lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mediaset vuole Raiway. E il caso diventa politico
Pubblicato il 25-02-2015


Riforma RAI way-RenziSi infiamma la polemica sull’ipotesi che Mediaset acquisti Raiway.  Mediaset muove sulle torri che trasmettono il segnale televisivo della Rai e lancia un’offerta pubblica d’acquisto e scambio (Opas) per conquistare il 100% di Rai Way, attraverso la controllata Ei Towers, a sua volta la società che possiede le antenne delle televisioni di Cologno Monzese. L’azienda che fa capo alla famiglia Berlusconi è pronta a mettere sul piatto oltre 1,2 miliardi di euro. E subito la questione diventa un caso politico visto che la palla passa nelle mani del governo Renzi (la Rai è azionista al 65% di Rai Way): proprio l’esecutivo – al momento della privatizzazione delle torri Rai – aveva detto di ritenere opportuno mantenere la maggioranza di Rai Way per garantire il servizio pubblico.

L’offerta di acquisto e scambio riconosce ai soci di Ei Towers una componente in contanti di 3,13 euro e 0,03 azioni ordinarie Ei Towers di nuova emissione.  La parte cash corrisponde al 69% della valorizzazione di ogni titolo della società delle torri della Rai. La componente azionaria il restante 31%, spiega una nota emessa dopo il board di Ei Towers che ha approvato all’unanimità l’operazione. Il pagamento della componente in contanti è integralmente garantito da un primario istituto di credito internazionale che concederà a Ei Towers il finanziamento per il pagamento. A sostegno dell’offerta di scambio Ei Towers ha convocato un’assemblea il 27 marzo per un aumento di capitale. L’opas partirà dopo quella data ed avrà una durata tra i 15 e i 40 giorni e dovrebbe concludersi comunque entro l’estate. Nello spiegare le ragioni dell’operazione Ei Towers parla della “creazione di un operatore unico delle torri broadcasting” per “porre rimedio all’attuale situazione di inefficiente moltiplicazione infrastrutturale dovuta alla presenza di due grandi operatori sul territorio nazionale”. La società delle torri del gruppo Mediaset assicura in ogni caso che “continuerà a garantire l’accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi” e “aprirà sempre più la propria infrastruttura, in prospettiva agli operatori di Tlc”. Dati gli obiettivi di una piena integrazione industriale di Ei Towers con Rai Way, l’offerta – chiarisce la nota – ha l’obiettivo di revocare le azioni di quest’ultima dal listino di Piazza Affari (dove Rai Way è stata da poco quotata), o l’acquisto di una partecipazione che rappresenti almeno 66,67% del capitale sociale.

Intanto Mediaset si porta sugli scudi a Piazza Affari, in rialzo dell’1,10% dopo l’annuncio dell’opas lanciata dalla controllata Ei Towers su Ray Way, che balza del +16,27 a 4,31 euro portandosi così vicina alla valore dell’operazione (4,5 euro per azione). La società delle reti di trasmissione del Biscione guadagna invece il 6,3% a 48,5 euro.

“L’offerta di Mediaset appare poco comprensibile” commenta il Pd Michele Anzaldi: “Il governo – prosegue – è stato chiaro su Rai Way: la quotazione in Borsa è stata vincolata alla cessione di una quota non superiore al 49%, il controllo delle torri del servizio pubblico resta saldamente in mano pubblica”.

Pier Luigi Bersani si concede un’amara ironia: “Prima Mondadori-Rcs, poi Mediaset-Raiway: ora aspetto che il Milan compri l’Inter”, scrive su Twitter l’ex segretario Pd che lega due importanti partite finanziarie e culturali nel Paese. E poi, rispondendo ai cronisti a proposito della riunione dei parlamentari convocata da Renzi venerdì aggiunge: “Siamo al limite, è ora di fare le cose seriamente. I gruppi li convocano i capogruppo, stabiliscono gli odg e invitano il segretario”, fa notare Bersani. “Il Parlamento è sovrano: l’Antitrust applica le regole del Parlamento. E io quando ho fatto le liberalizzazioni sono entrato a gamba tesa nei settori più delicati regolamentandoli”. Commenta ancora Bersani. “Ho sempre detto che un’azienda o è pubblica o privata – aggiunge – perché il misto è del diavolo. Lasciare una minoranza qualificata al pubblico porta al fatto che al pubblico vanno tutti i guai e al privato i vantaggi”.

Sul tema interviene il Senatore del Psi Enrico, membro della commissione di Vigilanza Rai: “Al fine di non riproporre le dinamiche e i problemi del passato e del presente, derivanti dall’applicazione della legge Gasparri sulla Rai, è giusta l’esigenza posta dal Presidente del Consiglio Renzi e dal Governo di arrivare rapidamente all’approvazione di una legge di riforma della governance dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo al fine di rinnovare i vertici, che avranno scadenza naturale a breve, e l’assetto complessivo in discussione all’interno dell’azienda, con nuove norme che diano maggiore autonomia gestionale e garantiscano la funzione fondamentale di servizio pubblico radiotelevisivo del Paese”.

“I tempi seppur stretti ci sono, Così come esiste ed è già depositata al Senato dal luglio 2014, una proposta di legge di iniziativa socialista (S. 1570) sul tema e che è già assegnata alla 8° commissione competente – sottolinea Buemi –  su cui si può immediatamente avviare la discussione in attesa dei contributi e delle proposte della altre forze politiche e del Governo. Il tema è urgente e cruciale per garantire autonomia, pluralismo, correttezza informativa, efficienza e razionalità della principale istituzione culturale del Paese – conclude il senatore socialista – ma non ha bisogno di interventi che forzino il Parlamento su una tematica di sua strettissima competenza”.

Per il M5S siamo al “patto del Nazareno televisivo: una risorsa pubblica messa sul mercato sta per essere fagocitata dal gruppo Mediaset”.  “A maggio – afferma il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico del M5S –  Berlusconi, ospite a ‘Porta a Porta’ mi defini’ un buffone perché denunciavo la possibilità di un’intesa tra lui e Renzi sulla vendita di Rai Way, la società che possiede e gestisce la rete di trasmissione del segnale radiotelevisivo in Italia. Cosa succede a meno di un anno di distanza? Vi sembrerà strano ma Mediaset punta a comprare proprio Raiway. Tutto questo – osserva Fico – può avvenire esclusivamente perché in modo irresponsabile o magari premeditato il governo ha costretto la Rai a fare cassa in tempi rapidi dopo aver tagliato 150 milioni di euro a copertura del decreto Irpef (80 euro) e contestualmente indicando la quotazione in Borsa di Rai Way. La strada che si è intrapresa – conclude – era evidente fin dall’inizio ed è per questo che ho denunciato ovunque questa situazione e le sue drammatiche conseguenze”.

Per Sel a questo punto è il Patto del Nazareno che rientra dalla finestra:  “Il premier al posto di preparare questioni di fiducia farebbe bene a dirci cosa vuole fare con Rai Way. Lanciamo un allarme: non vorremmo che quel patto del Nazareno uscito dalla porta rientrasse dalla finestra” dice il capogruppo alla Camera Arturo Scotto.

Difende l’operato del governo il sottosegretario alla presidenza Delrio:  “Faremo le cose giuste sulla Rai, le cose che si discutono insieme. Non c’e’ nessun problema, stiamo tranquilli”. Campidoglio. A chi gli chiede se è un’ipotesi calcolabile quella del decreto legge, risponde: “Lo ha detto il presidente del consiglio: si valutano le cose per la loro necessità e urgenza. Se non c’è niente di necessario e urgente non si faranno decreti, se no si proporrà il decreto”.

Sulla questione del possibile decreto sul cda Rai Stefano Fassina della minoranza Pd torna a difendere l’altolà arrivato da Laura Boldrini, e dalla maggioranza anche l’Ncd Cicchitto non esita a parlare di “un evidente disegno manipolatorio e centralizzatore della comunicazione televisiva” da parte di Palazzo Chigi, e a dire no ai “blitz a colpi di decreto”.  Questa operazione, già di per sé sbagliata, per di più viene fatta in una situazione di totale incertezza sulla governante”. E conclude Cicchitto: “Sulle ragioni o meno di procedere per urgenza attraverso decreto confidiamo anche nella saggezza del presidenza delle Repubblica Mattarella”.

Redazione Avanti!

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