martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Nostalgie e vecchi tiranni
Pubblicato il 18-02-2015


GheddafiParlando di Libia un senatore si sbraccia per ricordare che si stava meglio quando si stava peggio: meglio l’occupazione di villa Pamphili con tende e cammelli piuttosto che gli strangolatori dell’Is, benvenute le lezioni di democrazia del satrapo e il baciamano al dittatore.

Va bene così, auguriamoci pure il ritorno dei vecchi tiranni più buoni dei despoti di oggi. Naturalmente senza passare attraverso un momento di riflessione sugli aiuti negati, anche se invocati, alle timide primavere arabe. Ma, anche solo per un minuto, per un soffio di giustizia, sarebbe equo proporre uno scambio. Ai politici giornalisti cultori del luogo comune, sazi della libertà dell’Occidente, cullati nel tepore dell’Occidente, tranquilli nelle pur imperfette democrazie dell’Occidente, ai cantori entusiasti dei tempi andati, il privilegio di assaggiare le meraviglie dei regimi rimpianti.

Le parti per una volta potrebbero pure rovesciarsi, un piccolo scambio: a quel giornalista che fa titoli volgari per un giorno essere siriano, al politico che vuol respingere i gommoni i panni bagnati e la paura del fuggitivo, all’ignorante cultore della banalità un po’ di carezze sulla schiena dagli sbirri di un Gheddafi o di un Mubarak. Un po’, solo per provare. Ci si potrebbe chiedere che ne è del valore universale della democrazia. Per alcuni è un valore solo se conviene.

Tiziana Ficacci
dal blog liberelaiche

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