lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Responsabilità civile magistrati, intervista a Enrico Buemi su “Il garantista”
Pubblicato il 24-02-2015


Intervista a Enrico Buemi, il senatore che ha proposto la riforma. “Toghe, chi sbaglia paga ma non ce l’ho con loro”

di Errico Novi da “Il garantista” del 24 febbraio 2015

E’ tra i refrain della legislatura: “La riforma della giustizia è al palo”. Sarà. Intanto già stasera potrebbe diventare legge un pezzo di riforma sorprendente, quello che aggiorna le norme sulla responsabilità civile dei magistrati.

Si interviene sulla controversa legge Vassalli, con cui nel 1988 si tentò di rispondere alla sollecitazione di un referendum. Quella disciplina vive da più di 26 anni con risultati ridicoli: sono arrivate a sentenza definitiva meno di dieci azioni contro giudici o pm intraprese da cittadini danneggiati. Andrebbe riconosciuto dunque come l’imminente via libera di Montecitorio – stasera o domattina – rappresenti un successo per il ministro della Giustizia. Che a sua volta deve ringraziare molto un senatore socialista, piemontese e tenacissimo: Enrico Buemi. E’ lui il primo firmatario della proposta di legge da cui è partito tutto, e che sta per ottenere il sì definitivo.

Un impianto che a Palazzo Madama è stato preferito allo stesso ddl governativo, e che il guardasigilli si è adattato a emendare. «Se il ministro mi ringrazia? Be’, per la verità quando ci sentiamo ci sfottiamo a vicenda»,dice Buemi, «ma tra noi c’è stata da subito convergenza di obiettivi. Siamo stati sempre d’accordo sull’impostazione di fondo. Quando si è trattato di accettare un compromesso su alcuni passaggi io non mi sono opposto. E alla fine ho detto in aula di apprezzare molto il risultato finale».

Cambiano davvero le cose, con questa legge, senatore Buemi?

Ripeto, c’è stato qualche compromesso, in particolare sulla mia proposta di obbligare i magistrati a motivare il loro discostarsi dalla giurisprudenza nazionale. Ma abbiamo innanzitutto eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi, che aveva di fatto impedito il funzionamento della Vassalli. E poi è stata meglio puntualizzata la definizione della colpa grave, di cui il magistrato può essere chiamato a rispondere.

La percentuale che un magistrato può essere chiamato a risarcire allo Stato non è aumentata di molto.

No, ma l’importante è che una sanzione ci sia, almeno nei casi di maggiore rilevanza in cui un cittadino sente di essere stato privato dei suoi diritti. E comunque non è vero che un magistrato può sentirsi intimidito dall’azione proposta contro di lui. Il cittadino propone l’azione nei confronti dello Stato, che difende il magistrato.

Niente responsabilità diretta.

Appunto. E solo nel momento in cui lo Stato accerta, attraverso un altro magistrato che giudica il ricorso, un comportamento non conforme alla legge, ha il diritto-dovere di rivalersi almeno parzialmente sul giudice o sul pm che ha commesso l’errore. Noi abbiamo reso effettivo l’obbligo alla rivalsa, che nella Vassalli era sfumato.

Ma non c’è responsabilità del magistrato per interpretazioni eccentriche della legge nazionale.

E sì, il compromesso è qui. Nel caso del diritto europeo, le sentenze della Corte dei diritti dell’uomo diventano dirimenti. Non è così per i giudizi della Cassazione a sezioni unite. Ma la mediazione è sempre necessaria.

L’Anm è comunque sul piede di guerra.

Ecco, infatti: basta guardare alla reazione dell’Associazione magistrati per rendersi conto che questa riforma non è un restyling. Hanno scartato l’idea dello sciopero solo perché si rendono conto che è impopolare, che agli occhi dell’opinione pubblica la legge è uguale per tutti e tutti, se sbagliano, devono pagare.

Un cittadino potrebbe obiettarle: sarà pur sempre un magistrato a giudicare l’errore del suo collega, perché illudersi?

Dobbiamo attribuire al magistrato la capacità di essere terzo anche nei confronti di un suo collega. Altrimenti bisognerebbe mettere in discussione tutto il nostro ordinamento, cosa che non sarebbe giusta. E poi anche il giudice che valuta l’errore del collega è sottoposto a sua volta ai gradi successivi di giudizio e in ultima analisi al Csm, al procuratore generale e al guardasigilli nei casi di comportamenti gravi.

Non ci vorrebbe un’Alta corte separata dal Csm a cui attribuire i procedimenti disciplinari delle toghe?

Ci sono varie possibili soluzioni. Io ho proposto di definire una griglia di ammissibilità per poter diventare membro del Csm, dopodiché si sceglie per sorteggio tra chi ha i requisiti. Solo così spezziamo il rapporto clientelare, corporativo, che si stabilisce nel Consiglio superiore con l’attuale organizzazione.

Difficilmente passerà.

Ma intanto il concetto comincia a farsi strada: per gli organismi terzi, le istituzioni terze, vanno semplicemente stabiliti i requisiti di base e poi, per dare autonomia all’istituzione, si deve procedere con meccanismi diversi dall’elezione. E’ la ratio di un’altra mia proposta di legge, che ho presentato sulla governance della Rai.

E’ il tema del giorno.

Lo vede che dietro c’è sempre una mia proposta?

Battuta regolare. Lei è il senatore più odiato dai magistrati?

Non credo, mi batto perché in Italia si affermi il principio di legalità. Chi è in buona fede capisce che la mia battaglia non è contro i magistrati ma per la giustizia giusta. Che passa anche per l’uguaglianza davanti alla legge. Non ho niente contro le toghe, costituiscono un presidio fondamentale. Ma i cittadini che chiedono di veder ripristinati i loro diritti non devono mai avere la sensazione di trovarsi di fronte a un’istituzione distratta. O magari connivente con i potenti e spietata con i deboli.

Non gliela faranno pagare, insomma.

Ma su. Chi segue il mio modo di fare il parlamentare vede che ho a cuore le garanzie, lo sanno gli stessi colleghi senatori che provengono dalla magistratura. Chi ha onestà intellettuale sa leggere i dati e capisce che non esiste un istituto con un rilievo statistico più insignificante della legge Vassalli. Dovremmo credere che c’è la perfezione, nei comportamenti dei giudici. Invece ci sono azioni penali che dimostrano come quel corpo non sia immune da comportamenti illeciti. Ma non c’è alcuna lesione all’autonomia e indipendenza, alcun attacco: i magistrati continuano a essere giudicati da altri magistrati, con tutte le garanzie previste per gli altri cittadini.

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