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Opinioni e commenti
 

CIMITERO MEDITERRANEO
Pubblicato il 11-02-2015


Strage-Lampedusa-300 morti

Duecento morti, probabilmente 300, forse 400. È il bilancio drammatico, ancora provvisorio, dell’ultima tragedia avvenuta domenica scorsa nel Canale di Sicilia, quando in piena bufera è stato soccorso un gommone con a bordo 105 migranti, 29 dei quali morti di freddo.

Che si trattasse di una cifra provvisoria lo si era capito da subito, dall’avvistamento di un secondo gommone con a bordo solo due persone e poi di un terzo completamente vuoto. Ora, dopo le prime testimonianze dei superstiti, la terribile e agghiacciante conferma: sul secondo gommone ci sarebbero state oltre 200 persone, un altro centinaio sul terzo e poi ci sarebbe un quarto gommone, inghiottito dalle onde. Se così fosse i morti sarebbero oltre 400.

Una strage ancor più grave di quella avvenuta un anno e mezzo fa al largo di Lampedusa, quando le bare degli oltre 300 migranti nell’hangar dell’isola, avevano sconvolto l’Italia e unito il Paese in un corale: mai più.

A quella tragedia il Governo aveva risposto prontamente con l’avvio dell’operazione Mare nostrum che in un anno ha consentito il salvataggio di 90 mila profughi, non terroristi o clandestini, come afferma populisticamente la Lega, ma uomini e donne che fuggono dalla guerra, dalle stragi, dalla violenza e dagli stupri di massa. Un numero di vite salvate che da solo sarebbe bastato a giustificare il mantenimento dell’operazione, ma il costo divenuto insostenibile per un solo Paese e le continue dichiarazioni contrarie della destra, volte a raccogliere i voti dei cittadini impoveriti dalla crisi e dalla disoccupazione, hanno avuto la meglio. Lo scorso ottobre con il lancio dell’operazione europea Triton, Mare nostrum è stata di fatto smantellata con conseguenze facilmente prevedibili.

“Sospendere Mare nostrum è stato un errore” afferma Pia Locatelli, dell’intergruppo parlamentare Migrazione che, nello scorso autunno si è recata insieme a una delegazione di parlamentari a bordo della nave della Marina San Giusto, verificando l’importanza del lavoro svolto dai nostri militari nel soccorrere i migranti.

“Le testimonianze dei superstiti e le parole del direttore sanitario di Lampedusa, Pietro Bartolo, – ha aggiunto – ci dimostrano che un pattugliamento più intenso, in grado di consentire un soccorso tempestivo con navi adeguate, come quelle usate nell’operazione Mare nostrum, molte vite umane sarebbero state salvate. Come già si sapeva Triton non ha come mandato il soccorso e la ricerca in mare, e tanto meno l’Agenzia Frontex che si occupa del controllo delle frontiere e non dei salvataggi. Per questo abbiamo ripetutamente chiesto al Governo, anche con una risoluzione approvata dal Parlamento, il mantenimento dell’operazione Mare nostrum per quelle sue funzioni che non sono sovrapponibili con quelle di Triton, ricercando una complementarietà tra i due programmi e non disperdendo le competenze acquisite. Impegno che chiediamo di rispettare: la vita umana non ha prezzo”.

La tesi, sollevata da molti, che Mare nostrum avrebbe avuto come conseguenza un aumento degli sbarchi e che quindi sospendendola ci sarebbe stato un danno per i trafficanti, sembra essere smentita dalle cifre. Secondo Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, nel solo mese di gennaio 2015, nonostante le condizioni climatiche avverse, sono giunti in Italia 3.528 migranti, di cui 195 donne e 374 minori (374 non accompagnati), circa il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2014 quando erano arrivati 2.171 migranti, di cui 91 donne e 342 minori (262 non accompagnati). Ma c’è anche chi solleva il dubbio atroce che questo incremento di sbarchi, in condizioni di tempo proibitive, sia frutto di una vera e propria strategia dei trafficanti di vite umane, volta a cercare la strage proprio per ottenere una maggiore sicurezza nei salvataggi e quindi poter alzare il prezzo.

Fatto sta che ancora una volta l’Italia da sola non può farcela. “Non possiamo continuare a contare i morti – ha affermato in una nota il segretario del Psi, Riccardo Nencini – L’autorevolezza dell’Unione Europea si misura non solo in Ucraina, ma anche nel Mediterraneo. Le priorità: mezzi e un accordo con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo”.

Cecilia Sanmarco

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