lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

MGF. Violenza di genere per eccellenza
Pubblicato il 06-02-2015


Mutilazioni-genitali-femminili-LocatelliÈ una pratica che si tramanda da generazioni al pari delle convenzioni sociali che vogliono la subordinazione femminile a quella maschile; la mutilazione genitale femminile (Mgf) è una piaga che interessa molte donne, eppure è solo negli ultimi anni che se ne parla.

L’Mgf, infatti, è una pratica che, secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata subita da oltre 100 milioni nel mondo di donne e sono circa 3 milioni ogni anno le ragazze e le bambine a rischio. A seguito delle ondate migratorie il fenomeno sta interessando sempre di più anche il Vecchio Continente, il Parlamento europeo stima che siano circa 500 mila le donne e le ragazze che convivono con le mutilazioni dei genitali femminili sul nostro territorio. Eppure è solo recentemente che si parla di questo fenomeno, per questo oggi in concomitanza della Giornata internazionale contro le mutilazioni dei genitali femminili, si è svolta oggi la Conferenza stampa, organizzata da Aidos – Associazione italiana donne per lo sviluppo e dal Gruppo di lavoro parlamentare “Salute globale e diritti delle donne”.

“Non dobbiamo abbassare la guardia e ci impegnamo fin da ora affinché la legge contro le Mutilazioni genitali femminili venga rifinanziata”. Lo ha detto Pia Locatelli, coordinatrice dell’intergruppo parlamentare “Salute globale e diritti delle donne”, aprendo la Conferenza stampa alla Camera, in occasione della giornata internazionale contro le Mutilazioni genitali femminili.

Nel corso dell’evento organizzato con Aidos è presentato un documento della convenzione di Istanbul per contrastare il fenomeno. Pia Locatelli  ha evidenziato l’importanza della Convenzione di Istanbul, il primo trattato a riconoscere l’esistenza delle Mgf in Europa e la necessità di affrontare il fenomeno in modo sistematico.
“La Convenzione di Istanbul – afferma la deputata socialista – è lo strumento più completo che abbiamo nella lotta contro la violenza sulle donne e le mutilazioni genitali sono una delle forme di violenza più crudeli contro le donne e le bambine”. Una pratica talmente diffusa anche perché l’Mgf non viene associata a una violenza, ma a una tradizione. “Una violenza subdola perché nella maggior parte dei casi non è percepita come tale dalle vittime che, spesso, la considerano una sorta di dovere – spiega Locatelli – un rito iniziatico, un atto ineluttabile per entrare a pieno titolo nella comunità. Una violenza che avviene con la complicità spesso sofferta di madri, sorelle maggiori, famigliari più stretti e che quasi mai viene denunciata. Le quattro “P” della Convenzione, prevenzione, protezione, punizione, e politiche integrate, possono essere efficacemente impiegate nella battaglia contro le mutilazioni genitali femminili”.

Infine la deputata illustra quanta strada sia stata fatta in questo senso dal nostro Paese “l’Italia è stata da sempre in prima fila. Non a caso siamo stati il primo Paese ad approvare una legge contro le MGF, che non solo le definisce come reato e quindi le rende perseguibili, ma che prevede attività di prevenzione volte a scoraggiare la pratica, prevedendo un finanziamento pari a complessivi 5 milioni di Euro l’anno a partire dal 2006. Questo finanziamento dal 2012 – conclude – è stato interrotto: il nostro primo impegno come intergruppo parlamentare ‘Salute e diritti delle donne’ deve essere quello di reintrodurlo”.

A questo proposito l’intervento di di Maria Grazia Panunzi, presidente Aidos che sottolinea la necessità “di costruire un ponte tra i paesi in cui le MGF sono diffuse e le comunità migranti coinvolte in Europa. Attraverso il nostro lavoro concreto – puntualizza Panunzi – ci siamo rese conto che i due versanti, quello internazionale e quello nazionale, devono essere collegati in modo da ‘costruire ponti’ tra paesi di origine e i paesi di accoglienza, per capire le problematiche e le modalità di intervento più adatte, che siano al contempo rispettose dei diritti umani di donne e bambine, nonché delle specificità culturali. Se per fare questo è fondamentale l’impegno della società civile – conclude il presidente di Aidos – altrettanto lo è quello delle istituzioni”.

Un problema che parte, quindi, dalla comunicazione e che interessa soprattutto l’Europa, dove la maggior parte dei governi, non solo non ha un piano nazionale per affrontare il fenomeno, ma spesso nemmeno tenta di sviluppare adeguate politiche in materia, anche se “ci sono degli esempi pratici che diversi governi hanno tentato di attuare per prevenire la pratica dell’infibulazione sulle bambine”, avverte Clara Cladera, responsabile Aidos per i progetti sulle MGF e Vicepresidente Network europeo END FGM.

Non poteva infine mancare il contributo di un’attivista storica da sempre in prima fila per i diritti delle donne, Emma Bonino, che anche se non presente ha mandato un saluto scritto in cui afferma che “esattamente come nel caso dei matrimoni forzati,altra piaga che ruba l’infanzia a milioni di bambine in tutto il mondo, le mutilazioni genitali femminili sono anzitutto una questione di diritto, di legalità, ma sono anche il sintomo di quanto, in molte società, la donna sia ancora considerata come un cittadino di serie B. Questi due differenti aspetti del problema rendono necessaria una strategia diversificata – si legge nella nota – in grado d’incidere sul contesto sociale perché queste pratiche tradizionali vengano finalmente considerate obsolete e nocive, e perché le donne possano finalmente vedersi riconosciuto un ruolo all’interno della comunità che non sia limitato all’ambito familiare in una posizione di subordinazione rispetto all’uomo. Da questo punto di vista – conclude la nota – è stato fatto in questi decenni un lavoro capillare da parte di numerose organizzazioni locali e internazionali, ma l’esperienza ha dimostrato che, di per sé, non è sufficiente a contrastare il fenomeno in modo efficace”.

L’Italia, Paese  promotore di un’iniziativa molto importante in questo senso, rischia però di perdere molto terreno, a causa non solo di ritardi e di mancanze di finanziamenti per contrastare il fenomeno dell’MGF, ma anche perché non ha più un Ministro delle Pari Opportunità e quindi non ha più una Commissione a cui riferirsi.

Redazione Avanti!

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