giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Nenni. Fu a Venezia
la ‘notte dei lunghi coltelli’
Pubblicato il 10-02-2015


Nenni-congresso VeneziaIl congresso di Venezia si tenne dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria. Nenni approfittò dell’appoggio del PCI all’invasione per definire il distacco dai comunisti. Credo che tutti conoscano l’infausta conclusione: Nenni trionfante nel dibattito fu battuto nelle urne dai “carristi”, l’ala filocomunista che aveva approvato l’invasione. Occorsero anni per recuperare.

‘La notte dei lunghi coltelli’, cioè del voto e dello scrutinio, nessuno dormì tranne, credo, De Martino che non ha mai rinunciato al sonno, cascasse il mondo. Io la girai passando di colle in colle con Carlo Sonetti, caporedattore di Milano e poi brillantissimo corrispondente RAI da Parigi e con Milla Pastorino, una giornalista brava e bella. Di lei ti potevi fidare: qualunque cosa le avessi chiesto, all’ora fissata il pezzo era sulla tua scrivania. Milla non sapeva chi dei due sarebbe diventato direttore dell’Avanti! e accettava il nostro corteggiamento con molto equanimi sorrisi e smorfie da repertorio. Sostavamo ad ogni bar ingoiando grappa con la ruta che il freddo e la nebbia rendevano innocua. Credo che abbiamo fatto gare di equilibrio sul Ponte de’ Sospiri; chi vedeva prima il bar non pagava la grappa e altre sciocchezze del genere. Alle due di notte Milla ci congedò con un bacio in fotocopia per lunghezza, intensità, collocazione.

Per tornare all’hotel Luna, dove tutti i congressisti erano alloggiati traversammo piazza San Marco dove la fitta nebbia nascondeva un gruppetto dal quale si alzavano le grida isteriche di una donna. Ci avvicinammo insieme all’on. Faralli, deputato di Genova, capelli bianchi lunghi sulle spalle e fiocco nero mazziniano al collo.

Faralli, anima generosa, si fa largo. “Ma che hai brava donna, che ti succede?” “Qui è un covo di vipere, mi stanno sputtanando, vanno dicendo che sono l’amante di Lombardi!” “Ma va là, stai tranquilla, lo sanno tutti che l’amante di Lombardi è la moglie di Donati!”.

Una breve pausa, poi un urlo: “La moglie di Donati sono io!” Faralli diventò bianco come i suoi capelli. Tememmo un infarto.

Davanti al salone dove si scrutinavano i voti incrociai Vecchietti. Mi prese sottobraccio entrammo e sbalordimmo. Gli autonomisti di Nenni, in maggioranza, avevano votato ognuno per sé; i “carristi” avevano invece concentrato i voti su un pacchetto di sei nomi, Vittorio Foa in testa, che ora risultavano primi sia per la Direzione che per il Comitato Centrale.

Vecchietti era più pietrificato di me. “Sciagurati!, che avete fatto, ora come si fa, come si regge il Partito”. Il guaio era grosso davvero. Come ho detto, furono necessari anni per ripararlo.

Nelle trattative per rimediare al guasto si finse che uno dei sei, Oreste Lizzadri, fosse un autonomista eletto dagli autonomisti. A questa condizione Nenni accettò la segreteria del partito con una maggioranza che in realtà era una minoranza. Il partito fu praticamente immobilizzato per due anni, fino al congresso del Mediterraneo, a Napoli, dove in realtà non ci furono discorsi, ma una brutale conta: “Tu da che parte stai”.

Nenni, sconfitto, mi chiamò nella sua stanza per un discorso di crudo realismo: bisogna sostenere cose non vere; io non posso né parlare né scrivere, ma lo puoi fare tu; i nostri avversari non ci crederanno ma dobbiamo salvare il partito.

Scrissi come dovevo. Ricordo una mattina quando mi si avvicinò Alberto Ronchey, inviato al congresso per “La voce repubblicana”: “Franco, tu sei bravo, ma a scrivere quelle cose ti freghi tutta la carriera giornalistica”. Ma a me della carriera giornalistica non importava proprio niente e mi importava invece tantissimo di vincere la partita dell’autonomia.

Inutile dire che, come andarono le cose, non fui io a diventare direttore dell’Avanti!. Fu Carlo Bonetti, insieme con il redattore capo dell’edizione di Milano,gerolamo

midas

Carlo Colombo. Ma presto Colombo, trascinato dalla sua passione per il teatro, andò a dirigere il “Gerolamo”, succursale del “Piccolo”, Bonetti preferì trasferirsi nella sua Milano e io rimasi padrone del campo, pur senza altra carica che non quella di responsabile politico.

Posso dire con orgoglio che dal congresso di Venezia fino al MIDAS, quando ho lasciato l’Avanti! – cioè per circa vent’anni – il titolo di apertura, l’articolo di fondo e il corsivo li ho decisi io.

Franco Gerardi

 

Questo è l’ultimo di dieci brevi scritti lasciati per la pubblicazione da Franco Gerardi, già direttore dell’Avanti!, e affidati alla figlia Karen, nostra collaboratrice.
Abbiamo pubblicato:
1 – La politica ‘svelata’: Il water di Dossetti
2 – Il PSI e gli anni dei rubli. Una difficile autonomia
3 – Il PSI, De Mita <br> e la sinistra ‘str…a’
4 – La giustizia italiana e l’albero tagliato
5 –
 Il primo centrosinistra grazie a Moro e Nenni
6 – Nenni, umanità e tanta intelligenza politica
7 –
 Quidam de plebe, e la ‘legge truffa’
8 – La scuola di giornalismo dentro Montecitorio
9 –
 Scandalo da mille miliardi e il cinismo della politica 

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