lunedì, 25 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Proposta di legge
di Enrico Buemi
sulla responsabilità civile magistrati
Pubblicato il 24-02-2015


XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI 

N.2738

PROPOSTA DI LEGGE

APPROVATA DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

il 20 novembre 2014 (v. stampato Senato n. 1070)

d’iniziativa dei senatori

BUEMI, NENCINI, FAUSTO GUILHERME LONGO

Disciplina della responsabilità civile dei magistrati

Trasmessa dal Presidente del Senato della Repubblica il 20 novembre 2014

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

(Oggetto e finalità).

  1. La presente legge introduce disposizioni volte a modificare le norme di cui alla legge 13 aprile 1988, n.117, al fine di rendere effettiva la disciplina che regola la responsabilità civile dello Stato e dei magistrati, anche alla luce dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

Art. 2.

(Modifiche all’articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n.117).

  1. All’articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n.117, sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a) al comma 1, le parole: «che derivino da privazione della libertà personale» sono soppresse;
  3. b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
    «2. Fatti salvi i commi 3 e 3-bis ed i casi di dolo, nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove»;
  4. c) il comma 3 è sostituito dai seguenti:
    « Costituisce colpa grave la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea, il travisamento del fatto o delle prove, ovvero l’affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento o la negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento, ovvero l’emissione di un provvedimento cautelare personale o reale fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

3-bis. Fermo restando il giudizio di responsabilità contabile di cui al decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639, ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea si tiene conto, in particolare, del grado di chiarezza e precisione delle norme violate nonché dell’inescusabilità e della gravità dell’inosservanza. In caso di violazione manifesta del diritto dell’Unione europea si deve tener conto anche della mancata osservanza dell’obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nonché del contrasto dell’atto o del provvedimento con l’interpretazione espressa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea».

Art. 3.

(Modifiche all’articolo 4 ed abrogazione dell’articolo 5 della legge 13 aprile 1988, n.117

  1. All’articolo 4 della legge 13 aprile 1988, n.117 sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a) al comma 2, secondo periodo, le parole: «due anni» sono sostituite dalle seguenti: «tre anni»;
  3. b) al comma 4, le parole: «due anni» sono sostituite dalle seguenti: «tre anni».
  4. L’articolo 5 della legge 13 aprile 1988, n.117, è abrogato.

Art. 4.

(Modifica dell’articolo 7 della legge 13 aprile 1988, n.117).

  1. L’articolo 7 della legge 13 aprile 1988, n.117, è sostituito dal seguente:
    «Art. 7. – (Azione di rivalsa). – 1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, entro due anni dal risarcimento avvenuto sulla base di titolo giudiziale o di titolo stragiudiziale, ha l’obbligo di esercitare l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato nel caso di diniego di giustizia, ovvero nei casi in cui la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea ovvero il travisamento del fatto o delle prove, di cui all’articolo 2, commi 2, 3 e 3-bis, sono stati determinati da dolo o negligenza inescusabile.

2. In nessun caso la transazione è opponibile al magistrato nel giudizio di rivalsa o nel giudizio disciplinare.
3. I giudici popolari rispondono soltanto in caso di dolo. I cittadini estranei alla magistratura che concorrono a formare o formano organi giudiziari collegiali rispondono in caso di dolo o negligenza inescusabile per travisamento del fatto o delle prove».

Art. 5.

(Modifica all’articolo 8 della legge 13 aprile 1988, n.117).

  1. All’articolo 8 della legge 13 aprile 1988, n.117, il comma 3 è sostituito dal seguente:
    «3. La misura della rivalsa non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità. Tale limite non si applica al fatto commesso con dolo. L’esecuzione della rivalsa, quando viene effettuata mediante trattenuta sullo stipendio, non può comportare complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore ad un terzo dello stipendio netto».

Art. 6.

(Modifica all’articolo 9 della legge 13 aprile 1988, n.117).

  1. All’articolo 9 della legge 13 aprile 1988, n.117, le parole: «, entro due mesi dalla comunicazione di cui all’articolo 5, comma 5,» sono soppresse.

Art. 7.

(Modifica all’articolo 13 della legge 13 aprile 1988, n.117).

  1. All’articolo 13 della legge 13 aprile 1988, n.117, dopo il comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente:
    «2-bis. Il mancato esercizio dell’azione di regresso, di cui al comma 2, comporta responsabilità contabile. Ai fini dell’accertamento di tale responsabilità, entro il 31 gennaio di ogni anno la Corte dei conti acquisisce informazioni dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro della giustizia sulle condanne al risarcimento dei danni per fatti costituenti reato commessi dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, emesse nel corso dell’anno precedente e sull’esercizio della relativa azione di regresso».

 

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