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Opinioni e commenti
 

Palestina, riconoscimento per far ripartire i negoziati
Pubblicato il 18-02-2015


Da sin. Ilian Baruch, Erasmo Palazzotto, Arturo Scotto, Pia Locatelli

Da sin. Ilian Baruch, Erasmo Palazzotto, Arturo Scotto, Pia Locatelli

Dovrebbe essere una scelta pacifica, scontata. Soprattutto dopo quanto fatto da altri paesi europei e dallo stesso Parlamento di Strasburgo. Dovrebbe esserlo perché è una naturale conseguenza della decisione presa nel novembre del 2012, quando l’Italia, su pressione di Napolitano, si espresse a favore del riconoscimento della Palestina come Stato Osservatore non membro, nella Assemblea Generale dell’ONU. E invece il riconoscimento del Parlamento dello Stato della Palestina  appare ben più sofferto del previsto. Il voto, rimandato più volte era calendarizzato per domani, ma è stato rinviato alla prossima settimana per la fiducia messa sul Milleproroghe. E se alla fine appare scontato che si arriverà a un voto favorevole, molto meno certo è il contesto in cui verrà approvato il riconoscimento che alcuni vorrebbero legare alla ripresa dei negoziati.

E proprio per sventare questa possibilità e spiegarne le ragioni è arrivato a Roma l’ex ambasciatore e negoziatore israeliano, Ilan Baruch, giunto in Italia, come ha spiegato lui stesso, “per parlare ai parlamentari e agli italiani, attraverso i mezzi di informazione, per conquistare attenzione e sostegno per una mozione che impegna l’Italia, auspicabilmente in modo incondizionato, al riconoscimento dello Stato di Palestina”.

Baruch, tra i promotori dell’appello firmato da oltre mille intellettuali e politici israeliani e inviato al Parlamento per chiedere il riconoscimento della Palestina, ha ricordato che non può esserci alcun negoziato quando una delle due parti è più forte dell’altra e che “molti israeliani sono consapevoli dell’urgenza di cambiare le relazioni fra Israele e la Palestina. Noi – aggiunge – non possiamo più tornare ai negoziati bilaterali e chiediamo all’Europa di assisterci”.

Un appello lanciato nel corso di una conferenza stampa, indetta da Sel, per illustrare due delle mozioni volte al riconoscimento senza se e senza ma,  una presentata dai socialisti, a prima firma di Pia Locatelli, che ha raccolto oltre 60 firme anche da molti esponenti del Pd,  e una a prima firma Erasmo Palazzotto (Sel).

“Non dobbiamo aspettare che ripartano i negoziati per riconoscere lo Stato della Palestina, – ha affermato la deputata socialista – ma dobbiamo riconoscere subito lo Stato della Palestina affinché ripartano in negoziati. Mi auguro che non ci siano divisioni e che si approvi una mozione unitaria con il più largo consenso possibile: andiamo nella stessa direzione e abbiamo lo stesso obiettivo che è quello di far riaprire i negoziati di pace”.

“A parole,  – ha aggiunto il deputato di  Sel Palazzotto – tutti siamo per la soluzione ‘due popoli, due Stati’ e per il diritto a uno Stato palestinese. Il riconoscimento serve a riavviare il processo di pace, riequilibrare le posizioni al tavolo negoziale, ricondurre il conflitto nell’ambito del diritto internazionale”.

E mentre i 5Stelle si sono detti pronti a votare oltre la loro mozione, quella del Psi o quella di Sel, “perché in questo caso conta l’obbiettivo”, tra i partiti che sostengono il governo la linea è tutt’altro che unitaria.

Palestina riconoscimentoIn discussione, infatti, ci saranno anche altre due mozioni di maggioranza, una del Nuovo centro destra nella quale, viene spiegato, “si vuole raggiungere il riconoscimento dei due Stati”, e una del Pd, il cui testo ancora non è stato presentato, che dovrebbe ricalcare quella approvata dal parlamento europeo, lasciando una certa ambiguità sulla ripresa dei negoziati.

Sottili distinguo, volti a non scontentare Israele, (il cui ambasciatore in Italia si è detto nettamente contrario al riconoscimento della Palestina), e la comunità ebraica italiana, che sembra sposare in pieno la linea del governo di destra di Netanyahu.

Posizione non condivisa dagli stessi abitanti d’Israele se, come ha sottolineato Baruch, la maggioranza è a favore dei due Stati. “Non si tratta di un atto contro Israele – ha detto – Noi chiediamo agli europei di appoggiare Israele fino all’ultimo millimetro della Linea Verde, i confini di Israele fino al 1967, ma deve essere chiaro che ogni centimetro oltre quella linea  è terra palestinese occupata”.

Cecilia Sanmarco 

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