sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Psoe. La guerra e “il fuoco amico” in Andalusia
Pubblicato il 16-02-2015


Susana Diaz e Pedro Sanchez

Susana Diaz e Pedro Sanchez

Il primo dei quattro appuntamenti elettorali spagnoli del 2015, le elezioni regionali dell’Andalusia, vedrebbero tornare primo partito i socialisti del Psoe.
Tradizionale roccaforte socialista, mai caduta dai tempi del dopo Franco, secondo quanto risulta da un sondaggio pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais, a poco più di un mese dal voto il Psoe otterrebbe il 35%,2 delle preferenze contro il 29,1% del Pp; il populista Podemos sarebbe la terza forza con il 14,9% contro 8,4% dei comunisti di Iu.
Il sondaggio non traduce le percentuali in seggi, ma tutto sembra indicare che il Psoe si troverebbe lontano dalla maggioranza assoluta e sarebbe quindi costretto a una coalizione. La leader socialista locale, Susana Diaz, attuale presidente della regione ha già scartato qualsiasi ipotesi di cooperazione con il Pp o Podemos, per cui l’unica alternativa sarebbe quella di rinnovare l’attuale alleanza con Iui, sempre che le due formazioni raggiungano insieme la soglia dei 55 seggi (alle scorse regionali ne ottennero 58 contro i 48 del Pp).
Ma è guerra nel Partito socialista, già schierata l’artiglieria pesante dopo la decisione del segretario generale, Pedro Sanchez, di destituire Tomas Gomez come segretario generale regionale e candidato alla presidenza della Comunità di Madrid, a pochi mesi dalle elezioni amministrative del 25 maggio. La decisione di allontanare Gomez, secondo i media iberici, è legata alla conseguenza di un’inchiesta giudiziaria aperta sulla realizzazione della linea tranviaria di Parla, comune madrileno di cui Gomez è stato sindaco dal 1999 al 2008, che ha comportato uno sforamento di 41 milioni sui costi iniziali del progetto. Nel motivare la destituzione il segretario di organizzazione del Psoe, Cesar Luena, ha accusato l’ex sindaco di Parla di provocare “un grave deterioramento dell’immagine pubblica del partito e di generare una instabilità interna”. Gomez segretario del Partito Socialista di Madrid dal 2007 e nel 2012 è stato rieletto deputato regionale dopo aver perduto le elezioni regionali un anno prima. La crisi nel partito socialista a Madrid si riflette in tutti i sondaggi che danno il Psm in caduta libera, dietro il neo partito Podemos e lo stesso Partito Popolare che governa la comunità e, sebbene indebolito dagli scandali di corruzione e senza ancora un candidato ufficiale alla presidenza della regione, registra una sostanziale tenuta del suo elettorato.
Dopo il braccio di ferro con il leader nazionale socialista Pedro Sanchez, il segretario regionale del partito socialista di Madrid (Psm), Tomas Gomez, ha annunciato la rinuncia alla sua candidatura alle amministrative del 25 maggio prossimo e a “ogni aspirazione politica” nella Federazione madrilena del Psoe. “Pedro Sanchez può stare tranquillo, non concorrerò per nessun posto nel Psm”, ha detto Gomez in conferenza stampa.
Pedro Sanchez “il bello” si sta liberando con facilità di molte figure ingombranti per la sua opera di “rottamazione” del partito, il fedelissimo Gomez è uno di questi, ma più la strada della pulizia va avanti, maggiore è la sfida che si apre con l’onnipotente Susana Diaz, brava e vincente segretaria del partito in Andalusia.
A luglio dovrebbero svolgersi le primarie per scegliere il candidato o la candidata socialista alle elezioni politiche di novembre, i nomi ufficiosamente già circolano e sono quelli del candidato naturale e segretario del partito Pedro Sanchez e l’altro è di una donna, quello della stessa Diaz che con alle spalle una vittoria alle urne e delegazione socialista più grande di Spagna potrebbe imporsi o imporre al segretario Sanchez un nome forte come quello di Carme Chacon.
Pedro “il bello” e bellicoso però non ha nessuna intenzione di rimanere seduto solo sul trono di segretario generale dei socialisti, i piani per conquistare la presidenza del governo sono appena iniziati.

Sara Pasquot

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