martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Paoli e i sospetti sui soldi
in nero dalle Feste dell’Unità
Pubblicato il 26-02-2015


Gino Paoli-SiaeIn seguito alla notizia delle indagini della Guardia di Finanza ieri Paoli si è dimesso dalla presidenza della Siae, la società che amministra i diritti di autore degli artisti con una lettera presentata al consiglio di gestione a Milano. Nella lettera spiega di essere “certo” “di non aver commesso reati. Voglio difendere la mia dignità di persona per bene”.
Secondo la procura e la Guardia di finanza genovesi, il cantautore avebbe portato in Svizzera due milioni di euro e una parte di questo denaro, sarebbe il frutto di pagamenti in nero per concerti tenuti a varie serate svoltesi in tutta Italia della festa dell’Unità. Paoli – che incontrerà il 2 marzo il procuratore aggiunto Nicola Piacente – venne eletto nel 1987 nelle file del PCI e ha partecipato molto spesso alle manifestazioni pubbliche del partito comunista, soprattutto concerti e serate. E qui il discorso si allarga per coinvolgere proprio l’ex PCI, poi PDS, DS.

È stato proprio Gino Paoli a spiegare al suo commercialista – registrato dalle ‘cimici’ della Finanza – che in quelle occasioni era stato “costretto” ad accettare parte dei pagamenti in nero “alle feste dell’Unità, e adesso quei soldi vorrei riportarli indietro”. La telefonata viene intercettata all’inizio del 2014 e da allora i finanzieri guidati dal colonnello Carlo Vita, cominciano a interessarsi di questo ramo nuovo dell’inchiesta su Banca Carige. Raccolgono dati, testimonianze, sequestrano documenti negli studi dei commercialisti in cui hanno sede le tre società che fanno capo a Paoli, “Senza fine”, “Grande Lontra”, “Sansa srl” amministrate dalla moglie Paola Penzo, anche lei indagata.

L’accusa – è importante ricordarlo – al momento è tutta da dimostrare poiché il cantautore non ha potuto ancora difendersi. Per inciso ai primi di dicembre il cantautore è stato fermato dai finanzieri ad uno dei valichi di confine con la Svizzera e nella sua auto sono state trovate parecchie banconote, sembra per diverse migliaia di euro, sicuramente per un importo superiore a quello che è consentito importare, e per questo è scattata una segnalazione fiscale e un sanzione pecuniaria.

“Al momento – spiegano gli inquirenti – non abbiamo documentazione che riguardi il rapporto instaurato tra Paoli e le feste dell’Unità. Quel discorso rimane una mera considerazione, parole per ora senza riscontri. Per questo stiamo verificando se e quando l’indagato si sia esibito alle feste dell’Unità; in caso di risposta affermativa controlleremo come e quanto sia stato pagato” comunque vogliono capire come sia stata costituita la “provvista” milionaria citata nell’intercettazione e nessuna pista viene esclusa.

Intanto, saltando da un ramo all’altro, la magistratura dovrà però inevitabilmente chiarire se è vero che Paoli percepiva i suoi cachet in contanti e in nero, se era lui a chiederlo o invece fossero i promoter delle serate se non addirittura gli organizzatori del PCI. Dalle intercettazioni sembrerebbe di capire che si trattava di un ‘sistema’, un andazzo consolidato di cui in passato si era sentito dire anche a proposito degli spettacoli di Beppe Grillo, suo amico. Probabilmente solo voci, calunnie su cui però obbligatoriamente – perché in Italia vige l’obbligatorietà dell’azione penale in presenza di notizie di reato – i magistrati ora dovranno indagare anche se, pare, il tutto sarebbe avvenuto prima del 2008, insomma casomai si tratterebbe di reati prescritti. Amen.

Armando Marchio

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