venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Un referendum consultivo
perchè sopravviva Parma
Pubblicato il 09-02-2015


Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma, 7 febbraio 2015 – E’ antica la questione dei rapporti fra Parma e la Regione Emilia Romagna. Il nostro approccio fa perno su questa constatazione di carattere generale: il bilancio di quasi cinquant’anni di regionalismo è disastroso, perché caratterizzato da scarso buongoverno, costi esorbitanti, legislazione mediocre e proliferazione di scandali. La diserzione delle urne che ha caratterizzato le elezioni nella nostra regione nell’autunno scorso (la nuova Giunta gode del consenso del 17 per cento dei cittadini) ha contraddetto l’immagine dell’Emilia-Romagna felix, modello di buongoverno e di partecipazione. La situazione è peggiorata dopo la riforma del titolo quinto della Costituzione, che ha attribuito alle regioni nuovi compiti, anche nel settore del commercio estero e della politica estera, sostanzialmente non esercitati, tanto che l’assessore Patrizio Bianchi, parlando in occasione del conferimento della laurea ad honorem a Bernardo Bertolucci, ha affermato che occorre un riposizionamento della Regione nei confronti dell’Europa.

Ma veniamo ai nostri giorni. Sono trascorse alcune settimane dalla formazione del nuovo governo regionale, senza che siano percepibili atti concreti della Giunta volti ad affrontare l’emergenza idrogeologica che riguarda l’intera nostra provincia, devastata dalle frane a monte, preannuncio dell’alluvione che ha poi sconvolto Parma. La Regione è titolare di competenze proprie in campo agricolo e idraulico-forestale. Essa doveva, e deve ancora, elevare la difesa del suolo a priorità delle priorità, con il varo di un piano organico volto alla messa in sicurezza dell’intero nostro territorio.

Ma c’è di più. Il primo atto del nuovo presidente, Stefano Bonaccini riguarda il fumoso progetto delle cosiddette “aree vaste”, in vista della futura abolizione delle Province con legge di rango costituzionale. Il lancio con frastuono mediatico di questa “grande riforma” ha creato confusione e molteplici ragioni di giustificato allarme. Il Presidente ha annunciato che la nostra ”area vasta” comprenderà Parma e Piacenza ed ha aggiunto che in futuro (Se saremo bravi? Se sapremo correggere la naturale gravitazione di Piacenza verso Milano?) faremo parte della Grande Emilia, insieme a Modena e Reggio. Non è stata compiuta, né preannunciata alcuna consultazione con i comuni e quel che resta delle province.

Nessuno, e tanto meno il Presidente, ha spiegato la natura di questa nuova creatura istituzionale, chiamata anche “ambito”, a somiglianza degli “ambiti venatori”. Chi ha voluto documentarsi ha constatato, anche sulla base dell’esperienza di altre Regioni, che l’area vasta è semplicemente il territorio destinatario della pianificazione regionale, finora principalmente in campo sanitario. Su questa corposa novità ci saremmo aspettati un chiarimento esaustivo non solo dal presidente, ma anche da parte dei consiglieri regionali eletti nella nostra provincia, tutti esclusi dalla nuova Giunta, ed anche dal sindaco di Parma e dal presidente della Provincia. Siamo invece al cospetto di un silenzio assordante. E tacciono anche i massimi esponenti nostrani del PD. L’unica notazione critica l’ha motivata Pino Agnetti su questo giornale.

Per parte nostra, riteniamo che la trovata dell’area vasta incorpori la propensione egemonica della Regione, volta ad accentrare a Bologna ogni decisione rilevante, a detrimento delle nostre istituzioni locali. Viene quasi alla mente la pianificazione centralizzata dei gross plan di sovietica memoria. Intanto, la nostra Provincia, tenuta provvisoriamente in vita dalla legge Del Rio, viene considerata un’entità in liquidazione, sostanzialmente abbandonata dalla Regione, con umiliazione del personale, peraltro dotato di una qualificazione tecnica ragguardevole, ma potenzialmente dirottato verso il Palazzo di Giustizia.

Noi disapproviamo questa scelta demagogicamente e dannosamente soppressiva. La nostra Provincia, nata nel 1859 con l’editto di Carlo Farini, appartiene alla storia della nostra comunità. Può e deve continuare ad operare nel suo attuale assetto istituzionale e territoriale, a beneficio delle nostre popolazioni, esercitando le sue storiche funzioni e giovandosi, delle deleghe e dei finanziamenti della Regione.

Intendiamo dunque promuovere un referendum consultivo a sostegno della continuità operativa della nostra Provincia. In ogni caso, se si debbono identificare gli ambiti amministrativi delle aree vaste, siano i cittadini della nostra provincia a decidere se preferiscono l’accorpamento con Reggio Emilia, piuttosto che con Modena o Piacenza. Non è democratica una decisione calata dall’alto ed assunta a Bologna, in Viale Aldo Moro, non si sa da chi ed in base a quali criteri.

Nel contempo, chiederemo al Presidente della nostra Provincia, Filippo Frittelli, di promuovere un incontro con il collega presidente della Provincia di Reggio, per proporre la realizzazione di comuni progetti interregionali di sviluppo, riguardanti, oltre ai territori delle nostre due province, la Lunigiana, il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, l’arco portuale tirrenico, la bassa Lombardia.

Ricordiamo inoltre, anzitutto a noi stessi, che durante la vituperata prima Repubblica, quando i socialisti erano alla guida degli enti locali, Parma ha vissuto una stagione di intenso progresso, accrescendo la propria caratura europea. In quegli anni hanno preso vita le grandi Fiere internazionali, fra cui svetta Cibus, l’Autocisa, il CEPIM, l’Aeroporto, la Pontremolese, il raccordo Tirreno-Brennero.

Parma non è mai stata un sobborgo di Bologna, e non deve diventarlo. In questo spirito vogliamo concorrere a suscitare un ampio dibattito fra quanti intendono operare per fermare il declino, che trova recentemente riscontro nella “degradazione” della Biblioteca Palatina e delle altre istituzioni culturali elencate nella recente intervista del Presidente del Circolo “Il Borgo”, Paolo Scarpa.

E’ dunque tempo di proporre l’alleanza fra tutte le forze vive, che pure non mancano, per promuovere il ritorno dello sviluppo, anche contrastando l’insidia del neo-centralismo regionale. Provincia, Comune di Parma, Università e Camera di Commercio debbono acquisire piena consapevolezza dell’ora grave ed operare congiuntamente per il rilancio di Parma come Provincia d’Europa, costituendo a tal fine un Comitato di consultazione permanente. Serve insomma un sussulto di dignità e anche di orgoglio. Siamo fiduciosi che Parma risponderà.

Giampaolo Canton, Francesco Castria, Fabio Fabbri, Manuel Magnani

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