomo maturo, inserito a sua volta nella propria dimensione familiare.

Tra figure genitoriali strabordanti e surreali, solitudini, zie premurose, amicizie fittizie o autentiche, disponibili ragazze metropolitane, smarrimenti esistenziali e accese sensibilità, la costruzione dello spettacolo prosegue a ritmo serrato, regalandoci una performance attoriale giocata su ritmi vertiginosi che non conoscono pausa. Barbareschi giganteggia divorando lunghe tirate, canti e inserti musicali suonati con chitarra e pianoforte e coadiuvati da un’orchestra di cinque elementi (la band di Marco Zurzolo, musicista e amico con cui Barbareschi ha condiviso tante avventure sui palcoscenici d’Italia) a fare da tappeto sonoro ai cicli della vita: Mozart, James Taylor, Simon & Garfunkel, Elton John ci accompagnano in questo viaggio emotivo che non fa sconti nemmeno sulle vicende più drammatiche, raccontate coraggiosamente senza filtri.

Il testo si muove continuamente tra riflessioni shakespeariane piene di poesia, citazioni di Mamet, entusiasmi visionari di Cervantes, tutte miscelate nella magia di un gioco teatrale che sfocia in trovate umoristiche di irresistibile cinismo e sincerità, a coinvolgerci definitivamente in un dinamismo di emozioni  davvero raro e che proietta i suoi temi universali anche sul nostro vissuto, sul nostro sentire, catapultandolo in un passato fatto di attese, di rimpianti, di scelte e proiettandolo in un futuro in cui cerchiamo ostinatamente di captare segnali dall’universo: illusioni, speranze, sogni, certezze d’amore.

Carlo Da Prato

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