venerdì, 19 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Pannella, Mattarella.
E noi del Psi
Pubblicato il 10-02-2015


Affido alle colonne dell’Avanti! alcune riflessioni relative a due personalità con le quali mi sono recentemente “confrontato”. Poi parlare un po’ di noi.” Il primo protagonista è Marco Pannella, che ho visto a Parma dove è venuto a presiedere il convegno sulla “Giustizia ingiusta”. Non ci vedevamo da gran tempo; mi ha informato della sua trasferta emiliana ed è stata una gradevolissima rimpatriata.

Conosco Marco da quando ero poco più che un ragazzo, dunque dal ’54,’55. Allora eravamo attivisti dell’Unione Goliardica Italiana, la leggendaria UGI. Lui era già un capo, io un esordiente. I goliardi dell’UGI portarono negli Atenei un soffio di cultura europea; con l’adesione di Craxi, si realizzò un primo embrione di alleanza liberal-socialista. Dopo effervescenti riunioni, andavamo in giro per Roma, la sera. Erano i tempi di Paolino Ungari, Franco Roccella, Sergio Stanzani, Gerardo Mombelli. Dall’UGI agli “Amici del Mondo” e al Partito Radicale di Mario Pannunzio, Ernesto Rossi e Nicolò Carandini il passo fu naturale. Archiviata la stagione del Mondo, io diventai seguace di Craxi. Così ci ritrovammo in Parlamento. Fui fra i patrocinatori della lista comune presentata dal PSI e dal PR alle elezioni politiche. Un evento che poi ho visto come naturale progenitore della “Rosa nel Pugno”.

Ho aspettato Marco nel cuore della città, in Piazza Garibaldi. Poi siamo stati a lungo insieme nel mio studio d’avvocato. Malgrado i sigari che fuma in continuazione Marco era in gran forma. Gli ho chiesto se concorda con la tesi di Giuseppe Galasso, secondo la quale lui ed Eugenio Scalfari sono gli eredi dei radicali de “Il Mondo”. Lui storce il naso.

Erano con lui la segretaria del PR, Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed altri giovani, ragazzi e ragazze impegnati nel benemerito movimento “Nessuno tocchi Caino”. Il convegno parmigiano è stato di eccellente levatura, seguito attentamente dal sindaco (grillino?) di Parma, Federico Pizzarotti. Mi sono rammaricato della debolezza in questo campo delle nostre organizzazioni. Poi abbiamo conversato sulla attualità politica, constatando l’idem sentire sulla necessità di approdare insieme, radicali e socialisti, anche con una comune lista autonoma, nel prossimo Parlamento. Ho detto a Marco, e ripeto qui, che il nostro PSI deve farsi promotore di iniziative comuni con gli altri partiti socialisti dell’Unione Europea sul tema cruciale della costruzione degli Stati Uniti d’Europa: questione relegata nel dimenticatoio dal PD, anche dopo l’adesione alla famiglia del socialismo europeo voluta da Matteo Renzi,

Il resto è stato un piacevole, e un po’ patetico “amarcord”. Nel mio breve intervento al Convegno ho detto di condividere quanto di storicamente giusto ha scritto di lui, di Marco, nel suo recente libro, Claudio Martelli. Ho aggiunto che Pannella ha cambiato la storia d’Italia e ho paragonato la pattuglia radicale agli aviatori inglesi che vinsero la battaglia di Londra nella seconda guerra mondiale. Vale per Pannella e per la sua pattuglia radicale l’encomio solenne di Churchill ai piloti della Roial Air Force: “Mai così pochi hanno fatto tanto per così tanti.”. Marco, venendo a Parma, si è ricordato Fernando Santi. Mi è allora venuto spontaneo richiamare la battuta di questo grande parmigiano: “Le avanguardie sono il sale della terra, ma devono essere in grado di portare con sé il grosso dell’esercito”.

Al Convegno ho ascoltato tutti i relatori con piacere: notevole professionalità; discorsi chiari e ben motivati. D’Elia unisce passione a suadente capacità argomentativa. Giù il cappello. Per praticare la politica come professione non è necessario essere membri del Parlamento. La denuncia della disumanità delle nostre carceri è accompagnata da un convincente progetto di riforma. Così incalzato dallo squadrone radicale, mi sono chiesto, e lo chiedo anche qui ed ora: da quanto tempo i dirigenti socialisti e radicali non si incontrano per una comune riflessione, ben preparata, sull’attualità politica e anche sulle questioni di carattere europeo ed internazionale?

Partito Pannella, i riflettori dell’attualità illuminano al mio cospetto la personalità di Sergio Mattarella, incoronato capo dello Stato con gli applausi a valanga dell’Assemblea. Ho avuto per non pochi mesi un’intensa consuetudine parlamentare con Mattarella, quando l’attuale inquilino del Quirinale era ministro per i rapporti con il Parlamento Ci incontravamo quasi ogni settimana nella sala Zuccari del Senato alla Conferenza dei capigruppo, ove rappresentavo i senatori del PSI. Confesso che non avevo ragioni di particolare idem sentire con questo esponente della sinistra democristiana. Ma era impossibile polemizzare con Mattarella, che interveniva solo quando era strettamente necessario, con piglio cortesemente sicuro, direi “definitivo”, come colui che sa presentare la sua proposta come la sola possibile decisione che rampolla dalla discussione. E’ lo stile che ritrovo immutato nell’orazione solenne nell’aula di Montecitorio.

Mi è venuto alla mente l’elogio che di lui mi tesseva Beniamino Andreatta durante i nostri frequenti incontri come ministri del governo di Carlo Azeglio Ciampi, lui agli esteri, io alla difesa. Capii allora quanto contava per entrambi il loro cattolicesimo militante. Ascoltandolo oggi, ritrovo intatto il “giacimento” storico-politico della sinistra DC. Gli auguro, ed auguro all’Italia, che faccia bene il suo difficile mestiere.

Non posso però esentarmi da una considerazione critica sul processo selettivo che ha governato la scelta del PD in suo favore, rispetto alla possibile alternativa, che si chiamava Giuliano Amato. Questa è la morale della fiaba. E’ naturale che Mattarella sia stato sostenuto dai dirigenti del PD che militarono nella sinistra della D.C.. Ma vediamo ora l’operazione dalla parte dei post-comunisti. La loro condotta ha obbedito alla regola secondo la quale, dovendo scegliere fra un socialista (Amato) e un ex esponente della DC, i nipotini di Gramsci-Togliatti-Longo-Berlinguer preferiscono voluttuosamente il democristiano.

Pierluigi Bersani esulta, ma finge di dimenticare che l’incoronazione di Mattarella suggella la rottamazione della sua Ditta, oggi esclusa da tutte le maggiori cariche istituzionali del Paese. La politica ha le sue regole. Chi ha avuto torto dalla storia, può stare sul proscenio ancora per qualche tempo, poi cessa di essere protagonista. Si tratta però di una osservazione “consolatoria”che non cancella la realtà: la sconfitta di Amato è anche una nostra sconfitta.

Mi scuso con i miei 25 lettori. Mi sono dilungato troppo e mi resta poco spazio per parlare di noi, del PSI. Il seguito alla prossima puntata. Ma alcuni spezzoni della mia opinione di militante desidero anticiparli Dobbiamo guardarci dal pericolo di privilegiare la contemplazione del nostro glorioso passato, del quale rischiamo di rimanere prigionieri. Per diventari protagonisti dobbiamo essere in grado di parlare almeno a una parte, sia pure minoritaria, del Paese. Ho indicato in un precedente articolo alcune “campagne d’azione” di cui dovremmo, e potremmo, essere propugnatori. Gli editoriali del Direttore di questo giornale (“Parliamo anche di noi”) sono sulla stessa lunghezza d’onda. I commenti dei lettori dell’Avanti online ci incoraggiano ad andare oltre la “navigazione a vista”.

Dobbiamo sviluppare un’azione politica capace di farci uscire dall’isolamento, propiziando nuove e antiche alleanze. Dopo quanto ho scritto all’inizio, la prima alleanza riguarda il Partito Radicale. Insieme dovremmo proporre un’inchiesta parlamentare sulla condizione disastrosa dell’amministrazione della giustizia, oggi, nel Paese di Cesare Beccaria, inclusiva della questione carceraria. Se la proposta non verrà accolta, scriveremo e divulgheremo, con la collaborazione di autorevoli giuristi,  un “libro nero” sulla mala giustizia: per salvarci l’anima, ma nel convincimento che, prima o poi, le idee forti e giuste si fanno strada.

Concludo indicando altri nostri possibili interlocutori-alleati in un’altro campo di battaglia finora quasi disertato. Mi riferisco all’emergenza idrogeologica che investe l’intero territorio nazionale. Il partito dell’eco-socialismo (così lo chiamava Martelli), il partito di Manlio Rossi Doria, che fu in prima linea nella battaglia per la difesa del suolo, può chiedere a quel che resta dell’ambientalismo militante di fare squadra con noi, per incalzare governo e Parlamento.

Fabio Fabbri  

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Commenti all'articolo
  1. Caro Fabbri,
    noi non ci conosciamo personalmente, ma debbo dirti che ho sempre apprezzato il tuo modo di far politica.
    Pannella si presta a valutazioni difformi. Bravo a sostenere le sue tesi, un po' fuori dal contesto dell'immediatezza, sempre volto al futuro e a valori di solito sottesi ai temi dell'immediato.
    Confesso che quando, agli inizi degli anni '70, si manifestò nell'agone politico il Partito Radicale, temetti per noi socialisti.
    Sarebbe bastato allora che i radicali si fossero "radicati" nella realtà, entrando nei temi dell'economia, oltre ai diritti civili, per tagliare l'erba sotto i piedi dei socialisti. Non avvenne e noi ci salvammo. Pannella, così, restò un simpatico alleato per nobili battaglie civili. E noi ce la cavammo

  2. Sicuramente ci sono anche i temi del welfare, della riforma delle scuole in senso europeo, della cogestione aziendale, dei servizi con liberalizzazioni non selvagge, ecc.
    I socialisti dovrebbero essere abbastanza vicini ai radicali su questi temi e potrebbero “imbarcare” i restanti repubblicani ancora in giro.

  3. Caro Fabbri hai ragione praticamente su tutto tranne che spendere le nostre residue forze sul problema delle carceri. Problema certamente importante ma sul quale non si può tentare il rilancio di un partito che per 20 anni si è leccato le ferite e non è riuscito ad approfondire e a rilanciare le i temi e le idee maturate negli anni 80. Io credo che oltre con i radicali sarebbe bene tentare un dialogo anche con quella parte dei grillini disponibili. Pizzarotti e parte del movimento 5 stelle è di fatto un “ritorno” al socialismo delle origini che si potrebbe saldare per bene con le nostre idee. E’ così anche in Grecia ed in Spagna dove di fatto i partiti che hanno vinto le elezioni (Grecia) o che le vinceranno (Spagna) sembrano una “rifondazione” socialista. Se non tentiamo un aggancio con queste forze “nuove” siamo destinati a fallire

  4. Come già ho suggerito al nostro Direttore Mauro Del Bue, vista l’attualità politica che ancora oggi possiede il Manifesto di Ventotene lanciamo questo progetto di aggregazione con la galassia radicale e con chi ancora custodisce una parvenza di visione laica della società proprio da Ventotene, con una significativa manifestazione. Facciamone la nostra base programmatica italiana ed europea attualizzandola alla nostra epoca. Nel primo partito d’Italia (l’astensionismo) si annida una larga fetta di non rappresentati che attendono un segnale forte dalle tradizioni politiche e culturali che hanno fatto grande il nostro paese remando contro le furiose mareggiate cattocomuniste.

  5. Caro Fabbri ho letto con attenzione e con molto interesse il tuo bell’articolo apparso sull’”Avanti! on Line” del 10 u.s; condivido in pieno tutte le tue interessanti considerazioni, sia riguardo all’”alternativa Amato” a Mattarelle, sia riguardo all’urgenza e alla necessità che il nostro PSI si “dia una mossa”, per uscire dall’isolamento. Al riguardo, ho già avuto modo di osservarlo sulla nostra stampa on line, è giunto il momento di agire per un reale superamento della discriminante che il resto delle forza politiche, in particolare l’ala sinistra dell’attuale PD, Vendola e SEL, non manca di fare pesare sui socialisti e che, puntualmente, hanno “fatto pesare” in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica.
    Detto questo, sono però del parere che al PSI, per superare la discriminante e uscire dall’isolamento, non gli basti continuare a conservarsi nello stato di mosca cocchiera del PD in cambio di una manciata di nostri rappresentanti in Parlamento. Capisco che, per sopravvivere, è necessario anche questo; però, ciò che urge al PSI è trovare una nuova idea-forza che lo qualifichi rispetto agli altri partiti nazionali e al cospetto degli altri partiti confratelli europei.
    Dalla nuova idea il PSI dovrebbe derivare la coerenza di tutta la sua futura azione politica, unitamente alle coordinate di orientamento nella sua apertura verso l’esterno, per trovare punti di collaborazione e di azione comune con altri partiti disposti a condividere l’idea rifondativa del PSI.
    Io da tempo sostengo che tale idea, senza un eccessivo allontanamento dagli obiettivi perseguiti nel passato da tutta la socialdemocrazia, possa essere trovata in una riforma “ab imis” dell’attuale welfare State, per perseguire ciò che nel passato i socialisti hanno sempre individuato nelle giustizia sociale. Oggi quest’obiettivo, considerati i radicali mutamenti sociali ed economici intervenuti, l’obiettivo della giustizia distributiva è quasi fine a se stesso se non viene, in qualche modo, legato al riformismo delle istituzioni interne al nostro Paese, connesso però anche al riformismo che il nostro stesso Paese dovrebbe perseguire a livello europeo. Quest’aspetto, come tu ben osservi nel tuo articolo, è del tutto trascurato dalle attuali forze governative italiane, a tal punto da connotare Renzi, nelle sue esternazioni di fronte ai problemi della Grecia, un perfetto “alleato straccione” della Merkel e compagni.
    Ringraziandoti dell’attenzione ti saluto cordialmente. G.Sabattini

  6. Caro Fabbri, parole sante le tue , molti di noi come ho potuto notare sono d’accordo con te ,ed io stesso apprezzo questo articolo che ci riporta indietro nel tempo , In una situazione liberale,riformista . Oggi questo aspetto non c’è più , si vive per grazia del PD , perché nessuno vuole ripercorre quelle notti del 1993 , si ha paura, io dico paura di ché di che cosa . Oggi ritornare ad essere in prima fila ci dovrebbe qualificare , perché gli “errori” ” orrori” che giornalmente sono di una portata indecente . La nostra storia socialista non è legata a nessun altro se non a noi . Grazie Fbio

  7. Caro Fabbri, condivido ogni parola. Secondo me, il terreno sociale-culturale-economco è pronto ad accogliere il messaggio socialista , ecosocialista e futuro socialista. Non agire nel senso da te indicato, è da suicida. Che gli altri vogliano cancella la nostra storia è normale ( un fabbro non vuole vicino un orefice), me che i socialisti contribuiscano è da condannare.
    Sempre in gamba,

  8. Caro Fabbri, condivido in toto la tua analisi politica e la prospettiva politica e di alleanze che indichi, ma occorre muoversi in fretta, abbiamo perso già troppo tempo in un inutile e logorante supporto al PD. Il patto con questo partito non esiste, basterebbe farsi un giro nei territori e parlare coi pochi ( sempre meno ) compagni che resistono, nonostante tutto. Occorre sbrigarsi, prima che si spenga del tutto anche l’ultima flebile fiammella. C’è un problema però, quelle forze di cui si parla non esistono praticamente più, (i Repubblicani ) o sono ridotte al lumicino ( i Radicali ) o se sono realmente tali, si guarderanno bene dal farsi coinvolgere da noi ( le liste Civiche ).
    Per cui la vedo dura, ma proprio per questo la strada va presa subito e con convinzione, altrimenti tempo un anno e non esistiamo più. Inoltre il tempo stringe anche perchè difficilmente si arriva al 2018, qui si vota prima e dobbiamo essere pronti con una lista laico-socialista che punti al 3%. Per questo, Fabio abbiamo bisogno di te e delle tue lucide analisi più spesso. I cervelli giovani mancano sempre.
    Un Caro Saluto

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