venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

TREGUA ARMATA
Pubblicato il 12-02-2015


Ucraina-Putin-Poroshenko-Merkel

Nulla di nuovo sul fronte orientale, a parte la presenza di Hollande e Merkel, Minsk2 è in sostanza una riproposizione del primo accordo di tregua, stessa città, stessi protagonisti: Putin e Poroshenko. Le parti, inclusi i premier Merkel e Hoollande, hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte tra il 14 e il 15 febbraio.

Appena cinque mesi fa, nella città bielorussa, venne firmato un accordo molto simile: sette ore di colloqui del ‘gruppo di contatto’ formato da Osce, Mosca, separatisti filorussi e l’ex presidente ucraino Leonid Kuchma, rappresentante Kiev, dopo i quali venne firmato un accordo per il cessate il fuoco e la creazione di una zona demilitarizzata di 30 km nella parte orientale del Paese. Di fatto però il cessate il fuoco venne infranto subito e i combattimenti si sono inaspriti pericolosamente.

La sostanza di Minsk 1 è molto simile all’accordo raggiunto ieri dopo il summit, eppure c’è voluta tutta la notte e la diplomazia a disposizione dei leader europei Merkel e Hollande per evitare un’escalation pericolosa, specie dopo le prese di posizione dure di Obama che ha richiamato Putin: “Se la Russia continuerà le sue azioni aggressive, inviando soldati e armi e finanziando i ribelli, il prezzo da pagare per Mosca aumenterà”.
La sindrome di accerchiamento per Putin era ben visibile, anche se il duo franco-tedesco, Merkel e Hollande, ha agito in veste di super partes, il dito restava pur sempre puntato contro di lui. “Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha fatto tutto il possibile per arrivare alla fine allo spargimento di sangue”, ha detto la Cancelliera tedesca.

Il più teso della riunione infatti sembrava proprio lui, il Presidente russo, che durante i colloqui ha anche spezzato la matita, ma che a margine dell’incontro ha commentato “Non è stata la notte migliore della mia vita, ma abbiamo raggiunto un accordo per far cessare i combattimenti, ed era la cosa che contava di più”.
Ma sul fronte, quello armato, nessuna tregua in vista, mentre stanotte i capi di Stato tentavano di trovare un accordo, sul centro di Lugansk piovevano razzi multipli Grad e l’esercito ucraino annunciava una controffensiva a Mariupol e Novoazovsk.

Putin e Poroshenko si son trovati d’accordo sull’inviare esperti militari per concludere l’assedio della cittadina di Debaltseve, dove sono accerchiati migliaia di soldati dell’esercito ucraino, senza spargimenti di sangue. Le forze armate dell’Ucraina riferiscono che a Debaltsevo, nella regione di Donetsk, continuano i combattimenti.

In sostanza i 13 punti, dell’accordo di Minsk, cercano di porre un freno e dare un contentino a tutte le parti: se le Repubbliche indipendentiste otterranno il voto locale, supervisionate dall’Ocse, Kiev potrà assumere il pieno controllo della frontiera entro il 2015 e ci sarà inoltre il ritiro dei mercenari dall’Ucraina, da parte sua, invece, Putin vede allontanarsi il rischio di nuove sanzioni economiche.

La diplomazia europea è riuscita quindi a far tacere l’artiglieria nel Donbass, ma la verità è che un accordo simile serviva in primo luogo alle due parti in conflitto, Russia e Ucraina. La Russia non poteva reggere a lungo il finanziamento (vero o presunto) delle armate indipendentiste, nè tanto meno tollerare altre sanzioni, vista l’economia russa messa sotto tiro da un petrolio svalutato. L’Ucraina, dopo aver visto che l’Europa a cui voleva avvicinarsi è più spaventata da Putin di quanto lo sia essa stessa, ha tentato oltreoceano, ma gli Usa difficilmente irriteranno Mosca per Kiev. Infine, nemmeno Poroshenko, economicamente e militarmente, naviga in buone acque: non solo la Guardia Nazionale sconta gravi perdite, ma il piano di aiuti del Fondo monetario internazionale per Kiev è passato dai 17 miliardi di dollari concordati lo scorso anno ai 40 definiti oggi. Lo ha annunciato il direttore generale del Fmi Christine Lagarde, e ha avvertito che la linea di credito è di quattro anni e dovrà comunque essere approvata dal board Fmi.

Sull’accordo di Minsk è intervenuto anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini: “Al Bureau del PSE a Madrid discuteremo di un nuovo piano di investimenti per la UE. Lì manifesteremo l’esigenza di tenere una seduta straordinaria dei leader socialisti europei, prima del Congresso di Giugno a Budapest, per condividere provvedimenti urgenti tali da consentire quella flessibilità necessaria al rilancio dell’economia, per affrontare insieme il dramma dei migranti che sbarcano nella nostra terra e per rafforzare – ha aggiunto Nencini – una politica estera comune. Se i nodi della crisi ucraina non saranno ancora sciolti, la seduta straordinaria si tenga a Kiev.”

La tregua però, è servita indirettamente anche all’Ue perché ha ridato fiato anche alle borse europee: Piazza Affari guida i rialzi del Vecchio Continente, con il Ftse Mib a 21.011 punti (+2,18%) e l’All Share a 22.370 punti (+2,11%). Bene anche le altre piazze europee, specie quelle dell’Europa periferica, con l’Ibex di Madrid che guadagna l’1,93% e il Psi 20 di Lisbona che segna +1,9%. In verde anche Francoforte, con il Dax a +1,57%, Parigi con il Cac a +1,08%, e Londra con il Ftse a +0,31%. A New York il Dow segna +0,35% e il Nasdaq +0,68%.

Maria Teresa Olivieri

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