domenica, 19 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pensioni, sconto contributi
per artigiani e commercianti 
Pubblicato il 02-02-2015


Arriva per gli esercenti attività d’impresa, artigiani e commercianti, iscritti alla gestione Ivs e che hanno scelto il cosiddetto Regime dei Minimi la possibilità di fruire dello sconto sui contributi previdenziali. Più in particolare si tratta dell’opportunità offerta dalla legge di Stabilità (commi 77-84 dell’articolo 1, legge 190/2014) che prevede un regime previdenziale agevolato per chi esercita attività di impresa e aderisce al Regime dei Minimi  secondo il quale è possibile il versamento dei contributi previdenziali solo sul reddito effettivo e non più sul minimale contributivo.

Contribuzione INPS

Dunque gli esercenti attività di impresa iscritti alle gestioni Inps degli artigiani o commercianti potranno corrispondere la contribuzione Inps in percentuale rispetto ai redditi percepiti senza dover effettuare il pagamento dei contributi fissi. O meglio ad essere versati agli enti previdenziali saranno i contributi maturati sul reddito dichiarato ai fini Irpef per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono. I pagamenti dovranno essere effettuati entro gli stessi termini prescritti per la corresponsione delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi.

Quando conviene

Si tratta di un’opportunità opzionale che va valutata, poiché in alcuni casi potrebbe non convenire, ad esempio se l’imprenditore percepisce un reddito inferiore al minimale contributivo prefigurato. In questo caso, infatti, viene versata una somma inferiore al contributo fisso e si accumula un montante contributivo inferiore non più coincidente con l’anno solare e proporzionalmente riducibile in base alla somma effettivamente corrisposta.

Esercitare l’opzione

Il regime contributivo di favore è opzionale e per esercitare l’opzione è indispensabile presentare, in fase di apertura della partita Iva, una comunicazione telematica indirizzata all’Inps. In alternativa, per chi già esercita l’attività d’impresa, è necessario inviare un modulo entro e non oltre il 28 febbraio di ciascun anno in cui si intende aderire al nuovo Regime.

Lavoro, pensionati lavoratori: boom in Italia 

Se da una parte diversi studi hanno accertato come il numero di occupati più anziani (tra i 55 e i 64 anni) in Italia sia aumentato con il perdurare della crisi economica, dall’altra una nuova ricerca, redatta di recente dal ricercatore dell’Università la Sapienza di Roma Fabrizio Patriarca, ha evidenziato come questi numeri siano frutto della decisione di molti pensionati di continuare a lavorare. Secondo quanto rilevato dai dati Istat, tra il 2007 e il 2012 i pensionati oltre i 60 anni che ancora lavorano sono lievitati di 556mila unità raggiungendo quota 1.976.810 (sui 16,1 milioni contabilizzati dall’Inps nel 2012).

Fasce di età

Nella maggior parte dei casi i lavoratori già in quiescenza hanno più di 60 anni (315mila unità, +3% sul 2007) mentre 241mila (+12,6%) hanno un’età compresa tra i 60 e i 64 anni. In sostanza nel 2012 un pensionato su tre (27,7%), tra quelli nella fascia 60-64 anni, ha scelto di rimanere nel mondo del lavoro.

Fasce di reddito

Ma chi sono i pensionati che più degli altri scelgono di non lasciare il proprio lavoro? Si sarebbe portati a pensare che sono quelli che guadagnano di meno e che continuano a lavorare per far fronte alle spese quotidiane, grazie al cumulo tra pensione e reddito. Dai dati si scopre invece che i tassi di occupazione dei pensionati crescono proporzionalmente all’aumentare del reddito.

I soggetti che continuano a lavorare, pur se in pensione sono costituiti da:

il 10,2% dei pensionati over 60 appartenenti alla classe di reddito tra i 500 e i 2mila euro al mese;

il 13,5% di quelli con redditi tra 2 e 3mila euro al mese;

il 23,9% (più di 1 ogni 4) da coloro che stanno sopra i 3mila euro al mese.

Il tutto, ovviamente, senza considerare i pensionati che prestano la propria attività lavorativa in maniera irregolare o in nero.

Pensioni, allarme Adepp. Verso grande platea di nuovi poteri 

”Il sistema sta costruendo una grande platea di poveri, pensionati che non riusciranno a vivere. Non porsi questo tema oggi è molto grave”. A richiamare con forza l’attenzione sul problema dell’adeguatezza delle prestazioni previdenziali è stato di recente Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti pensionistici dei professionisti italiani, nel corso della presentazione del Report di settore. Camporese ha assicurato la partecipazione dell’Adepp al tavolo tecnico proposto dal sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano sul tema dell’autonomia e della vigilanza delle Casse (istituite con i decreti legislativi 509/1994 e 103/1996), che verrà incardinato presso il dicastero del Lavoro dopo la pausa natalizia. ”Parteciperemo con le nostre proposte” ha detto il presidente dell’associazione che conta oltre 1,4 milioni di professionisti iscritti, così come l’Adepp prenderà parte a un secondo tavolo, questa volta proposto dal sottosegretario Simona Vicari, presso il ministero dello Sviluppo economico sulla competitività delle professioni e sull’accesso ai fondi europei”. Sempre in tema di un percorso di riforma degli enti previdenziali, ”dateci l’autonomia vera – ha concluso Camporese – prendetevi la vigilanza vera, non frammentata e poco efficiente come l’attuale, e andiamo avanti”.

Fisco, il nuovo Isee valuta separazioni e perdita di lavoro 

Una forte attenzione alle famiglie numerose e a quelle con disabili, un maggior ‘peso’ al valore patrimoniale della casa – che si adegua ai parametri aggiornati per l’Imu – ma anche la possibilità di far valere subito le difficoltà provocate dalla crisi, contabilizzando immediatamente la perdita di un posto di lavoro e scontando le somme versate in caso di separazioni per il mantenimento di coniuge e figli.

Le nuove regole sono entrate in vigore da gennaio per l’Isee, l’indicatore che ”misura” la situazione economica delle famiglie e che viene utilizzato per l’accesso ai servizi sociali e per ottenere sconti nel caso di iscrizione ad asili ed università, La novità avrà impatto su milioni di famiglie, alla prese con l’iscrizione dei figli al nido o all’università, ma anche agli anziani e ai cittadini in difficoltà per accedere a servizi sociali. ”Un fondamentale tassello necessario alla riforma del nostro sistema di welfare potrà finalmente essere operativo – ha spiegato Poletti – Il nuovo Isee ci permetterà di identificare meglio le condizioni di bisogno della popolazione, consentendoci allo stesso tempo di contrastare le tante pratiche elusive ed evasive, purtroppo ancora diffuse nel nostro Paese”. Il nuovo modulo porta con se alcune importanti semplificazioni, ma consente anche una fotografia più stringente della condizione familiare. Ci sarà, ad esempio, un modello ”mini” con meno informazioni, che può essere utilizzato in maniera standard per molti casi. Ai contribuenti, poi, non saranno chiesti nuovamente i dati che sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, in pratica i redditi percepiti. Basta pensare all’arrivo del 730 precompilato e ai molti dati che saranno consegnati al fisco per capire come, in futuro, l’Isee richiederà ancora meno informazioni. Ma cambia anche la sostanza del nuovo ”indicatore”. Saranno segnalate anche somme fiscalmente esenti: dai redditi tassati con regimi sostituitivi, ai trasferimenti monetari ottenuti dalla P.A (come gli assegni sociali e le indennità di accompagnamento). A differenza del passato, però, saranno sottratti gli assegni pagati ai coniugi per separazione e divorzio per il mantenimento del coniuge e dei figli. L’attenzione a famiglie numerose e ai disabili si concretizza con nuovi criteri di abbattimento del reddito, che fanno crescere lo ‘sconto’ da applicare a secondo della tipologia di disabilità e per i nuclei con più di 3 figli che, se sono in affitto, hanno una maggiorazione dell’abbattimento di reddito. L’aggiornamento avrà l’effetto di rendere l’Isee più aderente alle realtà. In questo momento di crisi, ad esempio, è importantissimo il criterio che consente di far valutare subito la perdita del lavoro (o un calo del 25% del reddito, come in caso di cassa integrazione) senza attendere. Ma si adeguano anche i valori patrimoniali di chi possiede immobili: i valori considereranno una franchigia per chi ha più di 2 figli ma partiranno dalle nuove ”basi” rivalutate che hanno segnato il passaggio dall’Ici all’Imu. Saranno infine rafforzati i controlli, per evitare abusi e furbizie. Per vedere il valore dei depositi, ad esempio, si farà riferimento alla giacenza media annua evitando così la possibilità di aggirare le attuali norme svuotando i conti correnti al 31 dicembre per poi ricostruirli il primo gennaio.

Carlo Pareto 

                                                                 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento