lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pertini, un indimenticabile eroe democratico
Pubblicato il 26-02-2015


Pertini-Del BueQuando Pertini venne eletto presidente della Repubblica, nel luglio del 1978, era in corso la festa dell’Avanti del Psi reggiano e io ne ero segretario da un anno. Avevo solo 27 anni e aspettavo Craxi per il comizio finale. Arriverà o no? Pertini stava pronunciando il suo discorso d’insediamento a Camere riunite e dubitavamo che dopo poche ore il segretario del Psi fosse con noi. Alla fine Craxi non volle mancare e arrivò addirittura con due ore di anticipo.

Venne accolto dai socialisti venuti da mezza Italia trionfalmente. Pertini era il primo socialista del PSI ad assurgere al soglio quirinalizio, anche se un altro socialista, Giuseppe Saragat, lo aveva anticipato. Il merito dell’elezione di Pertini fu della testardaggine di Craxi che voleva un socialista presidente, anche se il suo candidato iniziale era Antonio Giolitti. Ma Giolitti, che era uscito dal Pci nel 1956, non era gradito ai comunisti che lo consideravano incompatibile con le loro liturgie. Alla fine fu Andreotti a ipotizzare Pertini, in fondo votabile sia dai democristiani, che lo consideravano un po’ troppo vecchio per durare sette anni, sia dai comunisti, per il suo passato antifascista. Sandro Pertini fu così eletto dalla maggioranza di unità nazionale che governava l’Italia, consolidando, almeno per un po’, il quadro di governo, presieduto dall’inossidabile Andreotti.

Da poco si era consumato il sacrificio di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Bierre, dopo settimane di tensioni e inutili appelli alla fermezza. Solo il Psi aveva proposto una via per salvare la vita umana, ma il governo non seppe usare la via militare e non volle usare quella della trattativa. Moro venne sacrificato al suo destino e l’Italia conobbe ancora per alcuni anni le imprese drammatiche del terrorismo più sanguinoso.

Di lì a pochi mesi, nell’autunno dello stesso anno, la federazione reggiana del Psi, grazie ai rapporti personali che un nostro militante, Franco Giaroli, aveva saputo instaurare con Pertini, organizzò una visita alla presidenza della Repubblica.

Partimmo con due pullman e venimmo ricevuti prima da Craxi, che aveva ubicato transitoriamente l’ufficio in via Tomacelli, poi al Quirinale, da Pertini. L’incontro fu informale. E quando arrivammo nel salone, dove poi ci avrebbe raggiunto, il cerimoniale ci invitò a stare ai lati della della sala per non sopraffare Pertini. Ma quando arrivò, fummo subito invitati a non fare le mummie, a stare con lui e a stringergli la mano.

Avevo già conosciuto Pertini a Reggio l’anno prima, quando da poco non era più presidente della Camera, sostituito nel 1976 da Pietro Ingrao, e non era ancora presidente della Repubblica. Doveva tenere un comizio al Teatro Municipale in occasione della festa del 2 giugno. Fu un comizio travolgente, denso di battute, ironie, prese in giro, veementi rampogne. Ce l’aveva coi brigatisti dei quali non aveva alcuna paura e li invitò a sfidarlo, ce l’aveva coi partiti che si incontravano tra loro senza produrre un governo (“Almeno si incontrassero con delle belle donne”, urlò), ce l’aveva con due della presidenza che parlottavano tra loro e li rimbrottò pubblicamente, ce l’aveva con uno del pubblico che stava uscendo e lo consigliò di stare ad ascoltarlo. Mi raggiunse dietro il palco e mi confidò che ce l’aveva anche con Fanfani perché gli aveva regalato una pipa che non funzionava. Pertini era fatto così.

Un uomo tutto d’un pezzo, un eroe della Resistenza che aveva rimproverato la madre perché aveva chiesto la grazia, che era stato incarcerato ed era fuggito, poi da Roma liberata era salito al Nord per combattere ancora. Un eroe democratico, a volte in minoranza nel suo partito, come quando si dichiarò contrario alla politica fusionista e poi frontista. Amico sincero di Nenni a volte gli rimproverò anche l’opposto e cioè la politica di unità socialista con Saragat e taluni aspetti del centro-sinistra. Da presidente della Repubblica fu certo il più amato. Nessuno può dimenticare la sua schietta capacità di mettersi in sintonia con gli umori del paese. Oggi tutti lo adorano. In pochi però ricordano che fu sempre un socialista, legato a doppio mandato con la storia di un movimento che prese piede nella sua Liguria quattro anni prima che Sandro nascesse e che lo ha visto sempre tra i suoi massimi dirigenti.

A 25 anni dalla sua scomparsa anche l’Avanti!, che lo vide tra i suoi direttori, lo ricorda con immutata commozione e schietta gratitudine.

Mauro Del Bue

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Commenti all'articolo
  1. Mauro ,tutti i socialisti non finiranno di ringraziarti per tutto quello che scrivi in modo puntuale sul intero percorso storico dei PSI.Pertini è parte integrante della nostro sfortunato intinerario politico interrotto ,prematuramente e momentaneamente,ma non idealmente ,dalla cattiveria politica e giustizialista degli uomini.Sono convito che qualcosa succederà ,la storia ha dato ragione ai socialisti-socialdemocratici,area potenzialmente targa bile al 20% da recuperare, ricuperabile,cioè da riproporre in autonoma , molta aggressiva .Noi ,una volta per tutte ce la dobbiamo giocare.

  2. Caro Mauro, anch’io ero segretario della Sezione P.S.I di Ortonovo,ora Sezione Sandro Pertini.
    E guarda caso, la notizia mi giunse mentre si svolgeva una delle prime feste dell’Avanti da me organizzate.
    Ma io conoscevo molto bene Sandro Pertini, ebbi anche l’onore di presentarlo all’ultima sua campagna elettorale nel 1976 in un indimenticabile comizio al cinema Dogana, gremito all’inverosimile di gente entusiasta di ascoltarlo, conoscendo la sua bravura riscontrata in precedenti incontri elettorali e in manifestazioni contro l’eversione, ebbe qualcosa da ridire nei miei confronti perché mi dilungavo nella presentazione. Per me era un’occasione ghiotta che non potevo lasciarmi scappare.
    Altre occasioni per incontrarlo furono prima alla Camera Dei Deputati e poi al Quirinale.
    Al Quirinale ebbi l’opportunità di accompagnare una delegazione di studenti delle suole medie con alcuni professori e come era noto il Presidente amava intrattenersi con i ragazzi e cercava quasi di ignorare gli adulti accompagnatori, non potevo essere ignorato, dopo che i ragazzi lo omaggiarono
    facendomi coraggio lo chiamai per nome.
    Sandro sono il compagno Antognetti di Ortonovo, ti porto i saluti di tutti i compagni.
    Mi guardò e con uno slancio mi abbracciò dicendomi:
    Salutami Angelo Landi.

  3. Grazie Mauro di questo bel ricordo, che Pertini avesse l’abitudine di richiamare pubblicamente i compagni che, saliti sul palco con lui durante i comizi, si distraevano, me l’ha confermato anche un nostro compagno che era accanto a lui, durante il comizio che tenne in p.zza Ganganelli a Santarcangelo per le politiche del 1958. Quel comizio, immortalato con la bella foto di copertina sulla mia pagina FB, si tenne proprio nel luogo dove a maggio hai chiuso la nostra compagna elettorale delle comunali.

  4. Caro Mauro, ti ringrazio anch’io della bella memoria che hai scritto per il grande Sandro Pertini. E’ un valore straordinario quello rappresentato da Pertini, in termini di Onestà, di Lealtà e di Coerenza. Tutti valori difficilmente riscontrabili nei politici attuali. E allora, ricollegandomi al problema della nostra “esistenza” e della nostra “collocazione” e della nostra “identità”, mi chiedo: possiamo bussare alla porta del PD e chiedere, col cappello in mano e dopo esserci puliti i piedi sullo zerbino, a lor signori il permesso di entrare?? Io credo che la nostra storia e la nostra cultura meritino molto di più, anche se questo ci costerà il peso di altre sconfitte, ma almeno sarà fatta salva la nostra dignità. Roberto Rinaldi, segretario socialista della sezione di Reggiolo.

  5. GRANDE SANDRO PERTINI….Hanno cercato di imitarlo ma …la Sua spontaneità era impossibile da eguagliare…UN VERO SOCIALISTA…AMATO DA UN POPOLO, QUELLO ITALIANO, tendenzialmente SOCIALISTA UMANITARIO. Un uomo laico, non credente ma vicino ai valori CRISTIANO-SOCIALI-UMANITARI.

  6. Carissimo Mauro
    Ti chiedo scusa per la mia testardaggine nell’insistere sulla mancata iniziativa dei nostri parlamentari nell’organizzare al Parlamento una mostra evento a ricordo di Pertini, Saragat e Nenni. Ti riporto nuovamente il mio ultimo commento in proposito.
    Mi assale un senso di ribellione nell’assistere all’oblio a cui è stata relegata la Storia socialista e nel contempo vedere innalzare sugli altari gl’idoli del comunismo italiano rappresentati da Togliatti e Berlinguer. Se nell’ambito delle Camere Parlamentari dobbiamo accontentarci solo della benevolenza di una citazione commemorativa come possiamo sperare o pretendere che i Socialisti possano lottare ancora per affermare l’esistenza del PSI ?????
    Penso che nessuno potrebbe negare ai Socialisti di commemorare tre testimoni esemplari, non solo del Socialismo, ma dell’espressione più alta della libertà, alla cui causa questi eroi hanno dedicato la loro vita per affermarne i valori e i diritti democratici contro tutte le forme di dittatura compresa quella sovietica, di cui Togliatti per vari anni è stato un componente nel massimo Organo dei Soviet. Sarebbe anche l’occasione per mettere a confronto due paladini della “ doppia morale comunista ” con tre paladini dell’unica morale della Democrazia riconosciuta universalmente, come quella appunto espressa da questi tre grandi Padri della Patria.
    La mostra di tre settimane su Togliatti è stata promossa dalla Fondazione Istituto Gramsci, dall’Archivio centrale dello Stato e dall’Archivio storico della Camera dei deputati.
    Mentre la Fondazione Gramsci è specificatamente patrimonio culturale del PCI, gli altri due Archivi sono Patrimonio culturale di tutti gli italiani; sarebbe quindi sufficiente sostituire alla Fondazione Gramsci una Fondazione Socialista per rivendicare l’esercizio dei nostri diritti di rappresentanza politica nella storia del nostro Paese. APPLICANDO L’ESEMPIO DI PARMENIDE PERCHÉ NON PRENDI TU L’INIZIATIVA COME DIRETTORE DEL’AVANTI PER ORGANIZZARE QUESTO EVENTO ?? Nella mostra potrebbe trovare posto anche la tua fotografia ricordo accanto alle testimonianze di altri due Direttori dell’Avanti come Pertini e Nenni. In attesa di un tuo autografo, gradirei ora almeno una tua risposta.
    Je suis socialiste

  7. Nicola hai perfettamente ragione. Ho già criticato il ricordo unilaterale di Berlinguer, De Gasperi e perfino Togliatti. Ho anche girato la proposta ai nostri parlamentari. Di più non posso fare. Leggerai con quanta passione io ricordi il nostro passato.

    • Nella passione ci rappresenti ampiamente e degnamente.
      Prenota presso un centro autorizzato una trasfusione del tuo e del nostro ardore ai nostri parlamentari e alla Direzione del PSI.
      Ti ringrazio per la tua dedizione ed il tempo che dedichi all’Avanti e alla causa socialista
      Je suis socialiste

  8. Grazie Direttore per la passione con cui ha ricordato un eroe italiano che ha sempre dato in ogni occasione lustro alla tradizione socialista che possiamo dire sia sempre stato dalla parte giusta della storia a differenza di altri di cui non si può dire lo stesso. Se ha modo di fare nuovamente presente la sua proposta ai parlamentari socialisti o se avesse altre idee per “spingere” questa proposta per ricordare il presidente più amato dagli italiani tramite qualche iniziativa sull’Avanti penso che avrebbe un grosso seguito da molti lettori. Del nostro passato, e del presidente Pertini dobbiamo essere fieri, per provare di avere un futuro penso che dobbiamo ricordare le parti migliori del nostro passato e prenderle ad esempio (parlamentari in primis). Fraterni saluti Je suis socialiste

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