martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

QUOTA 90
Pubblicato il 27-02-2015


Spread-sotto-cento

Dopo un lustro l’Italia risale la china. Stamane lo spread italiano tra Btp decennali e Bund tedeschi sfonda al ribasso la soglia psicologica dei 100 punti, il differenziale si attesta a 98 punti, con il rendimento dei nostri titoli ai minimi storici, intorno all’1,30%.
Dopo anni di lacrime e sangue, l’Italia vede la luce in fondo al tunnel per i conti dello Stato, che in questo modo avrà meno spese per il pagamento degli interessi sul debito pubblico (fra i 16 e i 20 miliardi di euro di interessi in meno per quest’anno) e di conseguenza più fondi a disposizione per finanziare altre voci.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha brindato alla buona notizia cinguettando su Twitter: ”lo Spread sotto quota 100, mille ex precari assunti a Melfi col JobsAct, via segreto bancario non solo in Svizzera, dai che è #lavoltabuona“.
L’Italia, dal punto di vista dei conti pubblici certamente riparte, ma ciò è dovuto a fattori non secondari come l’effetto-Qe della Bce. Il piano dell’ex Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, partirà tra pochi giorni e prevede l’acquisto di bond governativi da parte della Banca centrale europea, schiacciando i rendimenti dei bond, soprattutto dei Paesi in affanno come Italia e Spagna. Le banche e le compagnie assicurative prediligono i bond tedeschi perché li aiutano a soddisfare i requisiti patrimoniali normativi, mentre le Banche centrali, invece, tendono ad avere Bund e altri titoli di Stato con rating elevato per lo sviluppo delle proprie riserve valutarie. Non è un caso e non è certo un miracolo che proprio la Spagna abbia registrato anch’essa un BTp decennale record a 1,27%.

Ma una mano dal cielo, esattamente dall’alto dell’Eurotower, sembra arrivata per il nostro Paese proprio dal famoso Piano Draghi: il Qe della Bce comporterà l’acquisto di 60 miliardi di euro di obbligazioni ogni mese fino a settembre 2016 e nella borsa le aspettative valgono più di qualunque altro fattore, compresa la ripetuta ripresa e la riforma lavorativa del nostro Paese. Anche se per il Partito della maggioranza, si tratta di meriti tutti dell’Esecutivo: “Senza il costante lavoro dell’Italia sulle riforme per creare crescita e occupazione – precisa il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei – la ripresa sarebbe stata più lontana. Per non perdere l’occasione europea, l’Italia deve proseguire con le riforme per rendere più efficiente la spesa pubblica al fine di riversare ancora più risorse sul lavoro”.

La buona notizia viaggia sullo stesso binario di altre notizie positive, il calo dello spread arriva dopo che le ultime aste dei titoli di Stato sono andate a segno e la fiducia di consumatori e imprese è tornata a salire, senza dimenticare i buoni segnali riguardanti il sistema produttivo italiano, l’Istat ha annotato che “nei primi tre trimestri dell’anno (2014, ndr) un’impresa manifatturiera su due ha aumentato il proprio fatturato totale di almeno l’1% rispetto allo stesso periodo del 2013″.
“Per il primo trimestre 2015 è previsto il ritorno alla crescita del Pil”, secondo le previsioni dell’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia dell’Italia. “La variazione congiunturale reale prevista è pari a +0,1%, con un intervallo di confidenza compreso tra -0,1% e +0,3%”.

L’Italia vede il segno positivo ma potrebbe rappresentare l’ennesima chimera, è vero le prospettive di ripresa sono buone ma è risaputo che il mercato è volubile e dipende poco dagli annunci di Riforme, così come dal Governo che ha esultato per il calo dello Spread quasi fosse una conseguenze dello Jobs Act i cui effetti si sentiranno solo tra qualche tempo.

“Lo ‘spread’ è un indicatore dell’andamento delle speculazioni finanziarie, non ha nulla a che vedere con lo stato dell’economia reale – ha dichiarato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo – È evidente, tuttavia, che gli effetti positivi della sua riduzione sull’esborso degli interessi può liberare importanti risorse da destinare allo sviluppo”, ha precisato Barbagallo.

Come rileva infine un interessante articolo di Milano Finanza, il Piano Bce porta con sè la grande incognita su quali titoli di Stato acquisterà la Bce, senza dimenticare che i Bund tedeschi (quelli con un bond di rating elevato) scarseggiano. Inoltre facendo paragoni americani, il Piano americano di acquisto di QE a differenza di quello europeo venne avviato dalla Federal Reserve in un contesto di abbondante offerta di bond da parte del Tesoro americano.

Ma l’Italia oggi tira un sospiro di sollievo, dopo cinque anni di instabilità politica e di una crisi finanziaria che sembrava non voler cedere il passo.

Maria Teresa Olivieri

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