martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Prodi il libico
Pubblicato il 19-02-2015


Adesso la parola alla politica? Non vuole dire molto questa nuova consapevolezza mentre il Consiglio Onu per adesso esclude l’intervento militare, nonostante le esplicite richieste in tal senso dell’Egitto. Anche perché si dovrebbe precisare cosa si intende per politica. Quali mosse si intendano fare per combattere politicamente l’Isis, l’esercito dei tagliagola che si presenta, come ha dichiarato al Parlamento il nostro ministro degli Esteri, nelle vesti di una nuova barbarie. Evitiamo di ipotizzare che con costoro si possa parlare e trattare. Dunque per politica si dovrebbe intendere qualche mossa per mettere d’accordo i due governi libici, e magari anche quel turbine di tribù e di bande che imperversano nella Libia post-gheddafiana e che assommano al numero di 140. Insomma per cucire un alleanza locale contro l’Isis. É possibile?

È certamente augurabile. Poi ci sono gli interventi militari dei paesi arabi. L’Egitto di Al Sisi si è mosso con un’iniziativa di terra. La Giordania continua coi bombardamenti. È interessato al l’opzione militare naturalmente l’Iran sciita, oltre a quel che rimane dell’Iraq. Il fronte si può ampliare. Intanto per cucire e ampliare l’Italia si candida in prima fila. Mica per combattere perché siamo un popolo di navigatori e di poeti, ma per parlare. E candida Romano Prodi, perché, dice il ministro Pinotti, l’ex premier italiano è profondo conoscitore di questioni africane. Il buon Romano, che pareva a un passo dalla presidenza della Repubblica ed è stato bocciato dai suoi per la seconda volta (avrebbe preso meno voti di Mattarella?), adesso viene riciclato in versione di Scipione. Accetterà?

Se gli verrà proposto un ruolo così rilevante per la pace credo che Romano non potrà voltarsi dall’altra parte. Si tratterebbe oltretutto di un incarico Onu, un po’ come quello che Craxi assunse a proposito del debito dei paesi del terzo mondo. Dovrà mediare innanzitutto tra Tripoli e Tobruk. Il problema non di poco conto è che un mediatore esiste già e la Pinotti dovrebbe saperlo. Lo ha ricordato a tutti anche Massimo D’Alema. Si tratta di Bernardino Leon, diplomatico spagnolo. Lo si potrebbe sostituire, come si fa con gli allenatori. Ha portato a casa pochi punti, avanti un altro. Oppure lo si potrebbe affiancare con un’altra personalità. D’altronde anche nel calcio si è tentato di unire Inzaghi e Sacchi, no? Ho l’impressione che l’Italia faccia i conti senza l’oste. È un po’ comodo chiedere il comando di un’operazione, non partecipavi militarmente e indicare il mediatore, sostituendo quello esistente. Ma noi siamo fatti così. Vai avanti tu, che mi scappa da ridere…

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Commenti all'articolo
  1. come sempre cogli il cuore dei problemi Mauro.Ma ci si rende conto che qui sta esplodendo il mediterraneo e noi si continua a parlare in termini di …mediazione,senza nemmeno sapere chi sono gli interlocutori e se costoro sono capaci di comprendere il linguaggio della …politica? Ancora una volta pensiamo di applicare le nostre categorie etiche e le nostre regole di fronte a chi conosce solo il linguaggio della violenza più cruda. Che sia Prodi o altri poco importa, tanto …quod nullum est nullum producit effectum

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