giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sorrisi e abbracci, ma la BCE dà l’altolà a Atene
Pubblicato il 05-02-2015


TSIPRAS-JUNCKER

La BCE non accetterà più i titoli ‘spazzatura’della Grecia come garanzia per i prestiti alle banche elleniche. Il brusco strattone della BCE al governo greco è arrivato come un fulmine a ciel sereno dopo gli abbracci e i sorrisi della mattinata.

“Il consiglio direttivo – si legge in una nota pubblicata sul sito della Bce dopo la riunione dei governatori – ha deciso di rimuovere la deroga sugli strumenti di debito quotati emessi o garantiti dalla Repubblica ellenica”. La stretta partirà tra una settimana, dall’11 febbraio. La deroga, introdotta nel 2010, permetteva alle banche greche di rifinanziarsi alla Bce nonostante fornissero junk bond a garanzia, ovvero titoli di Stato ‘spazzatura’ perché con un rating speculativo ad alto rischio. Un’eccezione condizionata alla permanenza della Grecia all’interno del programma di risanamento coordinato dalla troika, attualmente in scadenza il 28 febbraio. Se manca questa garanzia, le banche elleniche a corto di liquidità, rischiano di dover chiudere battenti. La decisione, che certamente fa parte delle mosse e contromosse della trattativa in corso tra Atene e la troika, BCE, FMI e Istituzioni comunitarie, rischia di accentuare la corsa agli sportelli dei greci – 11 miliardi ritirati a gennaio dopo i 4 di dicembre – che ancora hanno depositi in banca, con un possibile rischio collasso del sistema e una spinta decisiva all’uscita di Atene dalla moneta unica.

La mossa della BCE è arrivata nella serata di ieri dopo una giornatra che sembrava scorrere all’insegna di un accordo possibile e vicino.

Il presidente Jean Claude Juncker avava accolto a braccia aperte e sorrisi Alexis Tsipras a Bruxelles, arrivato nella sede della Commissione Ue per discutere della proposta greca per ridurre il peso di un debito che ne impedisce la crescita.

Prima tappa per Tsipras mentre il suo ministro dell’economia, Yanis Varoufakis, si incontrava con il presidente della BCE, Mario Draghi.

Il leader di Syriza al termine dei colloqui, parlando con i giornalisti, al fianco del presidente del Parlamento Europeo, il socialista Martin Schulz, aveva mantenuto un tono ottimista: “Non abbiamo ancora un accordo, ma stiamo andando nella giusta direzione”. “Abbiamo la volontà di lavorare per un accordo reciprocamente accettabile” e “siamo pronti a negoziare”. “ Il nostro obiettivo è che siano rispettate la sovranità e il mandato che abbiamo ricevuto, allo stesso tempo noi rispetteremo le regole”. “Abbiamo la volontà di lavorare per un accordo reciprocamente accettabile” e “siamo pronti a negoziare”, ha continuato Tsipras, puntualizzando che “il nostro obiettivo è che siano rispettate la sovranità e il mandato che abbiamo ricevuto, allo stesso tempo noi rispetteremo le regole: vogliamo correggere il “quadro”, non distruggerlo”.
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Varoufakis che ha parlato di –  “colloquio fruttuoso”, dopo l’incontro con Draghi.

“Abbiamo avuto una discussione e uno scambio fruttuosi” e tra noi, aggiunge, “c’è stata un’eccellente linea di comunicazione, che mi ha dato un grande incoraggiamento per il futuro”. “La Bce –aggiungeva – dovrebbe sostenere le nostre banche, in modo che noi con i nostri titoli di Stato di breve periodo possiamo sopravvivere”. Una soluzione ‘ponte’ perché il governo greco conta di aver risolto entro “inizio giugno”. “Noi possiamo ridurre il carico del debito anche senza manometterne l’ammontare. La mia proposta è che “l’ammontare degli interessi sia ancorato alla crescita”. Il ministro delle finanze greco insomma fornisce un’alternativa a quell’haircut, il taglio del debito, inizialmente ventilato e che per ragioni diverse spaventa banche, governi e mercati.
Molto abilmente, il ministro greco ha così gettato un amo politico di forte impatto alla Cancelliera Merkel. “Io immagino – ha detto – un piano-Merkel, sull’esempio del piano Marshall”. “La Germania userebbe la sua forza per unire l’Europa”, aggiunge Varoufakis, sottolineando che “questa sarebbe una meravigliosa eredità della cancelliera tedesca”.
D’altra parte dal punto di vista della Grecia la situazione è comunque insostenibile e va modificatae la proposta tedesca non può funzionare: “Che piano è? Un’Europa nella quale noi riceviamo dei crediti che non potremo mai ripagare? Gli Usa all’epoca hanno condonato la maggior parte dei debiti alla Germania”. “La Germania è il Paese più potente dell’Europa – aggiunge -. Credo che l’Ue trarrebbe beneficio se si sentisse egemone. Ma chi è egemone deve assumersi responsabilità per gli altri. Questa era l’impostazione degli Usa dopo la seconda guerra mondiale”.
Nel corso della giornata si è poi appreso che l’11 febbraio potrebbe essere convocata una riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia, alla vigilia del vertice europeo in programma a Bruxelles.

Secondo quanto si è appreso da fonti governative di Atene, nell’incontro con il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, il premier greco Alexis Tsipras ha indicato l’intenzione di elaborare un piano di riforme e di finanziamento per quattro anni (2015-2018) sulla base di un accordo con i governi Eurozona. Di qui la necessita’ di “un accordo transitorio” per dare al governo i margini sufficienti per preparare questo programma del quale farebbero parte una serie di riforme “radicali” e un alleviamento degli impegni di bilancio fissati finora. Una soluzione che però incontrerebbe – secondo quanto scrive il Financial Times – degli ostacoli. Per il quotidiano finanziario britannico la Banca centrale europea sarebbe orientata a bloccare il prestito ponte, attraverso titoli a breve scadenza per ulteriori 10 miliardi, avanzato dal governo greco per consentire al Paese di finanziarsi per tre mesi dopo la scadenza del salvataggio che termina il 28 febbraio.

Il piano di un doppio swap proposto da Atene, è in sostanza  un concambio in nuovi bond con pagamenti indicizzati alla crescita greca più un’obbligazione perpetua. In questo modo non taglierebbe (haircut) il capitale di 315 miliardi dovuto ai creditori, anche se per molti si tratta di un haircut nascosto destinato a pesare sui governi europei, soprattutto tedesco, francese e italiano, i più esposti col debito greco.

Alvaro Steamer

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