sabato, 22 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

P.A., Madia: nel decreto
attenzione su assenze
di massa e reiterate
Pubblicato il 26-02-2015


Il caso assenteismo dei vigili di Roma la notte di Capodanno «ci servirà per scrivere il decreto legislativo con un’attenzione sull’assenteismo di massa e reiterato». Così si è espresso il ministro della Pa, Marianna Madia, parlando della delega all’esame del Parlamento «nella quale vogliamo che i procedimenti disciplinari abbiano un esercizio concreto e dove vogliamo anche rivedere le fattispecie».

Vigili in sciopero a Roma, traffico in tilt

Sul tema della polizia municipale, nei giorni scorsi a Roma si è svolto lo sciopero nazionale dei vigili urbani proclamato dall’Ospol. Centinaia di caschi bianchi (10mila secondo gli organizzatori), chi in divisa, chi con pettorine fosforescenti, sono partiti in corteo da piazza della Repubblica per le strade della capitale fino a Bocca della Verità. I vigili sono scesi in piazza per chiedere al Governo una riforma che preveda l’equiparazione alle altre forze di polizia («non possiamo essere considerati semplici dipendenti comunali») e per protestare contro «l’ondata di fango gettata sui nostri colleghi dal Comune di Roma e dal sindaco Ignazio Marino» sul caso delle assenze durante la notte di Capodanno a Roma. Non a caso, passando sotto il Campidoglio, i vigili hanno voltato le spalle alla piazza in segno di protesta. Nella capitale, intanto, durante la manifestazione di protesta sono stati segnalati molti episodi di traffico in tilt

Verso licenziamenti più facili nella Pa

Tornando al Ddl delega sulla Pa, va ricordato che tra le principali novità emerse nelle proposte di modifica firmate dal relatore in accordo con l’esecutivo c’è l’introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti, «finalizzate – si legge nel testo – ad accelerare, rendere concreto e certo nei tempi» l’esercizio «dell’azione disciplinare», che come sanzione più grave prevede proprio il licenziamento. L’allontanamento diventerà così più facile. Diventa cruciale il sistema di valutazione, sia per punire sia per premiare.

Per idonei Pa niente diritti, tutele esodati parziali a professori

Intanto il Governo ha scelto: gli idonei della Pubblica Amministrazione «meritano attenzione» ma ciò non si «può tradurre, come per i vincitori» di concorso, «in un diritto, in una certezza», ha di recente chiarito il ministro Madia. E una decisione definitiva è stata presa anche per gli insegnanti “Quota 96”, rimasti bloccati a lavoro a causa di un equivoco contenuto nella riforma delle pensioni, la legge Fornero. Per loro, ha annunciato Madia, «non si sono verificate le condizioni per un intervento unico». C’è però una consolazione, visto che circa «mille» professori della scuola stanno per ricevere delle lettere dall’Inps, che daranno loro il via libera all’uscita. Nelle tutele nate per salvaguardare gli esodati sono infatti finiti anche diversi dipendenti della scuola. Su un totale di quattro mila, ha certificato il ministro, ne resteranno «intrappolati» a lavoro circa tre mila.

Delega in Commissione al Senato

La riforma della Pubblica amministrazione è entrata nel vivo. Da mercoledì scorso 11 febbraio ha ripreso il suo cammino. Il disegno di legge delega è all’esame della Commissione Affari Costituzionali al Senato ormai da quest’estate e ora l’obiettivo è cominciare con il voto.  

Pensioni. Giovani precari, futuro da poveri 

“Oggi giovani precari, domani anziani poveri”. Una ricerca del Censis, realizzata con Fondazione Generali e presentata recentemente a Padova, indica che “la ‘generazione mille euro’ avrà ancora meno a fine carriera. Con pensioni molto basse”. Il 40% dei lavoratori dipendenti di 25-34 anni ha una retribuzione netta media mensile fino a mille euro: di questi, 65% “avrà una pensione sotto i mille euro, pur con avanzamenti di carriera medi assimilabili a quelli delle generazioni che li hanno preceduti”. L’allarme del Censis “riguarda i più ‘fortunati’, cioè i 3,4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard”. Poi “ci sono 890.000 giovani 25-34enni autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano né lavorano. Se continua così, i giovani precari di oggi diventeranno gli anziani poveri di domani”, sottolinea la ricerca. Il regime contributivo puro “cozza con la reale condizione” dei giovani di 18-34 anni: “la loro pensione dipenderà dalla capacità che avranno di versare contributi presto e con continuità”, ma per il 61% hanno “avuto finora una contribuzione pensionistica intermittente, perché sono rimasti spesso senza lavoro o perché hanno lavorato in nero”. E “per avere trattamenti di quiescenza migliori, l’unica soluzione è lavorare fino ad età avanzata, allo sfinimento”. Il quadro del mercato del lavoro non aiuta: “L’occupazione dei giovani è crollata”.

La perdita di occupazione giovanile “tradotta in costo sociale è stata pari a 120 miliardi di euro, cioè un valore pari al Pil di tre Paesi europei come Lussemburgo, Croazia e Lituania messi insieme”. Dalla ricerca emerge che “solo il 35% degli italiani ha paura di invecchiare”. Pensando alla vecchiaia, “a far paura è la perdita di autonomia: il 43% degli italiani giovani e adulti teme l’insorgere di malattie, il 41% la non autosufficienza”. Essere “accuditi dai familiari o da una badante è oggi il modello di assistenza agli anziani non autosufficienti”: le badanti sono più di 700.000 (di cui 361.500 regolarmente registrate presso l’Inps con almeno un contributo versato nell’anno) e costano 9 miliardi di euro all’anno alle famiglie”, ma “per il futuro però potrebbe non essere più un servizio low cost. Sono 120.000 le persone non autosufficienti che hanno dovuto rinunciare alla badante per ragioni economiche. Il 78% degli italiani pensa che sta crescendo la pressione delle badanti per avere stipendi più alti e maggiori tutele” Allarme anche sul fronte casa: “sono 2,5 milioni gli anziani che vivono in abitazioni non adeguate alle loro condizioni di ridotta mobilità e che avrebbero bisogno di interventi per essere trasformate”.

Inail, Lucibello confermato direttore generale 

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, su proposta del presidente dell’Istituto Massimo De Felice, con decreto dello scorso 12 febbraio ha rinnovato a Giuseppe Lucibello l’incarico di direttore generale dell’Inail per la durata di cinque anni, a decorrere dal 16 febbraio 2015. Originario di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), Lucibello si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Messina e successivamente ha ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Dal 1995 è iscritto nel Registro dei revisori contabili. Ai vertici dell’Istituto dal gennaio 2010, Lucibello in questi anni ha coordinato con successo il processo di evoluzione dell’ente, nella complessa fase di riorganizzazione a seguito dell’incorporazione di Ispesl e Ipsema, finalizzata alla creazione del Polo Salute e Sicurezza. La conferma dell’incarico gli consentirà di proseguire verso il potenziamento dell’attività di ricerca sia nel campo della prevenzione degli infortuni sul lavoro, sia in campo protesico a garanzia di un più ampio sistema di tutela globale e integrata.

Nel corso del suo mandato, ha sostenuto il processo di innovazione tecnologica che ha assicurato la piena funzionalità dell’Ente assicuratore, nonostante i vincoli imposti dalle disposizioni di legge degli ultimi anni. Prima dell’approdo alla direzione generale dell’Inail, è stato ispettore generale capo per gli Ordinamenti del personale e l’analisi dei costi per il lavoro pubblico presso il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ha rappresentato lo stesso Ministero presso l’Organismo di coordinamento dei Comitati di settore per la definizione degli indirizzi in materia contrattuale, presso la Commissione permanente di Finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, presso la Commissione interministeriale Ripam – Formez e nella Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionali. Tra gli altri incarichi ricoperti, ha presieduto il Collegio sindacale della società Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura e ha fatto parte del Comitato scientifico del Codau (Comitato permanente dei direttori amministrativi delle Università), del nucleo di valutazione e controllo strategico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali e del Collegio dei revisori dei conti dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Milano.

Cgil, nel 2014 oltre 1,1 miliardi di ore di cassa integrazione 

Il 2014 si è chiuso con un monte ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, pari a oltre 1,1 miliardi (-5,97% sul 2013), che hanno investito oltre 530 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore, per un taglio del reddito pari a circa 4,3 miliardi, ovvero 8.000 euro netti in meno in busta paga per ogni lavoratore. Lo rende noto la Cgil. Nel rapporto 2014 sulla cassa dell’Osservatorio Cig della Cgil Nazionale si sottolinea come la flessione dello scorso anno, su quello precedente, sia il risultato di una variazione operata dall’Inps che, nel fornire i dati di dicembre, ha modificato le ore concesse e autorizzate nell’anno 2013. Si registra, infatti, rispetto ai passati rapporti sulla cassa integrazione, un cambiamento sostanziale per il 2013 (passato da 1.075,8 milioni di ore registrate nei passati rapporti a 1.182,3 milioni di ore) che risulta così essere peggiore rispetto a quello consuntivato precedentemente. In ogni caso il 2014 sfonda il miliardo di ore di cassa integrazione e si qualifica come il terzo peggior anno dal 2008, ovvero dall’inizio della crisi. Il tutto per un totale di ore di cig dal 2008 al 2014 pari a 6.648,7 milioni di ore.

Carlo Pareto 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento