mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

ONU. Italia verso
il Consiglio di Sicurezza
Pubblicato il 10-02-2015


Italia candidata-UNSCNew York, 9 febbraio – 14 puntini azzurro ONU, più uno ‘blu Savoia’ che rappresenta l’Italia: è questo il logo che, su twitter, ha lanciato nei giorni scorsi, ufficialmente, la candidatura dell’Italia per un seggio in Consiglio di Sicurezza. Il mandato per cui ci si candida è quello 2017-2018, ma i risultati sono previsti molto prima e, questa volta, ancora prima del solito. Anticipata, infatti, la scadenza usuale di metà ottobre, i risultati dovrebbero essere annunciati già a partire da Giugno 2016.

Grazie al costante impegno per la riforma del Consiglio di Sicurezza, sulla quale l’Italia si spende da anni, soprattutto ma non soltanto grazie al gruppo Uniting for Consensus che, sotto leadership italiana, è stato fondato nel 1995, insieme a Pakistan, Messico ed Egitto, l’Italia, che è stata già eletta 6 volte di cui l’ultima terminata alla fine del 2008, è la favorita in una candidatura (quella per il gruppo WEOG – Western Europeans and Others Group) che la vede opposta a Svezia e Paesi Bassi. Forte del suo impegno riconosciuto per il multilateralismo, per una riforma democratica del Consiglio, per la difesa dei diritti umani (specialmente riguardanti donne e bambini), per l’impegno diplomatico nelle aree di crisi (specialmente in Medio Oriente) e, non in ultimo, per il notevole contributo economico che ha sempre riconosciuto alle Nazioni Unite, l’Italia ha ottime possibilità di essere eletta, un risultato che sarebbe veramente importante per l’immagine del Paese e per la sua autorità diplomatica.

La riforma del Consiglio di Sicurezza è, infatti, un problema sentito, sul quale dall’inizio degli anni ’90 si è cominciato a riflettere più articolatamente. La composizione attuale, che ancora rispecchia gli equilibri geopolitici all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, è evidentemente sorpassata, ma non è facile trovare un punto di incontro fra le aspirazioni dei Paesi del G4, che vorrebbero gli fosse assegnato un seggio permanente, e quelle di Paesi emergenti e non più emergenti. Forte è anche il biasimo del continente africano sull’attuale organizzazione, che lo vede completamente escluso, ma anche più in generale dei Paesi del cosiddetto “Sud del Mondo”. Una posizione a fianco della quale anche l’Italia (che nel corso degli anni ha mitigato le proprie posizioni iniziali in un’ottica di compromesso funzionale) si è schierata più volte apertamente.

Le Nazioni Unite sono cambiate molto dall’anno della loro formazione; molti Paesi si sono aggiunti e molti altri sono nati nel frattempo. Gli equilibri geopolitici sono cambiati e l’attuale formazione del Consiglio di Sicurezza è una minaccia per la sua stessa autorità, come dalle pagine del New York Times sostiene anche Kofi Annan. In un articolo del 6 Febbraio scorso, infatti, l’ex Segretario generale delle Nazioni Unite, che parla a nome di un gruppo indipendente di global leaders di cui è a capo, “the Elders” (fondato da Mandela nel 2007) dichiara senza mezzi termini “che il Consiglio di Sicurezza, che dovrebbe mantenere la pace e la sicurezza nel mondo per conto di tutti gli stati membri, non è più in grado di ottenere rispetto, certamente non dai gruppi insorgenti armati che operano attraverso le frontiere, ma spesso neppure dagli stessi membri delle Nazioni Unite”.

Come l’Italia e il gruppo UfC, anche “the Elders” concordano nel richiedere dei termini più lunghi per i membri non permanenti, e la possibilità di un’immediata rielezione. Entrambi, e con loro una grossa maggioranza dei Paesi membri, concordano sull’impossibilità di procrastinare ancora una riforma.

Non solo un allargamento dei membri chiede però l’Italia, ma un Consiglio di Sicurezza più trasparente nelle sue decisioni e nei rapporti con l’Assemblea Generale, più inclusivo, più democratico e soprattutto più rappresentativo. Per questo l’Italia, insieme al gruppo UfC ha recentemente iniziato dei colloqui informali con gli altri gruppi di discussione per la riforma del Consiglio, come ha ricordato il Rappresentante permanente di Italia presso le Nazioni Unite Sebastiano Cardi, parlando a nome del gruppo, durante il dibattito annuale in Assemblea, svoltosi il 12 Novembre scorso.

L’UfC, ricorda Cardi “crede in un nuovo Consiglio di Sicurezza che sia basato sul merito e non sul privilegio”.

Un nuovo Consiglio di Sicurezza che, si spera, dovrebbe vedere l’Italia in una posizione decisamente più rilevante.

Costanza Sciubba Caniglia

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