domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ronconi e l’indimenticabile
genialità del suo
“Orlando Furioso”
Pubblicato il 23-02-2015


Ronconi-melato-orlando-furioso

Ho incontrato Luca Ronconi un paio di anni fa, in occasione della conferenza stampa per la presentazione della stagione 2013-2014 del Piccolo Teatro.

In quel periodo vivevo a Milano e quel 15 maggio avevo una vera e propria “mission” da compiere: consegnare un biglietto autografo di mio padre direttamente al grande regista.

Per la prima volta la conferenza si sarebbe svolta al Teatro Studio anziché al Piccolo di Via Rovello; era da pochissimo tempo scomparsa Mariangela Melato e la sala, in memoria della grande attrice, era stata intitolata a lei.

Lo spazio cominciava a riempirsi di persone, alcuni si salutavano amichevolmente, altri erano presi a correggere i propri appunti, altri erano al cellulare, altri ancora si davano da fare per organizzare l’evento al meglio.

Riconobbi Ronconi in un piccolo gruppo di persone, vicino alla tavola destinata ai partecipanti alla conferenza stampa. Mi fece fare qualche minuto di “anticamera” per poi sorridermi e concedermi la parola. Mi presentai e gli consegnai il biglietto di papà che lesse immediatamente:

“Caro Luca, ho letto con piacere il bell’elogio di Paolo Isotta per i tuoi ottant’anni. Noi ci siamo incontrati con l’Orlando televisivo che proprio in questi giorni ho rivisto nell’edizione pubblicata dal Corriere della Sera in memoria di Mariangela Melato. Un miracolo di genialità. Quegli anni rispondono ai migliori della mia vita e spesso ricorrono nei miei pensieri. Non posso che unire i miei complimenti ai molti che avrai già ricevuto e augurarti tanti anni ancora di lavoro e di successi. Franco Gerardi”

Ronconi fu molto contento del biglietto e disse sottovoce: “Già… l’Orlando Furioso… è passata una vita…”. Mi sembrò che mi guardasse senza vedermi, come se cercasse di ripercorrere velocemente le atmosfere, gli avvenimenti, i personaggi e l’intera esperienza che portò alla creazione di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. I suoi occhi si fecero improvvisamente nostalgici e colmi di tenerezza infinita.

Si riprese velocemente e sorridendomi di nuovo, mi ringraziò e mi congedò.

Posso unire a questo ricordo personale del grande regista, qualche piccolo aneddoto che papà, che fu con Bruno Paolinelli il produttore esecutivo dell’Orlando Furioso televisivo, mi raccontava spesso di quell’esperienza. La scelta di un cast straordinario, con una Ottavia Piccolo giovanissima, lo spostamento continuo della troupe dagli interni del Palazzo Farnese di Caprarola, alle Terme di Caracalla, al Teatro Farnese e al Palazzo della Pilotta di Parma, la magia dei costumi, le difficoltà nel doppiaggio e poi nel montaggio di alcune scene.

Tuttavia un racconto prevaleva sugli altri. Quello di Ronconi che davanti alla telecamera, con tutti i macchinisti pronti, gli attori e le comparse già truccati e in costume, si bloccava e si metteva a pensare a come poter girare quella scena. Poi si alzava e salutando tutti diceva ad alta voce: “Oggi non si gira”. Forse non gli era venuta “l’ispirazione” o non c’era la luce che avrebbe voluto. A quel punto il produttore si strappava i capelli e si allontanava infuriato… un’altra giornata da pagare senza aver girato nemmeno un minuto!

Ma nonostante tutto, mio padre aveva capito che si trattava di un regista geniale che avrebbe creato un’opera unica nel suo genere, assolutamente innovativa, e che sarebbe presto stata considerata unanimemente come “il prodotto di più alta levatura artistica mai realizzato in tutta la storia della televisione italiana”.

Karen Odrobna Gerardi

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