martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Riforma del Senato a tappe forzate
Pubblicato il 12-02-2015


Quote-rosa-Parlamento

Avanti ad oltranza. Il cammino della Riforma costituzionale del Senato va avanti alla Camera a ritmi forzati con l’obiettivo di chiudere tutto entro la data fatidica di sabato.
Come si trattasse di un decreto in scadenza e non fosse possibile consentire uno slittamento di uno o due giorni, si prosegue tra sedute fiume, che si protraggono fino a notte inoltrata, e i continui stop per consentire le riunioni della capigruppo o placare i tumulti delle opposizioni.

Esauriti i tempi a disposizione dei Gruppi e esauriti anche i tempi aggiuntivi, la strategia adottata dalla minoranza, 5Stelle in testa, è quella di far slittare il più possibile i tempi chiedendo nuove sospensioni e usando tutti i mezzi, compreso l’insulto e il lancio di oggetti, pur di ottenerle.
Il massimo del caos si è verificato la scorsa notte quando, su richiesta del Pd, è stato approvato il proseguimento a oltranza della seduta che ha scatenato un coro di insulti da parte dei pentastellati, degno della peggior curva da stadio, nei confronti della Presidente Boldrini, costringendola a una nuova sospensione.
Un copione che si è ripetuto nella giornata odierna, apertasi con la mancanza del numero legale, e proseguita a singhiozzo con tanti interventi sull’ordine dei lavori, volti a far perdere tempo e con pochissimi voti, tra i quali il via libera al federalismo fiscale.
La mediazione tentata in mattinata con i 5 Stelle sul quorum del referendum è immediatamente fallita, seguita dalla minaccia dei grillini di non garantire l’andamento istituzionale dei lavori.
Ma se è vero che la corsa per “portare a casa il risultato” il più presto possibile appare del tutto ingiustificata è altrettanto vero che le centinaia e centinaia di emendamenti presentati su punti minori hanno un carattere del tutto strumentale.
L’obiettivo è dunque quello di ridurli ai minimi termini, compresi quelli sui quali governo e maggioranza dovrebbero essere d’accordo. È il caso di un emendamento presentato dalla deputata socialista Pia Locatelli, e di quelli analoghi di Sel e dello stesso Pd (poi ritirato), nel quale si chiedeva che “nelle leggi regionali la frase promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive, fosse sostituita con assicurano l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza” e che è stato bocciato dopo il parere negativo del governo, pur raccogliendo voti a favore anche da parte della maggioranza. Bocciatura difficilmente spiegabile dal momento che si chiedeva di mettere in Costituzione quanto già previsto nella nuova legge elettorale approvata in Senato. Modifica tutt’altro che superflua vista la bassissima rappresentanza di donne nei consigli di alcune Regioni.
“Da un Parlamento, che vanta il maggior numero di donne elette dalla nascita della Repubblica e da un Governo per la prima volta paritario – ha commentato la deputata socialista – ci saremmo attese un atteggiamento diverso anzi opposto. Invece i colleghi e purtroppo anche le colleghe del PD, con le quali ho lavorato in sintonia per anni su queste battaglie, pur con qualche eccezione, hanno obbedito alle direttive di partito, piuttosto che compiere un gesto veramente riformatore”.
L’ordine è chiaro, apportare meno modifiche possibile, per accelerare i tempi e rendere più rapida la terza lettura al Senato una volta che Montecitorio avrà licenziato il provvedimento. Un cammino forzato non ricco di insidie, non ultime quelle della minoranza interna al Pd che è tornata ad alzare la voce, forte del venir meno dell’appoggio di Forza Italia dopo la rottura del patto del Nazzareno. Renzi, incurante delle ragioni della sua stessa maggioranza, è però ormai lanciato nella corsa delle riforme e non sembra intenzionato a staccare il piede dall’acceleratore, come se l’obiettivo non fosse quello di approvare una buona riforma, ma di votare una riforma qualsiasi purché venga approvata.

Cecilia Sanmarco

 

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