venerdì, 19 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensionati, il Governo
non può continuare a ignorarli
Pubblicato il 02-02-2015


Confindustria ha a recentemente elaborato una stima molto positiva dei dati economici per il 2015. A me sembra che la situazione economica, produttiva e sociale del nostro Paese sia ancora assai critica e i segnali di ripresa scarsi e contraddittori, ma in ogni caso, sono convinto che per rilanciare davvero crescita e sviluppo serva un profondo cambiamento di rotta delle politiche economiche, fiscali e sociali e che un elemento chiave di questo cambiamento sia l’adozione di misure concrete per sostenere il potere d’acquisto dei pensionati. Questo non solo per un dovere sociale nei confronti di milioni di anziani che hanno contribuito a costruire l’Italia, a farla uscire dal sottosviluppo e a conquistare diritti economici, sindacali e civili, molti dei quali oggi sembrano purtroppo rimessi in discussione. Noi crediamo infatti che contrastare la diffusione della povertà tra le persone anziane e pensionate sia oggi una scelta (obbligata) per rilanciare la crescita dell’intero Paese.

Se analizziamo infatti le politiche degli ultimi governi, ci accorgiamo che una parte consistente delle misure di austerità a senso unico imposte ai cittadini italiani hanno riguardato pensionati ed anziani. A partire dal taglio della rivalutazione delle pensioni attuato dal Governo Monti; dall’aumento della tassazione, soprattutto locale; dalla riduzione delle risorse per lo stato sociale. Tutte misure che sono state in parte contenute solo grazie alla mobilitazione dei sindacati confederali.

Pensare di poter uscire dalla crisi ignorando la condizione di oltre il 20% della popolazione (è questa la percentuale delle persone ultra65enni nel nostro Paese) è totalmente irrazionale. Oggi una parte consistente dei pensionati ha pensioni insufficienti. Tutte le pensioni, inoltre, subiscono una tassazione che è tra le più alte d’Europa, mentre paradossalmente il bonus di 80 euro ha escluso proprio i pensionati. Accrescere il potere d’acquisto di questi milioni di cittadini è fondamentale per la ripresa dei consumi interni e quindi dell’intero sistema Paese. I consumi interni, che si sono fortemente ridotti negli ultimi anni, sono fondamentali per la crescita, perché le esportazioni, che pure hanno retto molto meglio alla crisi, costituiscono solo una parte non maggioritaria delle attività produttive del nostro Paese.

Non va neppure dimenticato che i pensionati, nonostante le difficoltà, hanno costituito in questi ultimi anni un formidabile ammortizzatore sociale per le famiglie, anche da un punto di vista economico. Sono moltissimi i nuclei familiari, in cui le persone adulte hanno perso il lavoro e i giovani non lo trovano, che oggi contano sulle pensioni di genitori e nonni per poter sostenere le spese. Senza contare il ruolo fondamentale delle nonne e dei nonni nella cura dei nipoti. Anche in questo caso, è importante l’aspetto sociale, ma anche l’aspetto economico, perché in una situazione di contrazione dei redditi, poter risparmiare le spese per asili nido o baby sitter può essere determinante. Quanto ancora potrà durare, però, questo aiuto, se il potere d’acquisto dei pensionati continua a ridursi e se, addirittura, molti considerano le pensioni come una sorta di ‘tesoretto’ pubblico cui poter attingere in caso di necessità? Mentre si tratta di soldi dei cittadini, frutto di anni di lavoro e di contributi.

Per tutti questi motivi, come Uilp ci siamo mobilitati e continueremo a farlo per sostenere i redditi di anziani e pensionati. Le nostre proposte sono concrete: bonus di 80 euro anche ai pensionati; rivalutazione delle pensioni e miglioramento del meccanismo di indicizzazione; riduzione della pressione fiscale su pensioni e lavoro; attenzione ai bisogni della popolazione anziana per quanto riguarda il sociale, il socio sanitario e la sanità (ticket, livelli essenziali delle prestazioni, appropriatezza, investimenti nella medicina del territorio, ecc.). Il diritto alla salute, purtroppo, oggi comincia ad essere sempre più condizionato dalla situazione economica e centinaia di migliaia di cittadini, in gran parte anziani, rinunciano alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alle cure perché non hanno soldi e perché i ticket sono troppo alti. L’applicazione di ticket elevati, inoltre, sta spostando i cittadini dalla sanità pubblica a quella privata, con un danno anche economico per lo Stato.

Le risorse si possono trovare aggredendo finalmente quelli che sono i mali veri del nostro Paese e i veri ostacoli allo sviluppo: corruzione, evasione ed elusione fiscale e previdenziale, giustizia lenta, eccessivi costi della politica, sovrapposizione e moltiplicazione dei livelli istituzionali, sprechi e scarsa efficienza della pubblica amministrazione, carenza di infrastrutture, ecc. Fino ad oggi, le misure di austerità hanno interessato solo marginalmente questi settori e hanno colpito quasi esclusivamente i cittadini, soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati. Come Uil e Uilp avanziamo da anni proposte concrete perché si cambi davvero verso. Finora, purtroppo, non abbiamo visto molte misure andare in questa direzione.

Per concludere, anche volendo dare credito alle stime positive per il 2015, questa ventilata ripresa non potrebbe che rafforzare le nostre richieste. Un miglioramento dell’economia dovrebbe rendere finalmente possibile l’adozione di quelle misure a favore dei pensionati e dei lavoratori che come Uilp e Uil chiediamo da tempo. Dovrebbe far ripartire la contrattazione, nazionale e di secondo livello. E si dovrebbe rafforzare, con risultati migliori, la contrattazione sociale territoriale che come Sindacati dei pensionati attuiamo nei territori con Regioni, Province e Comuni e che riguarda temi fondamentali per tutti i cittadini, quali la sanità, i servizi sociali e sociosanitari, i servizi di cura, la fiscalità locale, l’organizzazione delle nostre città.

Romano Bellissima
Segretario generale Uil Pensionati

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Commenti all'articolo
  1. Renzi, in verità- ai pensionati ci pensa e non poco: tra le proposte di Gutgeld (che è ‘unico che consiglia Renzi per l’economia) c’è anche quella di tosare quelle più alte (diciamo da 2500 lorde in su) per far cassa. E pare che anche Boeri, da poco approdato alla guida dell’INPS, sia sulla stessa lunghezza d’onda…..

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