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Opinioni e commenti
 

Morto Schiavone,
svelò la ‘terra dei fuochi’
Pubblicato il 23-02-2015


terra dei fuochiCarmine Schiavone è morto all’ospedale Belcolle di Viterbo all’età di 71 anni. La causa sarebbe un arresto cardiaco.  Era ricoverato da qualche settimana nel nosocomio laziale, a seguito di una caduta dal tetto della propria abitazione mentre stava effettuando dei lavori. Cadendo aveva riportato la rottura di una vertebra ed altre lesioni e per questo era stato operato. L’intervento tuttavia era andato bene e la morte non sarebbe correlata all’incidente. La magistratura ha disposto l’autopsia e ha provveduto al sequestro della cartella clinica.

L’ex boss dei Casalesi viveva in una località segreta, anche se era uscito da alcuni anni dal programma di protezione dei pentiti.

Esponente di spicco della criminalità organizzata campana, Schiavone si era pentito nel 1993 assestando un duro colpo alla camorra. Le sue dichiarazioni portarono all’arresto di numerosi affiliati e sequestri di beni per oltre 2500 miliardi di lire. Dalla sua collaborazione con la giustizia è nato il processo “Spartacus”, uno dei principali procedimenti contro il clan dei Casalesi, che si è concluso nel 2010 con le condanne all’ergastolo di Francesco Schiavone (detto Sandokan), Francesco Bidognetti, Michele Zagaria, Antonio Iovine e altri camorristi.

Avevano suscitato clamore e polemiche le prese di posizione pubbliche e le sue interviste sullo smaltimento illecito e sull’interramento dei rifiuti in Campania. Nel 1997 Schiavone fu ascoltato dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse. Il verbale della deposizione del pentito è stato desecretato e reso pubblico dalla Camera dei Deputati soltanto il 31 ottobre 2013. Il collaboratore di giustizia aveva descritto i profitti della camorra con lo smaltimento illegale dei rifiuti, “un affare da 600-700 milioni di lire al mese”. Rifiuti tossici, anche radioattivi, sotterrati in varie aree del territorio campano. Nel 1997, testimoniando davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, parlò di “un business che farà morire tutti in venti anni”.

Pier Paolo Palozzi
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