domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’ASSO PIGLIATUTTO
Pubblicato il 06-02-2015


Renzi-SceltaCivica

Per andare in soccorso della maggioranza, Scelta Civica si è praticamente dissolta con l’ufficializzazione dell’ingresso di otto suoi parlamentari nel Partito Democratico. Un passaggio che avviene alla vigilia del congresso del partito e dopo le sollecitazioni di Matteo Renzi che giovedì, rivolgendosi a Sc, aveva parlato di “approdo comune” e di un “comune cammino per il cambiamento dell’Italia”. Un cambiamento che non muta i numeri della maggioranza nel suo complesso, ma che rafforza ancora il presidente del Consiglio  che un passo alla volta sta fagocitando i suoi alleati.

La parole dell’altro giorno del deputato e membro della segreteria Pd, Ernesto Carbone, sono eloquenti: “È l’ora di farla finita con partiti da zero virgola”.  Il tutto mentre sullo sfondo resta l’interrogativo sul destino del patto del Nazareno. Renzi ripete che “non è un papiro segreto con dentro chissà cosa ma un accordo alla luce del sole su tre punti centrali: innanzitutto, una legge elettorale in grado di dare un vincitore certo, evitare inciuci, eliminare il potere di veto dei partiti piccoli”.  “Se Forza Italia, che ha sempre difeso” il patto sulle riforme, “adesso vuole rimangiarselo, buon appetito. Ho sempre detto – scrive il presidente del consiglio nella sua Enews – che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché i numeri ci sono anche senza di loro. Spero che dentro FI prevalgano buon senso e ragionevolezza”.  E ieri è stato buttato giù un altro pezzo di quel patto in un inesorabile smantellamento progressivo. L’accordo sulle leggi sull’anticorruzione e il falso in bilancio va infatti in questa direzione.

Questo non significa però che Renzi cerchi la rottura. Probabilmente vuole solo imporre la sua agenda. E lo fa tenendo tutti costantemente in tensione. Un messaggio anche per la minoranza interna per far capire che dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale il vero vincitore è Renzi e che la nuova strategia non prevede concessioni. Dal Presidente della Repubblica, al caso del pagamento delle frequenze tv, alla legge elettorale (vedi i cento capilista bloccati come chiede Berlusconi e che invece non vuole l’ex segretario Bersani) o alle riforme costituzionali,  Renzi sembra voler smantellare in progressivo il patto scegliendosi ogni volta avversario di turno da “asfaltare”. Il risultato è l’imposizione a tutti dell’agenda del Pd o, in caso contrario,  di uno scarto che potrebbe portare alle elezioni anticipate.

Una strategia basata sullo sbilanciamento dei rapporti di forza a suo favore. In qualche modo si prepara al dopo mettendo sul tavolo delle riforme che possono essere la base per un futuro programma elettorale. L’obiettivo resta il 2018, ma in caso contrario è meglio prepararsi. Il tutto mentre in Forza Italia le acque restano agitate e il partito sembra annaspare tra lotte intestine e senza una guida. Il 21 febbraio a Roma Fitto riunirà i suoi per iniziare a “esporre le linee guida delle nostre proposte per l’Italia, oltre che per Forza Italia e per il centrodestra”. Un primo passo concreto verso un qualcosa di nuovo in un partito dove non sono mai stati ammessi ne correnti ne dissensi.

Insomma un Renzi sempre più forte in un quadro politico sempre più debole. Un Renzi che diventa il mazziere unico del gioco per mancanza di avversari. L’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani dice di non essere “affatto per un Pd più stretto,  ma sono, se lo si vuole fare più largo, per ragionare politicamente. Non può essere lo spostamento di persone, bisogna dire con trasparenza al Paese che cosa è cambiato nella politica. Dopo di che, se si dice questo, io sono contento che da centro come da sinistra si possa ragionare facendo del Pd un grande partito plurale, grande baricentro democratico del sistema. Un conto – ha aggiunto – sono le scelte di tipo personale, opportunistico, secondo me sempre disdicevoli; un conto è quando c’è un passaggio politico. Perché, in questi giorni, è certamente successo qualcosa, sia dal lato del Pd che dal lato della destra, e credo  che questo  possa consigliare una riflessione sull’assetto politico”.

Ginevra Matiz 

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. RIFONDAZIONE DEMOCRISTIANA A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA !!! Sergio Mattarella Presidente della Repubblica, Matteo Renzi Presidente del Consiglio, Graziano Delrio Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri , Paolo Gentiloni Ministro degli Affari Esteri , Dario Franceschini Ministro dei Beni culturali e Turismo , Rosy Bindi Presidente della Commissione parlamentare Antimafia …………………Non saranno troppi ??? Non sono riusciti a fare una Rifondazione Comunista ma una Rifondazione Democristiana certamente si !!! Ma una cosa è certa, NOI NON MORIREMO DEMOCRISTIANI !!! Fraternamente .Gabriele Martinelli Socialista di Lucca Ps. I miei interventi sono esclusivamente a carattere politico e mai a carattere personale.

  2. Ernesto Carbone per un certo periodo ha fatto l’autista con la sua Smart a Renzi.
    La frase che riporti “ è ora di farla finita con partiti da zero virgola ” dovrebbe riguardare anche il PSI??
    Dobbiamo ipotizzare che sia una convinzione di Carbone o una convinzione comune anche a Renzi maturata ed espressa nell’intimo della smart??
    Carissima Ginevra: non pensi che come socialisti, questo interrogativo dovremmo porlo ufficialmente o con un Editoriale di Nencini o un Fondo del nostro Direttore??
    Ormai il bullismo e l’arroganza sta diventando una prerogativa di questa squadra di aficionados che scimmiotta il principe. Quest’Ernesto per il suo cognome gli fa anche da carta Carbone.
    Spero che o come PSI o come Avanti prenderemo qualche iniziativa in merito. Grazie da Nicola Olanda
    Je suis socialiste

  3. Renzi è l’asso pigliatutto con tutte le sue truppe cammellate.Con l’aggiunta di buona parte di Scelta Civica credo che le cose si complicherano. Al momento va bene tutto, ma quelli sono tutti pezzi importanti e prima o poi ne chiederanno il conto dentro a un PD, che solo con il nuovo Presidente ha trovato la quadra, ma i dissidenti non molleranno la presa. La parabola di Renzi troverà prima o poi la fase discendente e noi dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce e non farci trovare impreparati quando questo potrà capitare.

    • Ernesto Carbone per un certo periodo ha fatto l’autista con la sua Smart a Renzi.
      La frase che riporti “ è ora di farla finita con partiti da zero virgola ” dovrebbe riguardare anche il PSI??
      Dobbiamo ipotizzare che sia una convinzione di Carbone o una convinzione comune anche a Renzi maturata ed espressa nell’intimo della smart??
      Carissima Ginevra: non pensi che come socialisti, questo interrogativo dovremmo porlo ufficialmente o con un Editoriale di Nencini o un Fondo del nostro Direttore??
      Ormai il bullismo e l’arroganza sta diventando una prerogativa di questa squadra di aficionados che scimmiotta il principe. Quest’Ernesto per il suo cognome gli fa anche da carta Carbone.
      Spero che o come PSI o come Avanti prenderemo qualche iniziativa in merito. Grazie da Nicola Olanda
      Je suis socialiste

  4. Titola bene stamani l’Avantionline: “L’Asso pigliatutto”, riferendosi al Renzi segretario del PD e Capo del Governo di cui siamo alleati fedeli (anche troppo). Ormai il PD è diventato il polo di attrazione di tutti e di tanti, indipendentemente dall’azione politica e di governo che sta facendo. Detto questo voglio fare un’analisi su ciò che è il PD, da quello che ho conosciuto (ne sono stato un “socio fondatore”) a ciò che è diventato, alle ragioni per cui sostenerlo. Quando nacque il progetto del PD, lo sappiamo doveva essere una forza ampia, maggioritaria, che raccoglieva la tradizione democratica del Paese, doveva essere il frutto di una maturazione politica avvenuta al’interno dei partiti allora presenti e superstiti della Prima Repubblica, doveva insomma essere il soggetto plurale nuovo, nato da un comune sentire delle forze storiche del centro-sinistra (con la lineetta) italiano. In realtà nacque male, sommatoria di ex democristiani e comunisti, senza idealità, ma semplicemente un partitone dove ciascuno manteneva le sue storie e le sue identità spesso contrastanti tra loro e difficilmente convergenti, se non per il mantenimento dello status quo legato al potere in mano di pochi. Molti che come me avevano una casa alle spalle, tornarono a quella che era la provenienza originaria, altri abbandonarono la vicenda, altri ancora si rifugiarono altrove, altri, forse i più, “opportunamente” subodorando, restarono, così mantenendo la poltrona sotto il sedere e ottenendo qualche incarico o prebenda a fronte di un silenzioso adeguamento al modus operandi. Partito comunque spaccato, diviso, in cerca di un’identità mai trovata, la voglia di aderire al PSE (mai però all’Internazionale Socialista) non concretizzatasi pur dichiarandosi vicini al socialismo riformista europeo per l’opposizione degli ex margheritini sentimentalmente legati al PPE a cui aderiva invece Berlusconi con la sua Forza Italia e Casini con la sua UDC, fino all’arrivo del sindaco di Firenze che, in un botto solo e senza elezione alcuna, diventa segretario del Partito, Capo del Governo, fa aderire (ma solo di facciata per le europee) il partitone al socialismo europeo sostenendo Schulz, e inizia la campagna acquisti tra i deputati delle opposizioni e del centro, dividendo ancora in casa propria. Arrivano tutti: ex grillini pentiti, qualche ex forzista, ex vendoliani, ex, ex, ex, fino, in ultimo, i montiani di Scelta Civica e dove approderà, forse, anche quel Benedetto Della vedova, già radicale, poi di FI, poi di Fini e ora montiano. Cos’è diventato oggi il PD? Un contenitore di idee dalla destra alla sinistra, senza un’identificazione precisa: non può essere più comunista (caduto il Muro di Berlino, spariti i comunisti in Italia, diventati falsamente socialdemocratici), non è completamente democristiano (proprio per la presenta residuale di diversi ex comunisti), non è certamente socialista, visto dove guarda e a cosa guarda, non è sicuramente di sinistra riformista, ma non è nemmeno completamente di destra, per quanto aperto al liberalismo che tanto piace a Berlusconi. Unica cosa di cui son certo, non è fascista (e non è poco di questi tempi). Dunque è un partito non partito, un insieme di anime accumunate dalla voglia di impossessarsi di tutto: “abbiamo i numeri” dice il capo banda, l'”asso pigliatutto”, “possiamo fare a meno dei piccolini” (come noi socialisti), “ve ne farete una ragione”, frasi che tanto evocano presuntuosi dittatorelli sudamericani. E la sinistra? quella socialdemocratica, riformista europea, quella vera? che fine ha fatto? E’ morta dentro il PD delegando a Renzi il tutto, oppure, come penso ha ancora l’orgoglio e la voglia di esserci? Io dico di si. Avanti Compagni!!!

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