mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Pil, Confcommercio e Confindustria divise
Pubblicato il 25-02-2015


Pil-ConfindustriaIl miraggio della ripresa del BelPaese sembra vicino, almeno per Confindustria. Oggi il Centro Studi Confindustria ha pubblicato le ultime stime che vedono il prodotto interno lordo in aumento fino al 2,1% quest’anno – contro il +0,6% previsto dall’esecutivo e il +0,4% di Bankitalia – e fino al 2,5 per cento il prossimo. Questo grazie al crollo del prezzo del petrolio, alla svalutazione del cambio dell’euro, all’accelerazione del commercio mondiale e alla diminuzione dei tassi di interesse grazie al programma di acquisto di titoli di Stato varato dalla Bce, “in grado di abbassare i tassi reali a lunga scadenza nella media dell’area euro di 109 punti base”. Un anno di svolta, dunque, questo 2015.

Di contro lo studio elaborato da un’altra confederazione, quella dei commercianti, che non vede rose nel futuro italiano ma tante, troppe tasse. Secondo uno studio elaborato da Confcommercio, se dovessero scattare le clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità ci sarebbero 72 miliardi di tasse in più nel triennio 2016-2018. La stangata fiscale colpisce soprattutto le famiglie italiane che non solo hanno visto triplicare le tasse sugli immobili (+115,4%), ma hanno speso, in media, 4.200 euro per tasse locali (ben 6,5% del Pil).

Pil-ItaliaIl direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, lamenta la mancanza di riforme sulla pressione fiscale: “Non si capisce cosa resti del federalismo fiscale su cui abbiamo lavorato per 15 anni. Se si torna ad un neocentralismo rischiamo di non avere i benefici del federalismo pur continuando a sopportarne i costi”.

Se la Confcommercio denuncia la polverizzazione del Pil in tasse, “se dovessero scattare le clausole di salvaguardia contenute nella legge di Stabilità 2015”, da Bruxelles arriva la promozione all’Italia proprio sulla legge di Stabilità. La Manovra è stata approvata dal collegio dei commissari, anche se gli “squilibri sono rimasti invariati” e, “richiedono monitoraggio specifico e decise azioni politiche“.

Nonostante il richiamo, Bruxelles non aprirà una procedura contro l’Italia e invita il il governo Renzi a impegnarsi per ridurre il debito pubblico. I meriti riconosciuti all’Esecutivo, per l’Ue, riguardano soprattutto la Riforma del marcato del lavoro: “Il Jobs Act – è scritto nel documento della Commissione – ha fatto decisivi cambiamenti nella legislazione di protezione del lavoro e nei benefici per la disoccupazione per migliorare l’entrata e l’uscita dal mercato del lavoro”.

L’Italia prende così un bel 6 d’incoraggiamento ma resta sotto osservazione dalla Commissione, insieme a Belgio e Francia, sotto la lente d’ingrandimento anche la prima della classe, la Germania che è in una situazione di «squilibrio tale da richiedere un monitoraggio e un deciso intervento» secondo il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che ha rimarcato l’eccessivo surplus con l’estero del Paese.

Liberato Ricciardi

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