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Opinioni e commenti
 

Donbass. L’arrivo di Kerry a Kiev “sveglia” l’Ue
Pubblicato il 05-02-2015


John-Kerry-visits-KievLa diplomazia internazionale sembra aver perso peso, ma non vigore nella guerra civile ucraina. La scossa, e la svegliata, alle cancellerie europee sembra averla data l’annuncio del Presidente Obama che aveva annunciato l’intenzione, nei giorni scorsi, di fornire armi a Kiev per combattere i separatisti che continuano a guadagnare posizioni e ad avanzare pericolosamente. Dopo aver conquistato l’aeroporto di Donetsk, i separatisti si stanno impadronendo di Debaltseve, una città che si trova su un nodo ferroviario importante. A morire sono soprattutto civili, una carneficina denunciata anche dall’attuale Lady Pesc, Federica Mogherini, che insieme al presidente dell’Osce, il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic, ha esortato un immediato stop alle armi per soccorrere la popolazione della zona di Debaltseve. Dacic ha chiesto una tregua temporanea di almeno tre giorni in modo da consentire, con il supporto della missione Osce, l’evacuazione della popolazione civile, ma anche la ripresa dei negoziati per giungere a un cessate il fuoco duraturo.

Oggi, dopo l’arrivo di John Kerry a Kiev, Washington sembra intenzionata a fornire armi all’esercito ucraino, specie dopo che Ashton Carter, scelto dal presidente Barack Obama come prossimo capo del Pentagono, in un’audizione al Congresso si è già detto “incline a fornire armi letali” a Kiev. Il presidente ucraino Poroshenko è talmente convinto di ricevere un aiuto militare che ha dichiarato che “la decisione di fornire armi all’Ucraina sarà presa dagli Usa, come da altri partner”, perché Kiev deve “essere in grado di difendersi”.

L’arrivo del segretario di Stato americano insieme alle dichiarazioni del vicepresidente Usa Biden hanno allarmato le cancellerie europee, tanto che oggi Hollande ha annunciato che oggi stesso sarà a Kiev con la Cancelliera tedesca. “Adesso siamo in presenza di una guerra, e di una guerra che può essere totale”, ha detto il presidente Hollande, parlando all’Eliseo della sua missione a sorpresa con la cancelliera Angela Merkel questo pomeriggio a Kiev. “Con la cancelliera – ha proseguito Hollande – abbiamo deciso di prendere questa iniziativa, di andare a Kiev. Con l’obiettivo non di parlare, ma di trovare un testo che vada bene a tutte le parti”. Inoltre il presidente francese mette un punto sulla situazione denunciando come in realtà la diplomazia sulla crisi in Ucraina abbia fallito e che la situazione è arrivata a un punto tale che ci sono due possibili opzioni: armare i partecipanti al conflitto o cercare i negoziati attraverso canali diplomatici.

I due capi di Stato, Hollande e Merkel, dopo i colloqui a Kiev, partiranno domani alla volta di Mosca per discutere della pace in Ucraina e per cercare una soluzione a un conflitto sempre più esteso. Intanto proprio la posizione di Putin resta quella più preoccupante per le continue provocazioni da parte americana: invitato a far parte del summit di domani, Kerry ha declinato l’invito. Non solo, ma alle porte della Federazione russa, a Tiblisi, in Georgia è stato istituito un centro di formazione Nato. Lo ha annunciato oggi a Bruxelles, il Segretario generale dell’Alleanza atlantica, Stoltenberg. Non solo la decisione potrebbe essere interpretata da Mosca come di “aperta ostilità”, ma la stessa Georgia rappresenta un nervo scoperto per Putin. Nel, non lontano, 2008 la Russia ha combattuto una guerra con la Georgia per le regioni russofone dell’Ossezia del Sud e Abkhazia. Recentemente poi, lo scorso novembre, la Russia ha stretto alcuni accordi con l’Abkhazia riguardanti la difesa e la sicurezza dei confini, e presto siglerà ulteriori accordi anche con l’altra repubblica secessionista dalla Georgia, l’Ossezia del Sud. La Georgia aveva protestato chiedendo alla comunità internazionale di condannare gli accordi della Russia con le due repubbliche separatiste, rivolgendosi, recentemente, anche all’Unione europea.

Intanto cresce la paura di un’escalation pericolosa a una guerra che rischia di allargarsi: nella zona di confine del Donbass potrebbero presto arrivare anche i caschi blu delle Nazioni Unite, mentre Putin ha mobilitato i riservisti per almeno due mesi, una prassi annuale che però in questo momento agita lo spauracchio di una guerra allargata.

Maria Teresa Olivieri

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